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CRISI REGIONE FRIULI VENEZIA GIULIA
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blog sullo sciopero dei portuali dell'aprile 2008 |
SITO DEL FORUM FERRIERA
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blog con i risultati delle inchieste fatte a Trieste |
Le
foto e gli articoli
della rassegna stampa presenti su www.triesteexpo2008.it sono state in
larga parte prese da Internet,e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione - indirizzo e-mail lavorotrieste@libero.it, che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini e degli articoli utilizzati. |
| sito a cura della Commissione Lavoro Federazione di Trieste Partito della Rifondazione Comunista |
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IL NOME DI QUESTO SITO DERIVA DAL PROGETTO DI SVOLGERE A TRIESTE L'EXPO 2008 .... ....siamo nel 2009 e l'EXPO 2008 si è gia concluso a Saragozza...
...il prossimo sarà a Milano.....
![]() Liberazione 20 giugno
2008 Sabato manifestazione degli
ambientalisti contro l´Expo Foto Alessandro Delfanti Alessandro Delfanti Saragoza In un tripudio di fuochi
d'artificio, alla presenza del re di Spagna e di Zapatero, la settimana scorsa
ha inaugurato l'Esposizione internazionale di Saragozza. Da vetrina
dell'innovazione tecnologica, quale erano gli Expo del passato, oggi
l'esposizione si è trasformata in un parco a tema. Nel 2015, l'Esposizione
universale di Milano parlerà di "Nutrire il pianeta", mentre
quest'anno la capitale aragonese (che ha battuto le candidature di Salonicco e
Trieste) ha scelto il tema dell'acqua e del suo uso sostenibile. Per celebrare l'acqua, ha
costruito sulla riva del fiume Ebro - che scorre nel mezzo della città - un
complesso di edifici futuristici e di parchi che, secondo le parole del sindaco
e delle autorità aragonesi, tutte a guida Psoe, «proietteranno Saragozza nel
mondo» rendendola una destinazione turistica e culturale di livello
internazionale. Di certo il flusso di visitatori dell'Expo nei suoi tre mesi di
apertura sarà elevato. Dopo - è quello che si chiedono tutti - cosa ne sarà
delle opere mastodontiche per cui la città si è indebitata per trent'anni,
arrivando a un passivo di quasi 700 milioni di euro? A Saragozza non tutta la
cittadinanza è d'accordo con la visione ottimista dei politici: la gran parte
dei movimenti ecologisti e di sinistra si è schierata con l'assemblea Expo No,
che critica la gestione dell'esposizione sin dal principio ed è riuscita a
portare dalla sua anche alcune associazioni ambientaliste che in principio
partecipavano al percorso che ha portato all'esposizione. L'assemblea Expo No
ha tenuto un corteo piuttosto partecipato in contemporanea con l'apertura del
"recinto" della manifestazione. Le critiche sono diverse. La prima,
la più ovvia, è quella che denuncia la speculazione che ha dirottato fondi Expo
sul mattone. Le banche, finanziatrici dell'esposizione, hanno avuto in cambio del
loro appoggio concessioni di terreni a basso costo, con cambi di destinazione
d'uso ad hoc che li hanno trasformati in terreni edificabili. Il risultato sono
interi nuovi quartieri residenziali, che hanno aumentato a dismisura il
perimetro di una città con 50.000 appartamenti sfitti e che obbligano gli
abitanti a muoversi in automobile. E l'arrivo di un flusso enorme di denaro
pubblico nelle tasche dei privati. Poi si comincia a parlare di
sostenibilità: nelle pratiche concrete di gestione delle risorse idriche di
Saragozza, l'Expo si è dimostrato tutt'altro che sostenibile. Come sostiene
Elvira del gruppo Ecologistas en Acciòn, «la zona alluvionale della riva
sinistra dell'Ebro, vicinissima alla città, è stata cementificata eliminando
gli orti e i pantani che facevano parte dell'ambiente fluviale. Inoltre, nella
parte che scorre dentro alla città il Rio Ebro ha subito diversi interventi: è
stata tagliata la vegetazione spontanea che cresceva sulle sue rive a pochi
passi dalla centrale Plaza del Pilar». Si è costruita una diga a valle del
centro città per aumentare il livello dell'acqua di un fiume che in estate si
può attraversare a piedi, e si è dragato il fondale creando un canale
artificiale in cui far passare i traghetti turistici che il comune ha voluto
per sottolineare il sogno di una città visitata dai turisti di tutto il mondo. I movimenti lamentano anche
un'idea di sostenibilità urbana solo di facciata quando si parla di mobilità,
uno dei temi cruciali delle città di oggi. Il Colectivo Pedalea, attivo da anni
sui temi della mobilità cittadina, ci racconta di come «sono stati costruiti
pochi chilometri di piste ciclabili, concentrate solo attorno al recinto
dell'esposizione e quindi inutili per chi, alla fine della festa, dovrà andare
a lavorare, muoversi e vivere la città. Però, sono aumentati i parcheggi, sono
state costruite nuove tangenziali, la stazione è stata spostata in una
posizione lontana dal centro città (ma vicina all'Expo) e raggiungibile solo in
auto, anche a causa del ritardo nella riorganizzazione dei servizi pubblici».
Dalla stazione, certo, parte una teleferica che conduce alle strutture
predisposte attraversando il fiume, monumento allo spreco che nelle intenzioni
dei costruttori deve pubblicizzare le stazioni sciistiche dei Pirenei ma che
corre il serio rischio di restare senza passeggeri, come già accadeva nei
giorni dell'inaugurazione. Aumentano le automobili insomma, mentre «per i mezzi
di trasporto alternativi non si fa nulla». Il corteo di sabato scorso,
che non avrà nessun effetto concreto se non quello di rimarcare che non tutta
la cittadinanza è d'accordo, attraversava barrios poveri che dal
"despilfarro", l'enorme spreco di denaro pubblico, hanno ricevuto
solo tagli alle spese sociali (fino all'80% in alcune aree). Per non parlare
dell'aumento sproporzionato delle forze di polizia, che oltre a vigilare sulla
manifestazione si stanno dedicando anche alla normalizzazione dei quartieri più
degradati. Anche di questo parla il
documento prodotto dalla Cgt, sindacato che, a differenza di Commision Obreras
e Ugt, si è chiamato fuori dal coro delle voci incondizionatamente a favore.
L'Expo, oltre a rappresentare un bacino enorme di sfruttamento di lavoro
precario e malpagato, causerà a breve 30.000 licenziamenti, con il benestare dei
sindacati che hanno scelto di appoggiare la scelta di far arrivare nuove
possibilità di lavoro in città, anche se temporanee e precarie. Lo ribadiscono
anche gli attivisti di Accion Sindacal, un gruppo che ha seguito da vicino i
problemi legati alle trasformazioni del lavoro e che teme che «questi
lavoratori, una volta licenziati, verranno usati come manodopera a basso costo
per costruire la Gran Scala, un progetto per un mega parco di divertimenti con
32 casinò, una Las Vegas nel deserto aragonese». Gli occhi della popolazione
sono insomma rivolti anche al futuro, quando la fine dell'Expo lascerà una
città mutata in profondità e con sogni di grandezza che, per ora, non
convincono tutti i suoi abitanti. | IL BILANCIO ECONOMICO DELL'EXPO DI SARAGOZZA Expo Saragozza si chiude in rosso di 30 milioni e oltre un milione di visitatori in meno del previsto Cattive
notizie da Saragozza. A due giorni dalla chiusura dell' Expo tematica
dedicata a «L' acqua e lo sviluppo sostenibile», il
bilancio della manifestazione spagnola è in profondo rosso: un
milione e mezzo di visitatori in meno rispetto alle previsioni e circa
30 milioni di euro di perdite. Un flop che suona da monito per Milano
2015. Inaugurata con grande pompa a metà giugno, sull' insieme
del progetto (comprese cioè nuove infrastrutture aeroportuali,
stradali, ferroviarie e acquatiche sul fiume Ebro) sono stati investiti
2,5 miliardi di euro, e sul recinto della mostra circa un miliardo. Il
30 per cento più del previsto, nota ora la stampa spagnola,
mentre in vista della fine dell' evento non tutte le grandi strutture e
padiglioni dell' Expo sono stati venduti. Che al posto dell' Expo possa
restare un mare di stanzoni vuoti preoccupa non poco gli amministratori
locali del capoluogo aragonese, perché se non si riuscirà
a a riconvertire il complesso in un grande parco
scientifico-industriale, i progetti di sviluppo della città
potrebbero risentirne fortemente.
Secondo il giornale di Madrid El Economista, ancora non ci sono state offerte per il padiglione più importante della mostra, quello della Spagna, costruito da tre società: Acciona (per 55 milioni di euro), Acs (60 milioni) e Ohl (50 milioni). La vicepremier Maria Teresa Fernandez de la Vega ha cercato di minimizzare: «Più di cinque milioni di visitatori è una cifra molto soddisfacente, va oltre le previsioni che erano state fatte». Peccato che non sia vero: l' organizzazione puntava su 6 milioni e mezzo di turisti, l' Ufficio del turismo su sette milioni, e i media locali, senza badare a sensazionalismi, parlavano di sette milioni e mezzo. La vice di José Luis Zapatero ha anche assicurato che le strutture dell' Expo ospiteranno un Istituto di ricerca sul cambiamento climatico: potrebbe occupare il padiglione spagnolo evitando così almeno di lasciare in stato di abbandono l' edificio più simbolico dell' Expo. fonte: (13 settembre 2008) - Corriere della Sera |
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