| MARTEDÌ, 04 AGOSTO 2009 Pagina 10 - Regione «Un commissario per i porti di Trieste e Monfalcone» Compare in Senato una proposta di legge che abolisce l’Autorità portuale retta da Boniciolli COINVOLTA GENOVA Sarebbe stata tratteggiata da Maurizio Maresca e sostenuta dal senatore Giulio Camber Nominato dal Capo del governo avrebbe potere anche sui terminal logistici di Fernetti, Gorizia e Cervignano IL BLITZ TENTATO ________________________________________ di SILVIO MARANZANA TRIESTE Un golpe per far saltare il presidente Claudio Boniciolli abolendo la stessa Autorità portuale di Trieste. Secondo vasti settori politici del centrosinistra e manager portuali di rilievo sarebbe stato sventato nei giorni scorsi un tentativo di questo genere, ma altri stanno per essere portati. È questa la lettura che viene data al testo di legge che è circolato in Senato, oltre che in alcuni ambienti cittadini, per la creazione di due Piattaforme logistico-portuali a Trieste e a Genova con tutti i poteri conferiti a due Commissari straordinari nominati dal Presidente del consiglio che dovrebbero insediarsi nelle due Prefetture. A quello di Trieste dovrebbero far capo non solo terminal portuali di Trieste e di Monfalcone, ma anche i terminal retroportuali delle province di Trieste, Gorizia e Udine (sostanzialmente Fernetti, Sdag e interporto di Cervignano) e le infrastrutture di corridoio nell’area fra Trieste, Monfalcone, Gorizia e Udine e connesse. «I Commissari si avvalgono della struttura e del personale delle amministrazioni interessate - si legge nel comma 6 dell’articolo 3 - di cui esercitano i poteri sostitutivi». Secondo il sito web specializzato ”Shippingonline”, «una buona idea viene gettata al vento per la volontà del centrodestra di mettere le mani su quel che resta dei porti e in particolare a Trieste, mentre lo stesso presidente Merlo sarebbe stato nominato commissario a Genova». L’obiettivo verrebbe fallito perché il testo di legge è definito «astruso, incomprensibile, difficilmente approvabile». Doveva essere il Documento di programmazione economico finanziaria 2009 a prevedere che le due Piattaforme logistico-portuali di Genova e Trieste vengano regolate da una normativa ad hoc. «Ma così non è stato - spiega Marco Filippi, capogruppo del Pd nella Commissione Lavori pubblici del Senato - e nel Dpef si fa solo genericamente accenno a porti-corridoio». «Ma non tutti gli assalti sono stati sventati - fa rilevare lo stesso Boniciolli - perché quel testo potrebbe essere presentato come maxiemendamento nell’ambito della legge di riforma sui porti in discussione alla Commissione del Senato». «Sono stato io a rivelare in Commissione l’esistenza di questa incredibile proposta - spiega Filippi - non porta la firma di alcun senatore, ma può essere definita un suggerimento che arriva da ambienti contigui al governo. Lo stesso presidente della Commissione, il forzista Luigi Grillo, si è dichiarato contrario, forse perché gli conveniva così». Nel corso della seduta di pochi giorni fa del Comitato ristretto della Commissione in cui è stata discussa l’audizione verbalizzata del Ministro delle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli, il principale intervento a favore delle due Piattaforme logistiche è stato fatto dal senatore triestino Giulio Camber che ha affermato che «i porti di sbocco dei corridoi ferroviari devono svolgere un ruolo strategico. Genova e Trieste - ha detto Camber - sono naturalmente dei porti-corridoi e in quanto tali richiedono un trattamento diverso dagli altri scali. L’Italia ha bisogno di captare traffici nuovi dai porti del Nord Europa e l’unico modo per farlo è realizzare le Piattaforme logistiche al servizio dell’Adriatico e del Tirreno». «Bisogna collegare sia per governance sia per strumenti finanziari - lo ha spalleggiato il senatore Enrico Musso, anch’egli del Pdl - il nodo portuale in senso stretto con la possibilità di sviluppare piattaforme e tutti i relativi collegamenti». Il testo di legge, che alcuni dicono essere stato tratteggiato da Maurizio Maresca, professore universitario a Udine ex presidente dell’Autorità portuale di Trieste e recentemente nominato da Pierluigi Maneschi presidente della Compagnia portuale di Monfalcone, reca il titolo ”Misure per l’intermodalità e l’adempimento degli obblighi comunitari in materia di corridoi”. L’articolo 1 individua le Piattaforme logistiche del Nord Tirreno e del Nord Adriatico. Nel NordEst si fa riferimento al Molo VIII, al Molo VII e a un nuovo terminale da realizzare nel porto di Monfalcone, ai terminali retroportuali collocati nelle province di Gorizia, Udine, Trieste, alle infrastrutture di corridoio nell’area fra Trieste, Monfalcone, Gorizia, Udine e connesse. L’articolo 2 riguarda la Modifica degli strumenti urbanistici e di piano vigenti. L’articolo 3 (Compiti e poteri dei Commissari) sottolinea che ”i Commissari si sostituiscono alle amministrazioni locali e nazionali e agli organismi di diritto pubblico allo scopo di garantire l’attuazione delle Piattaforme logistiche”. In questo ambito si prevede anche che «adottino le migliori misure, d’intesa con l’Agenzia delle Dogane, per attuare l’integrazione del sistema doganale anche modificando i regimi di Punto franco o di Zona franca in funzione della promozione dei traffici». Un comma questo evidentemente studiato in particolare per Trieste che intende spostare una porzione di Punto franco dal Porto Vecchio a Fernetti. L’atto di aggiudicazione da parte dei Commissari per la progettazione, realizzazione e gestione delle infrastrutture - si prevede ancora nel testo di legge - sostituisce tutte le approvazioni e i pareri oggi necessari, compresa la verifica dell’interesse archeologico. |