FUSIONE ARCELOR SEVERSTAL   rassegna stampa 28-30 maggio 2006  Trieste - Piombino


DOMENICA 29 MAGGIO:  IL TIRRENO

 

Produrre coils non è più un sogno
Dai cassetti rispunta un vecchio piano Usinor per un laminatoio
Le nuove prospettive aperte dall’accordo fra Arcelor e Severstal
PIOMBINO. Lo avevano chiamato “Progetto girasole”, ideato dai tecnici dell’Usinor circa sei anni fa, quando al vertice della Magona era stato chiamato Cristophe Cornier. Del famoso “minimille” ci sono progetti e disegni, rimasti nel cassetto anche a causa delle successive fusione culminate con la nascita di Arcelor. Non era altro che un treno di laminazione che avrebbe permesso di produrre coils grezzi, da laminare, zincare e verniciare poi negli impianti della Magona. I terreni scelti erano all’interno della Lucchini. Ma a quel tempo il cavalier Luigi, che aveva appena ceduto ai francesi il gioiellino Magona, ricevendo in cambio un buon numero di azioni Usinor, era in buonissimi rapporti col partner d’oltralpe.
 Riportare in vita il “Progetto girasole”, abbattere il muro di Portovecchio, che separa la fabbrica che sa fare bene acciaio da quella che ha imparato a dargli valore attraverso un’esperienza centenaria, è oggi qualcosa di più di una speranza. E potrebbe essere la prima di una serie d’importanti sinergie che si potrebbero realizzare tra le due grandi aziende piombinesi dopo l’accordo di fusione tra Arcelor e Severstal che farà nascere il primo gruppo siderurgico del mondo.
 Alexej Mordashov, il magnate russo che si è conquistato in un colpo il 32,2% di Arcelor, già nel luglio dell’anno scorso dal suo quartiere generale di Cheropovets, non solo aveva detto che Piombino sarebbe stata la porta d’Europa di Severstal, ma anche che il suo obiettivo era di espandere la gamma dei prodotti finiti compresi i piatti. La Lucchini Piombino già ora produce bramme, lastroni d’acciaio che ora vengono spediti per 750 mila tonnellate all’anno nello stabilimento Severstal del Michigan, per essere rilavorati e collocati soprattutto nel mercato americano dell’auto. Basterebbe un laminatoio per produrre coils e tutto potrebbe avvenire qui, senza costi di trasporto per Lucchini e per Magona, che ora importa i rotoli dagli impianti spagnoli e francesi di Arcelor.
 All’amministratore delegato del Gruppo Lucchini Giovanni Gillerio ha recentemente confermato che l’obiettivo dell’azienda, nel quadro di un piano decennale, è quello di produrre coils anche a Piombino. Ieri ai sindacati, durante una breve riunione informativa con il direttore Calcagni, è stato chiaramente detto che la fusione può accelerare il progetto.
 Un “minimille” potrebbe occupare un centinaio di persone in più, ma soprattutto procurare grossi risparmi a Magona, oltre ad incrementare la produzione Lucchini.
 Il porto è un altro terreno su cui si potrebbero sviluppare sinergie significative. La Lucchini gestisce in autonomia funzionale il più grande e attrezzato pontile, la Magona, insieme ai portuali, quello della Smeep. Sfruttare meglio spazi, attracchi, noleggio delle navi, senza contare la disponibilità delle materie prime garantite dai russi, potrebbe migliorare l’economia dei due stabilimenti e aprire nuove prospettive alla diversificazione del porto che potrebbe schiudersi meglio a nuovi traffici ed espandersi anche in termini d’occupazione.
 Sogni? Forse no. Arcelor ha sempre guardato più alla qualità delle produzioni che ai volumi mantenendo un sufficiente rapporto con i problemi del territorio. La Severstal di Mordashov, anche se finora a parole, ha dichiarato di voler procedere nella stessa direzione. Ora tutta l’attenzione si sposta ancora una volta sul piano industriale che il Gruppo Lucchini non potrà presentare lasciando fuori la grande novità.Giorgio Pasquinucci

 

ACCIAIO, LA GRANDE FUSIONE

Domani anche una delegazione piombinese all’incontro con il ministro Bersani
Sindacati soddisfatti aspettano i piani
Ci sono aspetti della fusione fra Arcelor e Severstal che i sindacati vogliono certo approfondire. E lo faranno lunedì, durante un incontro col ministro delle Attività produttive Luigi Bersani. Non sempre le cose sono andate lisce in passato con le multinazionali e i dubbi sono tutti leciti.
 I responsabili di Fim, Fiom e Uilm, che venerdì hanno avuto un incontro con i dirigenti Lucchini, sembrano però soddisfatti e già intravedono un rafforzamento del ruolo di Piombino nella siderurgia.
 Il segretario della Fiom Luciano Gabrielli sottolinea subito che ora, con un unico proprietario per Lucchini e Magona, si può davvero fare l’impianto per produrre coils. «È necessario attendere il piano industriale di Mordashov e di Arcelor - sostiene - ma determinati saranno le sinergie che si possono realizzare tra i due stabilimenti, comprese quelle che riguardano il porto e la logistica. La fusione - conclude - apre prospettive nuove al territorio e all’occupazione».
 Sulla stessa lunghezza d’onda il segretario della Fim Germano Pasquinelli. «Importante e prima di tutto che sia stata respinta l’Opa Mittal. Credo che la fusione porti vantaggi agli azionisti, mentre apre prospettive al nostro territorio per le sinergie possibili tra i due stabilimenti e per l’occupazione».
 «È un accordo che fa presagire qualcosa di molto positivo - sostiene Vincenzo Renda, segretario Uilm. Che come gli altri auspica la realizzazione di un impianto per produrre coils. Ora però dobbiamo conoscere i progetti. Sappiamo informalmente che il piano industriale slitterà, se comunque conterrà variazioni in positivo non potremo che essere soddisfatti».
 Franco Ragnini, della Rsu Magona, è uno dei pochi che ancora ricorda il “Progetto girasole”. «Oggi i coils arrivano da Fos, cittadina a venti chilometri da Marsiglia, dopo 20 ore di navigazione. Immaginatevi quale può essere il risparmio, senza contare che in alcuni momenti Arcelor non è stata in grado di rifornire Magona, provocando stasi della produzione».

 

SIDERURGIA
Dimenticata dalla Regione
 
VENTURINA.
 
«Un’operazione che rafforza Piombino», afferma l’onorevole Silvia Velo, a margine dell’inaugurazione della Fiera mostra di Venturina, a proposito della fusione tra Arcelor e Severstal, «Un’occasione di nuova visibilità internazionale per la città, che si pone nel primo gruppo siderurgico su scala mondiale, senza perdere la territorialità degli interlocutori industriali. È un segnale positivo anche per il porto commerciale. La siderurgia, infatti, è una vicenda importante per questo territorio come per il Paese e deve trovare attenzione nelle politiche nazionali, forti anche dell’interesse che il neoministro Bersani ha manifestato lo scorso aprile nel convegno su città e industria».
 Una questione nazionale che tuttavia vede come imputato eccellente le linee del nuovo Piano regionale di sviluppo. «Serve un confronto con la Regione perché mancano risposte sufficienti a questo territorio - afferma Simone Bartoli, assessore alla programmazione economica della Provincia - All’industria siderurgica non si fa un accenno, neppure per gli aspetti negativi di impatto ambientale. Si tratta di una questione di portata nazionale che tuttavia deve trovare attenzione anche da parte degli altri livelli amministrativi». Ma non è il solo buco nelle linee di programmazione regionale. «Altro elemento, che deve trovare risposte, sono le infrastrutture e la logistica - spiega Bartoli - Il Piano fa riferimento solo al porto di Livorno, senza citare le realtà di Piombino e Carrara, in un’ottica di sistema logistico della costa. Anche tra le opere prioritarie non figurano interventi per l’area»

 

 

SABATO 28 MAGGIO

di Giorgio Pasquinucci

Anche l’ex Magona a zar Mordashov

Il russo un anno fa si è mangiato il 70% del gruppo Lucchini

 
 
PIOMBINO. Si attendeva un “cavaliere bianco” per salvare l’Arcelor, secondo produttore d’acciaio al mondo e proprietaria della piombinese Magona, dalle mire ostili dell’indiano Lakshmi Mittal. Invece è spuntato “il carrarmato” russo, come lo definiscono in patria. Di nuovo Alexej Mordashov, miliardario quarantenne, che soltanto un anno fa si è mangiato il 70% del Gruppo Lucchini (stabilimento di Piombino compreso), è il protagonista dell’affare più importante che sia mai stato fatto in questi ultimi anni in siderurgia: la fusione tra Arcelor e Severstal, annunciata ieri, in Lussemburgo e a Mosca, che ha portato alla nascita del primo gruppo mondiale dell’acciaio, lasciando staccata, e con un palmo di naso, proprio l’acerrima concorrente Mittal Steel.
 Una transazione del valore di 13 miliardi di euro per creare un gruppo in grado di produrre 70 milioni di tonnellate all’anno, con impianti sparsi su tutto il globo, un giro d’affari di 46 miliardi di euro e un margine operativo lordo da 10 miliardi.
 Mordashov è uno degli oligarchi russi vicino al presidente Putin che divora affari su affari. Aveva detto che avrebbe portato Severstal tra i primi cinque produttori mondiali e in un colpo, con la fusione, è diventato il maggior azionista dell’Arcelor con il controllo del 32,2% delle azioni, il diritto di nominare 6 consiglieri su 18, il posto di presidente del comitato strategico e quello di presidente non esecutivo nel cda.
 Apparentemente è Arcelor ad acquisire Severstal. Mordashov apporterà infatti alla società lussemburghese la totalità degli interessi economici delle attività siderurgiche della Severstal, compreso lo stabilimenti Usa, la partecipazione del 70% nel Gruppo Lucchini e le miniere di ferro e di carbone che possiede in Russia. A questo aggiunge denaro fresco, 1,25 miliardi di euro, il tutto in cambio di 295 milioni di azioni di nuova emissione, ciascuna del valore di 44 euro. Nel corso del suo lungo tentativo di scalata Mittal era arrivata a fare proprio nei giorni scorsi la sua massima offerta di 37,74 euro per azione che il Cda Arcelor aveva rifiutato.
 L’Arcelor manterrà nella nuova società il 67,8%. Un capitale però molto frammentato, considerato che finora il suo maggior azionista era lo Stato del Lussemburgo con il 5,6%. Mordashov conquista così, di fatto, una posizione di controllo. La Carlo Tassara di Romain Zaleski, che in questi mesi aveva fiutato un buon affare andando in soccorso di Arcelor, sarà con il 5% il terzo azionista.
 La forza della nuova società sta nei numeri positivi dei bilanci. Per Arcelor nel 2005 un giro d’affari di 32,6 miliardi di euro; per Severstal un margine operativo lordo di 150 euro per tonnellata. Ma soprattutto nella invidiabile copertura geografica dei mercati e nell’accesso alle materie prime fondamentali del ciclo siderurgico, il carbone e l’acciaio, assicurato da Mordashov. È forse consapevole di questa forza che il magnate russo ha già dichiarato che la nuova compagnia si espanderà ancora: «L’accordo è un punto di partenza per andare oltre». Così come Guy Dollé, presidente Arcelor si è detto convinto che la fusione darà solidità al bilancio «per crescere ancora, molto presto».
 Piombino in tutta questa vicenda si trova in una posizione cruciale. Poco più di un anno fa l’ingresso di Severstal in Lucchini salvò lo stabilimento dal fallimento o da una vendita a spezzatino. Il bilancio del 2005 si è chiuso invece con un utile di 70 milioni di euro. La produzione passerà quest’anno da 1 milione e 100mila tonnellate a 1 milione e 350 mila.
 Ma già prima di questo nuovo affare, la Severstal-Lucchini aveva annunciato la volontà di inserire in un piano decennale anche la produzione di coils, finora estranea al centro piombinese. E i coils, forse non è proprio per un caso, sono la materia prima di cui si nutre la Magona-Arcelor. Si capisce perché, dunque, qui politici e sindacalisti si siano già messi a “sognare” sinergie capaci di rafforzare le due industrie. Certo è che un capitolo nuovo ieri si è aperto anche a Piombin

 

Acciaio, porte aperte e nuovi scenari
La fusione Arcelor-Severstal rafforza Lucchini e Magona
Il piano industriale dei russi potrebbe prevedere decisive sinergie di produzione e servizi con la fabbrica finora controllata dalla società lussemburghese costruendo un treno per i coils
 
PIOMBINO. Chi conosceva Mordashov un anno e mezzo fa in Italia. Era il 36º uomo più ricco del mondo, ma chi legge a Piombino le classifiche della rivista Forbes che invece si trova anche nei piccoli negozi di Cherpovets? I suoi uomini incominciarono a girare nello stabilimento Lucchini. I lavoratori sentivano parlare russo, ma ci fu solo il tempo per poche indiscrezioni, perché i russi sono abituati a studiare bene e poi agire in fretta. Qualche mese, superato l’intralcio delle banche, l’intero Gruppo Lucchini passò sotto il controllo di maggioranza della Severstal.
 «Ci interessa qualsiasi buon affare», è la strategia del magnate. Che tende sempre a ribadire che la sua vocazione è industria e non finanziaria. Pochi mesi dopo l’accordo con Lucchini, ha messo nel carniere un affare con la Fiat per l’assemblaggio e l’importazione in Russia di Doblò, Palio e Albea, con la prospettiva di distribuire in esclusiva in Russia l’intera gamma della casa torinese.
 Ieri un altro colpo di coda inserendosi nelle difficoltà che l’opa ostile di Mittal da mesi stava creando ad Arcelor. Un buon fiuto, non c’è che dire, che ora l’ha portato a detenere il 32,2% di azioni del primo gruppo mondiale dell’acciaio. Poco? La famiglia Agnelli controlla la Fiat con una quota minore.
 Per Piombino, Severstal ha per ora significato il ritorno ad una solidità che non c’era più, a utili, investimenti, aumento della produzione e alla possibilità di sfruttare sinergie dall’essere parte di un gruppo che possiede materie prime (carbone e ferro) e stabilimenti che possono assorbire buona parte dei semiprodotti.
 La fusione con Arcelor, che rafforza la posizione di entrambe le società sui mercati mondiali, coinvolge anche l’ex Magona d’Italia. Severstal e Arcelor hanno recentemente inaugurato a Cheropovets, il cuore siderurgico Severstal, un moderno stabilimento per la produzione di lamiere zincate, le stesse che produce Magona.
 Finora Magona ha importato coisl semilavorati dagli stabilimenti Arcelor di Spagna e Francia. Ma recentemente l’amministratore delegato della Lucchini, Giovanni Gilerio, ha dichirato l’interesse di Mordashov per la produzione di coisl anche a Piombino. Sarebbe la prima volta per uno stabilimento specializzato sugli acciai lunghi.
 Ora Lucchini e Magona hanno un unico proprietario, il più ricco al mondo. Sembra una strada spianata. Per un secolo un muro ha diviso i due stabilimenti: da un lato di colava acciaio, dall’altro si lavorava conferendogli un consistente valore aggiunto. Chissà se la fusione epocale di ieri produrrà anche questo piccolo, ma vantaggioso effetto, richiamando investimenti e nuova occupazione? Basterebbe un impianto in più. Possono essere questi i vantaggi di avere qui un nuovo gigante. Anche se non mancano le perplessità per un’industria ancora ritenuta strategica, che vede allontanarsi nel mare della globalizzazione i centri direzionali, del controllo sindacale e di quello delle istituzioni. Resta il fatto che, se solo due anni fa qualcuno pensava finita la siderurgia a Piombino, oggi dovrà tornare a fare i conti.

 

«Tra le capitali dell’acciaio»
L’entusiasmo del sindaco per le prospettive della città
PIOMBINO. Il sindaco esprime una valutazione complessivamente positiva sull’accordo che Arcelor-Severstal hanno siglato per impedire la scalata del magnate indiano Mittal.
 Per Gianni Anselmi, «Piombino potrebbe diventare protagonista di un passaggio importante nei fenomeni di concentrazione societaria globale del comparto siderurgico».
 «Se l’operazione andasse a termine - aggiunge - la città diventerebbe una delle capitali dell’acciaio, con un soggetto forte, in grado di garantire una migliore programmazione e gestione delle questioni strategiche, come la logistica e il porto».
 Per Anselmi, il porto assumerebbe un ruolo ancora più determinante, come settore fondamentale per i traffici industriali, commerciali e per lo sviluppo delle infrastrutture. «Dal punto di vista produttivo - dice - si assisterebbe ad un’integrazione significativa che permetterebbe di associare la produzione dei coils a quella dell’acciaio realizzato con il ciclo integrale. Un passaggio importante dunque anche perché si verifica alla vigilia della presentazione del piano industriale, che può essere influenzato dal cambiamento del quadro strategico».
 Tra le considerazioni di Anselmi, c’è spazio per il gruppo Lucchini: «Da quanto mi risulta conserverà una forte autonomia nel nuovo grande soggetto che si verrà a costituire, sia dal punto di vista manageriale che strategico. Tutto questo renderà ancora più forte e solida la Lucchini stessa. Il fatto che Arcelor abbia scelto un partner europeo per difendersi da Mittal - aggiunge il sindaco - determina infatti un rafforzamento dell’Europa nel comparto siderurgico. Sul piano della sicurezza e del rispetto dell’ambiente, poi, auspichiamo una forma di contaminazione positiva tra un gruppo come Arcelor, impegnato su questi temi, e le criticità più evidenti che può presentare uno stabilimento a ciclo integrale come quello Lucchini. Detto questo, confermiamo la nostra visione sia sul piano urbanistico, sia sul piano delle compatibilità ambientali e del rapporto con la città, una visione sostenuta convintamente nel corso degli ultimi anni».

 

IL GRANDE AFFARE
SCOSSONE NELLA SIDERURGIA

PRIME REAZIONI
Nei commenti dei partiti sono più le luci delle ombre
PIOMBINO. Prime reazioni sull’accordo. Il segretario di Rifondazione, Alessandro Favilli, dice: «Non valutiamo negativamente a priori la fusione. Potrebbe avere risultati positivi sull’acciaio europeo. A Piombino siamo in una situazione singolare. Saremo il terreno di sperimentazione diretta della fusione. Ciò può offrire opportunità di rafforzamento e ammodernamento del polo piombinese. Inoltre, vengono a cadere alibi sulla capacità di investimento, sicurezza, inquinamento perchè il gruppo è solido. Ovviamente serve una strategia europea e nazionale dell’acciaio. Temiamo, però, che la fusione faccia slittare la presentazione dei piani industriali».
Per la
federazione Ds interviene il segretario, Matteo Tortolini:«E’ importante che l’Europa mantenga la produzione dell’acciaio attraverso la fusione di due gruppi dai quali scaturirà la nascita del primo gruppo mondiale. L’operazione è positiva anche nella prospettiva dell’integrazione russa in Europa. Piombino e la Toscana avranno una responsabilità ancora più grande. Perchè le questioni della compatibilità con ambiente e territorio, rimangono quelle di sempre. La comunità dovrà dare una grande prova di maturità mantenendo questi obiettivi ma misurandoli con il primo gruppo mondiale che si spera dia segnali importanti sulla strategicità di Piombino. L’Europa che sa tenere insieme diritti e produzione non può far paura a un territorio che si batte per la qualità del lavoro e dell’industria».
La
Quercia regionale dice la sua con Andrea Manciulli: «La fusione è di grande importanza per l’Europa. E’ evidente che la scelta stabilisce la volontà del comparto europeo dell’acciaio di mantenere un forte peso strategico sul mercato mondiale. La recente opa della Mittal ha rappresentato il rischio di vedere la parte più forte del comparto siderurgico europeo passare nelle mani di attori extracontinentali. La fusione, invece, sancisce la volontà della siderurgia europea di mantenere un’ importante dimensione strategica diventando il primo soggetto mondiale. Auspichiamo che questa scelta rafforzi la competitività e gli investimenti per lanciare il polo siderurgico di Piombino. Ci aspettiamo dal nuovo soggetto proprietario unico che l’ attenzione verso la dignità del lavoro, la sicurezza dei lavoratori e la tutela ambientale occupino uno spazio importante».

 

SINDACATI Chiesto e ottenuto l’incontro con Bersani
PIOMBINO. I segretari sindacali nazionali si incontreranno lunedì con il ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani. Sono stati Cosmano Spagnolo (Fim-Cisl), Giorgio Cremaschi (Fiom Cgil) e Mario Ghini (Uilm-Uil), a sollecitare la «convocazione urgente di un tavolo sulla situazione industriale di Arcelor e Severstal in Italia».
 I sindacati esprimono «forte preoccupazione per l’annuncio improvviso della fusione tra i due gruppi, presenti in Italia con investimenti industriali strategici. In particolare, il gruppo Severstal, che da un anno ha acquisito il gruppo Lucchini, non ha ancora presentato un piano industriale. Il gruppo Arcelor, a sua volta, ha dato il via ad alcuni programmi di ristrutturazione. Questa fusione - aggiungono - può aprire un’ulteriore fase di incertezza sul futuro di decisivi insediamenti industriali. Per queste ragioni chiediamo l’intervento urgente del governo».
 Nel pomeriggio di ieri, le segreterie locali di Fim, Fiom e Uilm con i rispettivi coordinatori Lucchini, hanno ricevuto dall’azienda la comunicazione ufficiale dell’operazione.


 

Vi proponiamo una breve intervista  a Mirko Lami della FIOM tratta da LA NAZIONE del 29 maggio

 

PIOMBINO -  “ Adesso non ci dovrebbero essere più alibi per risolvere i problemi all’interno della fabbrica” Lo ha dichiarato il coordinatore Fiom Rsu Lucchini Mirko Lami che commenta la notizia della fusione Arcelor Severstal.  “E’ senza dubbio una cosa positiva, Piombino può diventare un importante polo mondiale della siderurgia. Senza dubbio come coordinatore Rsu Fiom posso dire - ha sottolineato Lami  - che c’è molto da lavorare, i problemi dentro le due fabbriche rimangono: problemi legati alla situazione ambientale, a come si lavora in fabbrica, alla sicurezza. Le due fabbriche, Magona e Lucchini hanno ruoli molto diversi e diversità produttive, ma entrambe hanno problemi legati alla sicurezza che vanno risolti, Lucchini ne ha di più ma non va sottovalutata la Magona.” La notizia della fusione è arrivata inaspettata. E avrà preso di sorpresa anche i lavoratori. “ Si iniziava adesso a vivere la differenza Lucchini - Severstal, all’inizio tutti si aspettavano un cambio più repentino, con l’arrivo dei russi in fabbrica si pensava che si risolvessero in fretta i tanti problemi. Adesso che si percepiva la differenza, è arrivata quest’altra notizia. C’è una forte perplessità fra i lavoratori”. Per quanto riguarda il piano industriale Lami è scettico sulla presentazione. “ Avevo il sospetto che se non era ancora stato presentato c’era qualcosa, adesso slitterà sicuramente, dovrà infatti fondersi con altri piani strategici, andranno avanti a settori, senza presentazioni.” Soddisfatto anche che tutta la vicenda resti in mani europee. “ Significa avere rapporti più vicini, avere, in caso di necessità, un parlamento europeo per dialogare.” E per quanto riguarda la questione sicurezza e ambiente Mirko Lami è categorico. “ La fusione ha fatto girare miliardi di euro, adesso non ci dovrebbero essere più alibi per poter lavorare e produrre siderurgia ambientalmente compatibile e in sicurezza. Bisogna guardare anche dentro la fabbrica e risolvere i problemi, adesso speriamo di trovare gli strumenti.

Intervista di Maila Papi

 

SABATO, 27 MAGGIO 2006  ILPICCOLO

 

di Paola Bolis

 
TRIESTE La guerra planetaria dell’acciaio estende i suoi effetti su Trieste. E la Ferriera di Servola, proprietà del gruppo russo Severstal, si ritrova coinvolta in un nuovo cambiamento di asset. Arcelor - consorzio europeo con sede a Lussemburgo, numero due mondiale del comparto - e i russi guidati dal quarantenne miliardario Alexey Mordashov, hanno annunciato il raggiunto accordo per un’aggregazione che porterà alla nascita di un gigante. Il più importante del mondo.

Secondo gli accordi siglati, Arcelor riceverà una quota dell’89,6% di Severstal, altri asset minerari e dell’acciaio compresa l’italiana Lucchini, e contanti per 1,25 miliardi di euro da Mordashov. In cambio quest’ultimo riceverà 295 milioni di nuove azioni Arcelor a 44 euro ciascuna, per una quota totale del nuovo gigante pari al 32,2%: Mordashov ne diverrà così il primo azionista con una quota pari a circa un terzo del capitale, e potrà contare su 6 dei 18 consiglieri di amministrazione. Sull’operazione saranno i soci di Arcelor a dire l’ultima parola. Ma le parti ritengono di potere chiudere l’affare (salve le approvazioni antitrust) a luglio: una transazione dal valore netto stimato in 12 miliardi. Il nuovo gruppo avrà 46 miliardi di vendite annuali.

L’operazione tocca direttamente Trieste e l’Italia con Lucchini, di cui Severstal dal 2005 detiene poco più del 70% (la famiglia bresciana ne ha mantenute le quote rimanenti). «Apporteremo le azioni di Lucchini e faremo parte del 32, 33 o 34% che sarà la quota degli azionisti di riferimento», ha dichiarato Giuseppe Lucchini, presidente del gruppo bresciano.

Saranno 70 i milioni di tonnellate prodotte ogni anno da Arcelor-Severstal: di queste, mezzo milione soltanto arriverà da Trieste. Un dato che evidenzia la dimensione del gigante industriale e quella della Ferriera che ne è (minuscola) parte. Nato nel 1897 su iniziativa della Krainische Industrie Gesellschaft, lo stabilimento passò nel 1924 alla Società Alti Forni ed Acciaieria della Venezia Giulia, per venire nel 1931 assorbito dall’Ilva. Italsider dal 1962, poi nel Gruppo Iri, dal 1990 al ’94 la Ferriera privatizzata fu di Pittini. Dopo il commissariamento, nel 1995 ecco Lucchini, ultima proprietà di nome italiano: nel 2005 Lucchini è stata acquisita da Severstal.

E ora Severstal si fonde con Arcelor. Un accordo da leggere su più livelli. L’operazione è una controffensiva all’opa lanciata sui lussemburghesi da Mittal, primo produttore di acciaio mondiale. La pillola avvelenata Arcelor-Severstal contro il colosso anglo-indiano sembra destinata a fare fallire l’assalto. Tanto che ieri Mittal ha bollato Severstal-Arcelor come «un’alleanza di second’ordine».

Ma il gigante nascente pone problemi e interrogativi anche in Italia. E a Trieste. Mentre Mordashov e Guy Dollé, ad di Arcelor, vogliono «crescere ancora, molto presto», Fim Fiom e Uilm chiedono al ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani un tavolo urgente sulla situazione industriale esplicitando «forte preoccupazione», visto che i due gruppi sono «presenti in Italia con investimenti industriali strategici. In particolare Severstal, che da un anno ha acquisito Lucchini, non ha ancora presentato un piano industriale strategico. Arcelor ha dato il via a programmi di ristrutturazione. Questa fusione può aprire un'ulteriore fase di incertezza» nel settore.

È un nodo che punta dritto a Trieste, la cui situazione è resa ancora più delicata da una complessa serie di fattori. Da un lato lo stabilimento - per la cui salvezza una dozzina d’anni fa la città intera scendeva in piazza con gli operai - è al centro di più inchieste giudiziarie legate all’imbrattamento ambientale. Ma la Ferriera con i suoi poco meno di 500 lavoratori (ai quali va aggiunto qualche centinaio di unità dell’indotto) si è trasformata anche in terreno di battaglia politica, con il centrodestra a reclamarne la chiusura e il centrosinistra a sottolineare l’inesistenza di alternative occupazionali. Nel 2002 il governo ha redatto un piano per la chiusura totale dello stabilimento entro fine 2009. In seguito è cambiato il colore politico della Regione, e più tardi Mordashov ha dichiarato di volere proseguire l’attività, trovando la Regione di Riccardo Illy disponibile ad ascoltarlo a patto che Severstal rientrasse in un percorso di preciso rispetto delle normative ambientali. Intanto fra Brescia e Cherepovets, città del quartier generale russo, si lavorava a un piano industriale sinora mai presentato.

L’aggregazione Severstal-Arcelor pone Trieste dinanzi a uno scenario nuovo. Ed è ragionevole ipotizzare che i tempi del piano industriale scivoleranno ulteriormente in avanti. Mantenendo l’incertezza sul presente e sul futuro. Riccardo Illy, il governatore, dice che «ci sarà continuità nella linea strategica già impressa da Severstal» allo stabilimento. Nel ribadire che «più è grande un gruppo meno pesa uno stabilimento tutto sommato piccolo come quello di Trieste», Illy ricorda che la Regione «aspetterà di verificare l'orientamento, semmai verrà modificato dal gruppo dopo la fusione, sempre che questa avvenga: poi ci comporteremo di conseguenza». Comunque «nella natura dell'ordinamento giuridico di qualunque Paese civile debiti e crediti, obbligazioni e diritti di una società non cambiano, a prescindere da chi ne è il proprietario. Non c'è solo il principio della continuità amministrativa per le pubbliche amministrazioni - chiude Illy - ma anche quello del mantenimento degli impegni in campo alle società. Quindi quanto deciso per il disinquinamento dello stabilimento di Servola non cambierà». Ovvero, condizioni e tempi giuridici da rispettare - rimarca l’assessore regionale Roberto Cosolini - «restano quelli». E mentre per la Provincia la presidente Maria Teresa Bassa Poropat attende di verificare le ricadute dell’operazione - «le condizioni per ambiente e occupazione resteranno invariate o meno?» - il sindaco Roberto Dipiazza mantiene la linea: «Non c’è alcun intertesse a portare sviluppo dentro la Ferriera, e quando dico che si chiuderà da sé vuol dire che so qualcosa. Questo è uno di quei posti che non rendono». Ma il sindaco di Trieste annuncia anche quanto intende proporre al gigante planetario. È un progetto che potrebbe vedere occupati «300 operai» e per il quale «mi sono attivato da mesi»: consisterebbe nel «fare arrivare via nave blocchi di acciaio da trasformare in lamiere, prodotti finiti. Ciò che permetterebbe di eliminare l’altoforno». La ricetta che Dipiazza intende proporre agli investitori contempla interessi nella futura «piattaforma logistica, più qualcosa di produzione». Opposta al sindaco di Trieste, che più volte ha definito la Ferriera «un cancro» per la città, la reazione di Gianni Anselmi, primo cittadino di Piombino dove hanno sede l'ex Magona d'Italia, di proprietà di Arcelor, e lo stabilimento Lucchini: con Severstal-Arcelor, secondo Anselmi, «la nostra città diventerebbe una delle capitali dell'acciaio, con un soggetto forte, numero uno planetario, in grado di garantire una migliore programmazione e gestione delle questioni strategiche, come la logistica e il porto».

 

SABATO, 27 MAGGIO 2006 IL PICCOLO

Il magnate di Mosca che piace a Putin

ROMA Nato 40 anni fa a Tcherepovets, gigantesco bacino dell'acciaio a 400 km da Mosca, il giovane miliardario Alexey Mordashov si appresta a diventare il primo azionista del più grande gruppo siderurgico mondiale, quello che nascerà dalla fusione tra la lussemburghese Arcelor e Severstal, la società russa che controlla con una quota dell'82%. Mordashov, che ha in mano una fortuna valutata 7,6 miliardi di dollari, è considerato un industriale vero, con al proprio attivo la modernizzazione della siderurgia russa. Un uomo relativamente discreto e che ha dei buoni rapporti con il Cremlino: necessari, secondo gli analisti, per portare avanti un'operazione di queste dimensioni, impensabile in Russia senza un sostegno politico. Di formazione economica, il giovane magnate dell'acciaio cominciò la sua carriera nella Severstal 18 anni fa, avanzando rapidamente fino alla carica di amministratore delegato nel 1996 e di presidente della holding nel 2002. Sempre presente al Cremlino quando il presidente Vladimir Putin incontra i grandi uomini d'affari russi, Mordashov è stato un grande sostenitore dell'ingresso del Paese nel Wto.

Il retroscena

 Trieste in mezzo a una disfida planetaria

di Piercarlo Fiumanò

 

TRIESTE La sfida fra i baroni dell’acciaio arriva fino a Trieste. La Ferriera di Servola diventa un puntino nella nuova mappa del primo colosso siderurgico al mondo. La guerra a colpi di fusione fra gli indiani della Mittal Steel e la lussemburghese Arcelor produce una nuova appassionante puntata. Entrano in scena i russi di Severstal.

Passaggio in India. Nel marzo di quest’anno Lakshmi Mittal, presidente della Mittal Steel, lancia sul consorzio europeo dell’acciaio un’offerta da 18,6 miliardi di dollari: è la più grande operazione di takeover mai tentata nel settore siderurgico. Mittal Steel è il prodotto della nuova India e della delocalizzazione planetaria. Un magma industriale con 175 mila dipendenti che mette a ferro e fuoco il mondo siderurgico sfruttando l’onda lunga della globalizzazione. Lakshmi Mittal, il barone dell’acciaio indiano compra l’americana Nippol Steel e le industrie decotte dei Paesi dell’Est. Diventa il terzo uomo più ricco al mondo dopo Bill Gates e Warren Buffet. Il magnate nato in Rajasthande poi colpisce al cuore la vecchia Europa e si lancia nella scalata ad Arcelor. Ma non ha fatto i conti con un altro protagonista che Trieste conosce bene.

Mordashov, il cavaliere bianco. Il giovane miliardario Mordashov, il boss di Severstal, corre in aiuto del gruppo euro-lussemburghese Arcelor. Ieri l’annuncio: nasce il patto d’acciaio. Secondo gli accordi Severstal riceverà infatti una quota dell’89,6% del gruppo russo (compresa l’italiana Lucchini e la Ferriera di Servola) e contanti per 1,25 miliardi di euro. In cambio il barone Alexey, principale azionista di Severstal, riceverà un pacco di azioni pari al 32,2% di quello che si annuncia come il primo colosso siderurgico mondiale.

Trieste, periferia dell’impero. In questo affare da 12 miliardi c’è un pezzo d’Italia che nel conflitto russo-indiano inevitabilmente giocherà da comprimaria. Servola, dove non si è ancora visto il piano industriale dei russi, si ritrova al centro di un gruppo planetario dai confini incerti. Il «boom» dell’acciaio, sostenuto dalla crescita interna della Cina e dei Paesi emergenti (e dal conseguente bisogno di materie prime) ormai non ha più confini. La ripresa mondiale si sta facendo sentire nonostante la crisi energetica. Anche in Italia paradossalmente oggi sembra tirare solo la siderurgia rispetto al cammino lento del made in Italy. La nuova guerra indo-russa dell’acciaio galvanizza i mercati che ieri a Piazza Affari hanno premiato il titolo di un gruppo come la friulana Danieli. Il colosso di Buttrio, che produce fabbriche siderurgiche «chiavi in mano», ha spiccato un balzo del 5%.

Ma non c’è solo la Ferriera coinvolta nella nuova disfida. Lucchini, socio dei russi, resterà comunque fra gli azionisti di riferimento del nuovo gruppo (dove compare come terzo azionista anche Roman Zaleski, socio recente delle Generali). A Piombino, inoltre, Arcelor possiede un asset storico dell’industria pesante italiana, la ex Magona Italia, una fabbrica specializzata in laminati piani d’acciaio.

Mordashov ieri ha così fatto la sua mossa. E per la Ferriera di Servola il futuro è perlomeno incerto: l’impianto triestino si ritrova ora al centro di un colosso planetario, un gigantesco conglomerato dove Trieste è solo un punto nell’universo. 


 

Le reazioni a Trieste dopo l’annuncio dell’accordo. Pesano le incertezze sul futuro 
Belci (Cgil): «Ci sentiamo presi in giro»
Per Spagnolo (Fim-Cisl) è necessario capire le ricadute industriali in Italia

 


TRIESTE La preoccupazione dei sindacati, nazionali e locali, dopo l’annuncio del progetto di fusione tra Arcelor e Severstal è forte e palpabile. Lo dimostra la richiesta che i segretari nazionali di Fim-Cisl Spagnolo, di Fiom-Cgil Cremaschi e di Uilm-Uil Ghini hanno inviato già ieri mattina al ministro Bersani, per la convocazione urgente di un tavolo sulla situazione industriale dei gruppi Arcelor e Severstal, presenti in Italia con investimenti strategici.

Ad annunciare la richiesta è lo stesso Cosmano Spagnolo, a Trieste per un incontro sindacale: «Vogliamo capire – spiega – la portata dell’operazione e le ricadute sugli stabilimenti italiani». E con riguardo alla Servola spa afferma «forte preoccupazione, perchè a più di un anno dall’arrivo di Severstal non conosciamo il piano industriale, mentre ora vediamo cambiare il quadro di riferimento».

La preoccupazione per gli sviluppi del clamoroso annuncio, in particolare per lo stabilimento triestino, si è diffusa rapidamente nel mondo sindacale. Luca Visentini, segretario regionale della Uil rileva che «i continui cambi di controllo della Servola spa non offrono prospettive di tranquillità per il futuro».

Non solo timori, ma anche rabbia nelle parole di Franco Belci, segretario provinciale della Cgil: «Ci sentiamo presi in giro – sbotta – dai manager italiani di Severstal, che mostrano di avere un’ottica speculativo-finanziaria, mancanza di correttezza verso i sindacati, la città e chi la amministra».

Belci rimarca poi che gli impegni vanno assolutamente mantenuti («chi esce deve garantire continuità sui tavoli istituzionali e per gli interventi ambientali») e annuncia l’invio al ministro Bersani, da parte delle segreterie nazionali, della lettera con cui un anno fa i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, chiesero al governo l’apertura di un tavolo sui problemi dello stabilimento di Servola.

Di presa in giro parla anche il segretario provinciale della Cisl, Paolo Coppa: «Proprio quando si stava per concludere qualcosa – commenta – ecco che la proprietà vende. E’ già successo con Lucchini. Per spezzare questo atteggiamento, le istituzioni devono finirla di scaricare le responsabilità, prendendo decisioni per il futuro dei cittadini e per la salute pubblica».

Sull’altro fronte, quello imprenditoriale, il direttore di Assindustria Paolo Battilana annota che non si è ancora a conoscenza dei dettagli dell’operazione, e quindi «è difficile capire il futuro». Riguardo alla Ferriera, Battilana ribadisce comunque la posizione di Assindustria: «E’ un patrimonio dell’industria triestina, a patto che venga sostenuto da investimenti traguardati a un percorso di sostenibilità complessiva dello stabilimento».

gi. pa.

 

DOMENICA, 28 MAGGIO 2006 IL PICCOLO

Dopo l’annunciata fusione Arcelor-Severstal domani i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm incontrano il responsabile dello Sviluppo economico 

Ferriera, i sindacati dal ministro Bersani 

La Lucchini: «Importante far parte del primo gruppo al mondo». Cosolini: «Non prevedo cambiamenti»

di Giuseppe Palladini

 

Richiesta accolta a stretto giro di fax. Dell’annunciata fusione tra Severstal e Arcelor, e dei risvolti per gli stabilimenti italiani, il ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani ne parlerà domani sera con i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, Spagnolo, Cremaschi e Ghini. All’incontro dovrebbe essere presente anche un rappresentante della Severstal.

La richiesta dei tre esponenti sindacali era partita nella mattinata di venerdì, a poche ore dall’annuncio dell’operazione che porterà Arcelor ad essere il primo produttore di acciaio al mondo. La rapidità con cui Bersani ha dato risposta all’appello sindacale denota l’interesse, ma anche la preoccupazione, con cui, a livello nazionale si guarda alla progettata fusione.

Intanto la battaglia fra i colossi dell’acciaio registra un nuovo episodio: il magnate indiano Lakshmi Mittal, che a gennaio ha lanciato un’opa (offerta pubblica di acquisto) ostile nei confronti di Arcelor, aumentata giorni fa del 30% a 26 miliardi di euro, dopo l’annuncio della fusione con Severstal torna alla carica. «Siamo determinati – ha dichiarato a Le Figaro – a portare a compimento il nostro avvicinamento ad Arcelor. Non c’è offerta migliore della nostra, sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello industriale».

E mentre si attende la convocazione dell’assemblea dei soci di Arcelor, continuano a intrecciarsi i commenti sull’operazione e sui riflessi per lo stabilimento di Servola. Ettore Rosato, sottosegretario agli Interni, annota che «bisognerà capire che intenzioni avrà il nuovo gruppo per la Servola spa e se avrà altre attività da sviluppare sul sito della Ferriera». Rosato non nasconde poi la «preoccupazione che si riparta da zero riguardo ai piani industriali e agli investimenti per l’ambiente: sarebbe una prospettiva non compatibile con gli interessi dei lavoratori».

Che un cambiamento come quello che si profila porti con sè incognite e rallentamenti, per l’assessore regionale al Lavoro Roberto Cosolini è quasi scontato. «Non vedo però – commenta – grandi cambiamenti per la posizione dello stabilimento di Trieste. Abbiamo già detto che in presenza di nuove volontà, in termini di piano industriale e interventi per l’ambiente e la salute, c’è la disponibilità a ridiscutere la scadenza del 2009. Indipendentemente dalla proprietà, un gruppo industriale si deve confrontare nel Paese in cui opera con le norme e con gli impegni assunti».

L’operazione concordata tra Arcelor e Severstal viene vista in maniera postiva dal gruppo Lucchini, il cui 70% è detenuto dal colosso russo. «Bisogna vedere se l’operazione si concretizza – sottolinea il portavoce della società bresciana, Francesco Semino –. Se ciò avverrà, la Lucchini farà parte del primo gruppo al mondo». Ma che riflessi potrebbe avere ciò per la Ferriera? «Difficile dirlo. Sarebbe comunque importante essere un tassello, anche se piccolo, del primo gruppo mondiale».

Da parte sindacale, Enzo Timeo, segretario provinciale della Uilm-Uil, giudica la pronta risposta del ministro Bersani come «l’indicazione che l’operazione sta a cuore al governo, che qualcosa sa già e che la vuole comunicare». Quanto alla prevista fusione, Timeo parla di «un’operazione finanziaria che sarà un ulteriore motivo per richiedere al più presto un piano industriale che ci faccia capire la collocazione di Trieste nel gruppo, quanto è strategico questo stabilimento, perchè iniziamo a sentirci periferia e quindi sempre più a rischio. Mentre finora eravano strategici per Piombino ora non abbiamo certezze». E all’affermazione del sindaco Dipiazza, secondo cui «la Ferriera chiuderà da sè», Timeo replica a distanza: «Non vedo perchè la Severstal dovrebbe disfarsi di uno stabilimento che ha chiuso il bilancio 2005 a 170 milioni di euro, producendo solo ghisa e coke».

Le ombre sul futuro che sembravano proiettarsi dopo l’annuncio dell’operazione Arcelor-Severstal, sembrano intanto dissolversi. «Entrambe le società uscirebbero rafforzate – sottolinea Alberto Monticco, segretario provinciale della Fim-Cisl – e quindi non vedrei timori per la Ferriera. Al nostro segretario nazionale Spagnolo ho comunque chiesto di stringere, per avere un piano industriale complessivo, in cui si definisca il ruolo di Servola».

 

Gli abitanti di Servola preoccupati dai possibili ritardi sulla sicurezza ambientale. E c’è chi non trova alternative alla chiusura 

  «La nuova proprietà rispetti i patti e riduca l’inquinamento»

 

LE REAZIONI

«I russi non hanno fatto i lavori necessari per ridurre le emissioni. La speranza è che adesso ci sia un miglioramento»

Cambia la proprietà, ma i problemi restano gli stessi.

A Servola, all’indomani dell’annuncio del passaggio della Ferriera dalla russa Severstal al nuovo gigante industriale, che nascerà dall’accordo fra la lussemburghese Arcelor e il gruppo guidato dal miliardario quarantenne Alexey Mordashov, le preoccupazioni rimangono quelle di sempre.

L’impressione secondo almeno i servolani interpellati è che il futuro dello stabilimento e di conseguenza del rione torni in discussione e che a breve termine non arriveranno risposte nè sul piano occupazionale a lunga scadenza, cioè dopo il 2009, nè sul fronte della sicurezza ambientale.

«È il solito inghippo – commenta Fulvio Devescovi – i precedenti proprietari hanno aspettato finché hanno potuto, senza fare i lavori necessari a ridurre l’inquinamento prodotto dallo stabilimento. I nuovi prenderanno tempo, con la scusa che sono arrivati solo adesso e così si continuerà a non fare cambiamenti. Credo che siamo al cospetto di una speculazione finanziaria – aggiunge – mentre noi, che lavoriamo e viviamo qui a Servola, continuiamo a dipendere dal vento e dalle condizioni atmosferiche. Vivere qui equivale a lavorare in un laboratorio chimico, perché se la Ferriera non chiude i problemi continueranno».

«Siamo costretti a sperare che lo chiudano questo stabilimento – incalza Ima Messina – e mi rendo conto che, per i lavoratori, si tratterebbe di un disastro, ma non è possibile risolvere altrimenti la questione. Ogni giorno sono costretta a togliere dal giardino di casa mia consistenti quantità di polvere di ferro. Sapevamo che sarebbe finita così – ammette con buona dose di realismo – perché nessuno credeva che un passaggio di proprietà avrebbe determinato sostanziali novità».

È lapidario il parere di Paolo Crivelli: «Se a Servola non ci fosse la Ferriera – afferma convinto – avremmo una vera e propria Montecarlo. Invece siamo costretti a convivere con questa polvere che da anni condiziona la nostra vita».

«Al di là di chi è il proprietario – dichiara Roberto Sturman – essenziale è il problema dell’inquinamento, che deve essere risolto in tempi brevi. Forse adesso è troppo presto per valutare le intenzioni dei nuovi proprietari, ma indubbiamente i servolani si attendono un miglioramento».

Per Livio Trampus a rischiare di più sono i bambini: «Ne abbiamo circa trecento qui a Servola – evidenzia – e sono loro a subire gli effetti più gravi dell’inquinamento atmosferico. Qui a Servola tutti si lamentano, perché i depositi di ferro sono in aumento – continua – e la popolazione aspetta che, prima o poi, qualcuno intervenga per porre dei rimedi».

Marco Furlan è perentorio: «La Ferriera sarebbe meglio chiuderla – afferma – anche se ci rendiamo conto che per i lavoratori questa soluzione si tradurrebbe in qualcosa di drammatico. Servola sarebbe molto diversa se lo stabilimento non esistesse, anche perché la nostra collina è bellissima. Io lavoro e vivo qui – precisa – e ogni giorno trovo sul davanzale delle finestre un dito di polvere nera, anche se mi rendo conto che l’inquinamento del centro cittadino è peggiore».

Più ottimista si rivela Claudia Cergol: «Speriamo che i nuovi proprietari facciano finalmente qualcosa, per esempio utilizzando l’acqua. Bagnando i residui di ferro – dice – il pulviscolo non si alzerebbe e non raggiungerebbe le case del rione. Una volta era meglio, perciò speriamo che la nuova proprietà investa di più, per evitare che ci siano queste conseguenze sulla vita di tutti i giorni».

Molto serena è infine Antonella Riosa: «La Ferriera c’è sempre stata qui a Servola e se gli operai guadagnano è l’intero rione a beneficiarne. Forse si potrebbe risolvere il problema – conclude – mettendo i necessari filtri allo stabilimento, così la produzione potrebbe continuare, senza inquinare l’aria che respiriamo. E l’occupazione sarebbe ugualmente garantita».

Ugo Salvini