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Non siamo qui oggi a denunciare l’ennesimo incidente sul lavoro, l’ulteriore
privatizzazione o ristrutturazione con conseguente perdita di occupazione o
l’ultimo piano industriale che non promette niente di buono. Non smetteremo di
denunciare quanto il lavoro sia precarizzato, insicuro e poco pagato. Siamo
stanchi di constatare quanto poco i lavoratori contino nelle scelte generali e
quanto piuttosto siano considerati solo una merce tra le merci, un prezzo da
trattare al ribasso.
Il nostro intervento di oggi vuole contribuire a costruire una
strategia di uscita vincente da questa situazione immobile. Proponiamo di
chiudere definitivamente il periodo dei lamenti e dei mugugni, di cominciare a
delineare assieme il passaggio dalla resistenza all’azione, dalla presa di
coscienza alla conquista dei nuovi diritti.
Partiamo dai dati del TFR
pubblicati dal SOLE 24 ore
Per affermare che le
dichiarazioni di Montezemolo sono fuori da ogni verifica se il 19% ha aderito e
almeno il 59% ha dichiarato di voler
lasciare il TFR in azienda.
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7.656.376
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bacino potenziale
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6.195.586
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1.088.023
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iscritti a fine 2006
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14,21
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%
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372.767
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iscritti nel periodo
gennaio-giugno 2007
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4,87
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%
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1.460.790
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totale adesioni giugno 2007
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19,08
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%
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Capitolo pensioni: governo o
lotta sociale, tutte e due . Non bastano alla prova dei fatti il governo e il
programma, ciò che conta è il rapporto all’interno della produzione.
Chi poteva onestamente criticare
la piattaforma per lo sviluppo industriale di Trieste della fine 2004 ? Chi
poteva affermare con certezza che non avrebbe portato risultati ? Oggi, luglio
2007, di fronte ad esempio alla questione Ferriera e da li che bisogna
ripartire, da un progetto per il territorio.
Eppure ogni mattina anche in
assenza di grandi insediamenti industriali migliaia e migliaia di
cittadini-lavoratori iniziano il loro lavoro. Che cosa producono ? Quali sono
le merci e i profitti che quest’area produce ? Qual è il contributo di questa
Provincia al Prodotto Interno Lordo ? Da questo “produrre” si crea il valore che
il padrone, l’impresa, il capitalista ruba, estorce, sottrae e poi chiama il
legittimo profitto.
Per non parlare poi della ricerca
e dell’innovazione e delle ricadute sulle imprese e sul territorio. E’
comunemente risaputo, ma non viene mai ricordato, che la maggioranza degli
studi effettuati nel campo della Fisica ( centro di Fisica Teorica) , nel campo
delle particelle e dei materiali (Sincrotrone) rispondono ad interessi ed
applicazioni militari sconosciuti anche agli stessi ricercatori. Ora sono gli
industriali a pretendere ricadute positive per le imprese (coi soldi di tutti),
a quando ricadute positive anche per chi lavora? A quando soluzioni per i
ricercatori che lavorano in questo settore e che operano nella “precarietà” e
nella insicurezza ?
Ma veniamo alla definizione del
soggetto che può trasformare l’esistente. Una volta l’operaio sapeva che
facendo sciopero perdeva una parte del salario ma rallentava una produzione e
danneggiava la controparte portandola a più miti consigli nelle trattative.
Blocco della produzione e rivendicazione. Solo per questo motivo ci interessa
sapere cosa si produce e dove sono i profitti nel nostro territorio, per poter
intervenire sulla produzione e vincere la lotta.
I precari, lavoratori di serie B
che alcuni sindacati di categoria trattano con sufficienza, aprendo accordi ad
hoc, riservati a questi figli di un lavoro minore, e così facendo formalmente
riconoscono la loro diversità. La richiesta di uscire subito dalla legge Trenta
e dal pacchetto Treu, di stabilizzare tutti i lavoratori con la fine degli
appalti al massimo ribasso dovrebbe essere il primo punto in tutte le vertenze.
Anche perché l’allargamento del lavoro precario indebolisce tutte le strutture
produttive dall’Insiel al porto, alle cooperative sociali.
Star Hotels, Cover ex-Fissan vanno ad aggiungersi al lungo
elenco delle aziende in crisi nella Provincia di Trieste. Nuovi esuberi, nuove
liste di lavoratori che in modi diversi ricadono nei trattamenti previsti dagli
ammortizzatori sociali ( cassa integrazione, mobilità, ecc)
Veneziani, Demont, UTAT, Meloni,
Olcese, Smolars, trasferimento ASI ROBICON a Monfalcone, DAI TELECOM, Eurand….
quanti di questi lavoratori hanno trovato una ricollocazione tramite lo
sportello per l’impiego provinciale?
Sarebbe bene che nella montagna
di dati prodotti a margine della legge regionale sul Buon Lavoro una
rilevazione specifica venisse dedicata proprio a quanti di questi lavoratori
sono stati riavviati al lavoro tramite lo sportello provinciale!e. Su questo
problema il CLAC attraverso Rifondazione Comunista ha richiesto un confronto
serio sull0’argomento tra le forze del centrosinistra che stanno in Provincia. Per
eventualmente ricollocare i lavoratori della Ferriera che la Lucchini Severstal
vuole spremere fino all’ultimo giorno utile a far profitti, è necessario
impegnarsi da subito: rivendicare un accordo di programma e affrontare il nodo
delle bonifiche.
Grazie alla attenzione costante
dei portuali, alla loro mobilitazione il problema dell’organizzazione del lavoro è ridiventato centrale. Quello strano
meccanismo per cui ai portuali veniva sempre richiesto di rimandare le loro
rivendicazioni a tempi migliori ( che non arrivavano mai) si è finalmente
inceppato.
Il primo passo con l’istituzione dell’art. 17
da parte dell’Autorità portuale comporterà ricadute sull’intera organizzazione
del lavoro a partire dalle tariffe, dalle concessioni per arrivare al nodo
centrale dei diritti dei lavoratori.
Mentre aspettiamo che venga
discussa dal Consiglio comunale di Trieste l’interrogazione presentata sulla
sicurezza del trasporto dei tubi della Sertubi attraverso le vie cittadine
dallo stabilimento all’area del Porto
vecchio, si sono verificati nuovi infortuni in quell’azienda. Proponiamo di
riaprire un dibattito concreto sul ruolo dei rappresentanti dei lavoratori per
la sicurezza (RLS) nei posti di lavoro per metterli nelle condizioni migliori
per operare in questo confronto.(denunciate RLS della Trieste Trasporti)
Sulla Ferriera di
Servola nessuno ha smentito le affermazioni del responsabile nazionale
siderurgia di Rifondazione Comunista che in una conferenza stampa a Trieste ha
affermato che non c’è alcuna indicazione relativa agli investimenti che la
Severstal Lucchini ha intenzione di fare a Trieste nel piano industriale
nazionale. Non stiamo parlando degli investimenti dovuti per mettere a norma lo
stabilimento richiesti dalla magistratura, ma di quelli necessari in una
industria siderurgica che sono completamente assenti nel piano industriale. Va
segnalato che i lavoratori della Ferriera non sono stati capaci fino a qui di
utilizzare al meglio le proteste e le indicazioni che sono arrivate in questi
anni dai comitati dei cittadini e dalle associazioni ambientaliste. Dal 1997 ad
oggi sono stati persi 233 posti di lavoro e non per responsabilità delle
proteste ambientaliste.
Sulla partita delle
privatizzazioni il nostro territorio è interessato dalla vertenza dei
portalettere che si sono mobilitati in sintonia con gli utenti del servizio,
basta ricordare le 10.000 firme raccolte.
A livello regionale c’è la
vendita di Insiel – che vede la contrarietà dei lavoratori e avrà ricadute
locali, come avrà ricadute locali la quotazione in borsa della Fincantieri.
Si tratta di trovare tutti
assieme i modi per invertire la tendenza. Il fallimento della privatizzazione
delle ferrovie britanniche è ormai diventato esempio comune e condiviso dei
danni che sono stati arrecati da quel processo. La proposta dell’assessore
Sonego sul gestore unico per il trasporto regionale su gomma e rotaia potrebbe
unire il danno alla beffa se qualche multinazionale inglese si aggiudicasse la
gara in Friuli Venezia Giulia. Perché non imparare dagli errori altrui invece
di percorrere le stesse strade che sappiamo già dove porteranno ?
Qualsiasi commentatore politico,
su ogni tipo di rivista riconosce che alcuni anni fa c’è stato un intervento
diretto degli imprenditori insoddisfatti dell’ agire politico dei partiti (
Guazzaloca a Bologna , Illy a Trieste, per fare alcuni nomi ed arrivare fino a
Berlusconi) Perché non prevedere che ora
siano i lavoratori a prendere il posto di guida, affermando i loro specifici
interessi?
Ordine del giorno approvato dal
Comitato Politico di Trieste:
“Proponiamo quindi una conferenza
provinciale a inizio ottobre dei lavoratori/lavoratrici aperta ai contributi
che riordini le questioni e raccolga le denunce e che concentri i suoi lavori
sul modo di uscire vincenti dai confronti in atto. Pensiamo ad un percorso di
confronto e ricomposizione tra lavoratori e comitati rispetto alla Ferriera,
pensiamo ad obiettivi comuni tra lavoratori del trasporto pubblico locale e
diritto alla mobilità urbana, pensiamo a evitare il precariato a partire dalle
concentrazioni del porto, dell’Alcatel e dell’Area di Ricerca per ottenere
indicazioni e obiettivi praticabili nel precariato diffuso, pensiamo al diritto
alla salute e alla sicurezza dei lavoratori. Ci proponiamo inoltre di
verificare la possibilità, i vantaggi e gli svantaggi per i lavoratori, di
costruire circoli nei luoghi di lavoro e circoli tematici. Riteniamo necessario
affrontare all’interno della conferenza anche la questione del rapporto tra
informazione/media e il mondo del lavoro.
Commissione lavoro
PRC Trieste
9 luglio 2007
Da
Liberazione 25 luglio 2007
Un invito a
Trieste
Caro
direttore, dopo aver letto su "Liberazione" le interviste e gli
interventi dei compagni Bellofiore e Brancaccio abbiamo pensato di invitarli
dalle pagine del giornale alla conferenza provinciale dei lavoratori e
lavoratrici che stiamo preparando per la fine di settembre. L'invito rivolto in
forma pubblica non è esclusivo ed è esteso a tutti i compagni interessati che
ci possono contattare alla mail lavorotrieste@libero.it. Perché a Trieste?
Perché siamo ai confini del Nordest ma non siamo Nordest, perché siamo una
tappa del corridoio 5 verso l'Est. Perché le delocalizzazioni che abbiamo
subito non vanno in Romania o Bulgaria, ma vanno verso Milano e perfino in
Sardegna. Perché abbiamo aziende dove gli interinali sono il doppio dei
dipendenti diretti. Per un porto Franco internazionale, speculare a Genova come
posizione, ma senza traffici di rilievo. Perché lo stabilimento siderurgico di
Servola rischia la chiusura un giorno si e l'altro pure, sono in discussione
530 posti di lavoro, ma l'azienda finora è riuscita a nascondere le proprie
responsabilità dietro lo scontro tra lavoratori, ambientalisti e cittadini.
Perché c'è la sede centrale della Fincantieri che vogliono quotare in Borsa,
perché vogliono vendere una quota o la totalità dell'azienda informatica
regionale, perché il bilancio delle privatizzazioni realizzate (ex
municipalizzate) si può considerare totalmente negativo, perché c'è da
contrastare il progetto del gestore unico regionale per il trasporto pubblico
locale. Perché la legge regionale denominata del "buon lavoro" si
incaglia nel mancato funzionamento dello sportello per l'impiego provinciale.
Ma anche perché non abbiamo intenzione di fare una conferenza dei
lavoratori/trici per denunciare situazioni che abbiamo analizzato e conosciamo,
ma vogliamo individuare obiettivi, metodi di lotta e forme organizzative
adeguate ad affrontare il confronto in atto.
Commissione lavoro Prc federazione di Trieste
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