MARTEDÌ, 04 AGOSTO 2009
 
Pagina 10 - Regione
 
IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE
 
Grillo (Pdl): «Così com’è non può essere accolta»
 
Nerli (Assoporti): «Ipotesi assurda per rovesciare l’Authority triestina»
 
E il sindaco Dipiazza si riserva di consultare alcuni tecnici e esperti: «Vanno soppesati vantaggi e svantaggi»
 
 
 
 

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TRIESTE «Non ritengo che la proposta dei porti-corridoio possa essere accolta così come viene prospettata nel testo che è circolato per il semplice motivo che prevede regimi speciali e di favore per i porti di Trieste e di Genova. Se passasse, tutti gli altri scali d’Italia si rivolterebbero». Lo ha dichiarato ieri sera al ”Piccolo” il senatore Luigi Grillo (Pdl), presidente della Commissione Lavori pubblici del Senato incaricata dal Ministro dellle Infrastrutture e Trasporti Altero Matteoli di fornire indicazioni utili al disegno di legge governativo per la riforma dei porti. «Stiamo comunque studiando una norma generale - ha aggiunto Grillo - che possa venir proficuamente utilizzata da Trieste, ma non vi sarà alcun supercommissario, bensì rimarranno l’Autorità portuale e il suo presidente».
Luigi Nerli, presidente di Assoporti l’associazione che riunisce le Autorità portuali e una serie di Camere di commercio, va giù duro contro «l’estemporanea ipotesi di creare dei fantomatici porti-corridoio dietro cui si mascherano i tentativi di commissariamento di due delle maggiori realtà portuali italiane, Genova e Trieste. I due supercommissari ipotizzati - ha aggiunto ieri - sostanzialmente esautorerebbero due presidenti di Autorità portuali, quattro ministri e i Sovrintendenti artistici. Sarebbero dei Bertolaso alla decima potenza. Sembra chiaro che per questo Governo - ha concluso Nerli - la portualità non costituisce né una priorità, né una risorsa, ma semplicemente un territorio buono per stravaganze di ogni genere».
«Se veramente i porti di Trieste e di Genova hanno bisogno di interventi eccezionali - ha replicato il presidente dell’Authority triestina Claudio Boniciolli - allora si possono dare poteri straordinari alle rispettive Autorità portuali, così come ad esempio il Governo ha già fatto con il Comune di Milano nella prospettiva dell’Expo».
Non se la sente invece di dare un giudizio sulla proposta il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. «Oggi - ha commentato - farò un approfondimento con degli esperti dopo averne ieri brevemente parlato con Boniciolli, perché il testo è molto tecnico e al di là della liceità o meno dal punto di vista giuridico, non mi è chiaro quali potrebbero essere con un supercommissario al posto del presidente dell’Authority i vantaggi e quali gli eventuali svantaggi».
«Dobbiamo ora vigilare - ha affermato Filippi, capogruppo Pd in Commissione Senato - affinché non ci ritentino, perché la proposta non rispunti nel prosieguo del dibattito sulla legge di riforma in cui vi sono ancora tre punti essenziali su cui trovare un riavvicinamento tra maggioranza e opposizione: i meccanismi di nomina dei presidenti delle Autorità portuali, la regolazione della manodopera all’interno dei porti, la sdemanializzazione delle aree portuali non più adibite ai traffici».
Quel che è certo è che il numero delle Autorità portuali non verrà ridotto nonostante i primi proclami del ministro Matteoli che intendeva portarle a una decina. «Ma è un falso problema - ha sostenuto Nerli - perché sono soltanto 23 mentre i porti in Italia sono 160. In Spagna le Autorità portuali sono 28, da noi sono meno degli aeroporti. Hanno complessivamente solo 1.250 dipendenti, producono utili e non debiti: ridurle non avrebbe alcun senso». (s.m.)