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FUSIONE ARCELOR
SEVERSTAL rassegna stampa 28-30 maggio 2006 Trieste -
Piombino
Produrre
coils non è più un sogno ACCIAIO,
LA GRANDE FUSIONE Domani
anche una delegazione piombinese all’incontro con il ministro Bersani SIDERURGIA SABATO
28 MAGGIO Anche
l’ex Magona a zar Mordashov Il russo un
anno fa
si è mangiato il 70% del gruppo Lucchini
Acciaio,
porte aperte e nuovi scenari «Tra
le capitali dell’acciaio» IL
GRANDE AFFARE PRIME
REAZIONI SINDACATI Chiesto
e ottenuto l’incontro con
Bersani Vi
proponiamo una breve intervista a Mirko
Lami della FIOM tratta da LA NAZIONE del 29 maggio PIOMBINO - “
Adesso
non ci dovrebbero essere più alibi per risolvere i problemi
all’interno della
fabbrica” Lo ha dichiarato il coordinatore Fiom Rsu Lucchini Mirko Lami
che
commenta la notizia della fusione Arcelor Severstal.
“E’ senza dubbio una cosa positiva, Piombino
può diventare un importante polo mondiale della siderurgia.
Senza dubbio come
coordinatore Rsu Fiom posso dire - ha sottolineato Lami
- che c’è molto da lavorare, i problemi
dentro le due fabbriche rimangono: problemi legati alla situazione
ambientale,
a come si lavora in fabbrica, alla sicurezza. Le due fabbriche, Magona
e
Lucchini hanno ruoli molto diversi e diversità produttive, ma
entrambe hanno
problemi legati alla sicurezza che vanno risolti, Lucchini ne ha di
più ma non
va sottovalutata la Magona.” La notizia della fusione è arrivata
inaspettata. E
avrà preso di sorpresa anche i lavoratori. “ Si iniziava adesso
a vivere la
differenza Lucchini - Severstal, all’inizio tutti si aspettavano un
cambio più
repentino, con l’arrivo dei russi in fabbrica si pensava che si
risolvessero in
fretta i tanti problemi. Adesso che si percepiva la differenza,
è arrivata
quest’altra notizia. C’è una forte perplessità fra i
lavoratori”. Per quanto
riguarda il piano industriale Lami è scettico sulla
presentazione. “ Avevo il
sospetto che se non era ancora stato presentato c’era qualcosa, adesso
slitterà
sicuramente, dovrà infatti fondersi con altri piani strategici,
andranno avanti
a settori, senza presentazioni.” Soddisfatto anche che tutta la vicenda
resti
in mani europee. “ Significa avere rapporti più vicini, avere,
in caso di
necessità, un parlamento europeo per dialogare.” E per quanto
riguarda la
questione sicurezza e ambiente Mirko Lami è categorico. “ La
fusione ha fatto
girare miliardi di euro, adesso non ci dovrebbero essere più
alibi per poter
lavorare e produrre siderurgia ambientalmente compatibile e in
sicurezza.
Bisogna guardare anche dentro la fabbrica e risolvere i problemi,
adesso
speriamo di trovare gli strumenti. Intervista di Maila Papi SABATO, 27
MAGGIO 2006 ILPICCOLO
di Paola Bolis
Secondo gli accordi siglati, Arcelor riceverà una quota dell’89,6% di Severstal, altri asset minerari e dell’acciaio compresa l’italiana Lucchini, e contanti per 1,25 miliardi di euro da Mordashov. In cambio quest’ultimo riceverà 295 milioni di nuove azioni Arcelor a 44 euro ciascuna, per una quota totale del nuovo gigante pari al 32,2%: Mordashov ne diverrà così il primo azionista con una quota pari a circa un terzo del capitale, e potrà contare su 6 dei 18 consiglieri di amministrazione. Sull’operazione saranno i soci di Arcelor a dire l’ultima parola. Ma le parti ritengono di potere chiudere l’affare (salve le approvazioni antitrust) a luglio: una transazione dal valore netto stimato in 12 miliardi. Il nuovo gruppo avrà 46 miliardi di vendite annuali. L’operazione tocca direttamente Trieste e l’Italia con Lucchini, di cui Severstal dal 2005 detiene poco più del 70% (la famiglia bresciana ne ha mantenute le quote rimanenti). «Apporteremo le azioni di Lucchini e faremo parte del 32, 33 o 34% che sarà la quota degli azionisti di riferimento», ha dichiarato Giuseppe Lucchini, presidente del gruppo bresciano. Saranno 70 i milioni di tonnellate prodotte ogni anno da Arcelor-Severstal: di queste, mezzo milione soltanto arriverà da Trieste. Un dato che evidenzia la dimensione del gigante industriale e quella della Ferriera che ne è (minuscola) parte. Nato nel 1897 su iniziativa della Krainische Industrie Gesellschaft, lo stabilimento passò nel 1924 alla Società Alti Forni ed Acciaieria della Venezia Giulia, per venire nel 1931 assorbito dall’Ilva. Italsider dal 1962, poi nel Gruppo Iri, dal 1990 al ’94 la Ferriera privatizzata fu di Pittini. Dopo il commissariamento, nel 1995 ecco Lucchini, ultima proprietà di nome italiano: nel 2005 Lucchini è stata acquisita da Severstal. E ora Severstal si fonde con Arcelor. Un accordo da leggere su più livelli. L’operazione è una controffensiva all’opa lanciata sui lussemburghesi da Mittal, primo produttore di acciaio mondiale. La pillola avvelenata Arcelor-Severstal contro il colosso anglo-indiano sembra destinata a fare fallire l’assalto. Tanto che ieri Mittal ha bollato Severstal-Arcelor come «un’alleanza di second’ordine». Ma il gigante nascente pone problemi e interrogativi anche in Italia. E a Trieste. Mentre Mordashov e Guy Dollé, ad di Arcelor, vogliono «crescere ancora, molto presto», Fim Fiom e Uilm chiedono al ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani un tavolo urgente sulla situazione industriale esplicitando «forte preoccupazione», visto che i due gruppi sono «presenti in Italia con investimenti industriali strategici. In particolare Severstal, che da un anno ha acquisito Lucchini, non ha ancora presentato un piano industriale strategico. Arcelor ha dato il via a programmi di ristrutturazione. Questa fusione può aprire un'ulteriore fase di incertezza» nel settore. È un nodo che punta dritto a Trieste, la cui situazione è resa ancora più delicata da una complessa serie di fattori. Da un lato lo stabilimento - per la cui salvezza una dozzina d’anni fa la città intera scendeva in piazza con gli operai - è al centro di più inchieste giudiziarie legate all’imbrattamento ambientale. Ma la Ferriera con i suoi poco meno di 500 lavoratori (ai quali va aggiunto qualche centinaio di unità dell’indotto) si è trasformata anche in terreno di battaglia politica, con il centrodestra a reclamarne la chiusura e il centrosinistra a sottolineare l’inesistenza di alternative occupazionali. Nel 2002 il governo ha redatto un piano per la chiusura totale dello stabilimento entro fine 2009. In seguito è cambiato il colore politico della Regione, e più tardi Mordashov ha dichiarato di volere proseguire l’attività, trovando la Regione di Riccardo Illy disponibile ad ascoltarlo a patto che Severstal rientrasse in un percorso di preciso rispetto delle normative ambientali. Intanto fra Brescia e Cherepovets, città del quartier generale russo, si lavorava a un piano industriale sinora mai presentato. L’aggregazione Severstal-Arcelor pone Trieste dinanzi a uno scenario nuovo. Ed è ragionevole ipotizzare che i tempi del piano industriale scivoleranno ulteriormente in avanti. Mantenendo l’incertezza sul presente e sul futuro. Riccardo Illy, il governatore, dice che «ci sarà continuità nella linea strategica già impressa da Severstal» allo stabilimento. Nel ribadire che «più è grande un gruppo meno pesa uno stabilimento tutto sommato piccolo come quello di Trieste», Illy ricorda che la Regione «aspetterà di verificare l'orientamento, semmai verrà modificato dal gruppo dopo la fusione, sempre che questa avvenga: poi ci comporteremo di conseguenza». Comunque «nella natura dell'ordinamento giuridico di qualunque Paese civile debiti e crediti, obbligazioni e diritti di una società non cambiano, a prescindere da chi ne è il proprietario. Non c'è solo il principio della continuità amministrativa per le pubbliche amministrazioni - chiude Illy - ma anche quello del mantenimento degli impegni in campo alle società. Quindi quanto deciso per il disinquinamento dello stabilimento di Servola non cambierà». Ovvero, condizioni e tempi giuridici da rispettare - rimarca l’assessore regionale Roberto Cosolini - «restano quelli». E mentre per la Provincia la presidente Maria Teresa Bassa Poropat attende di verificare le ricadute dell’operazione - «le condizioni per ambiente e occupazione resteranno invariate o meno?» - il sindaco Roberto Dipiazza mantiene la linea: «Non c’è alcun intertesse a portare sviluppo dentro la Ferriera, e quando dico che si chiuderà da sé vuol dire che so qualcosa. Questo è uno di quei posti che non rendono». Ma il sindaco di Trieste annuncia anche quanto intende proporre al gigante planetario. È un progetto che potrebbe vedere occupati «300 operai» e per il quale «mi sono attivato da mesi»: consisterebbe nel «fare arrivare via nave blocchi di acciaio da trasformare in lamiere, prodotti finiti. Ciò che permetterebbe di eliminare l’altoforno». La ricetta che Dipiazza intende proporre agli investitori contempla interessi nella futura «piattaforma logistica, più qualcosa di produzione». Opposta al sindaco di Trieste, che più volte ha definito la Ferriera «un cancro» per la città, la reazione di Gianni Anselmi, primo cittadino di Piombino dove hanno sede l'ex Magona d'Italia, di proprietà di Arcelor, e lo stabilimento Lucchini: con Severstal-Arcelor, secondo Anselmi, «la nostra città diventerebbe una delle capitali dell'acciaio, con un soggetto forte, numero uno planetario, in grado di garantire una migliore programmazione e gestione delle questioni strategiche, come la logistica e il porto». SABATO, 27
MAGGIO 2006 IL PICCOLO Il magnate di Mosca che piace a Putin ROMA Nato 40 anni fa a Tcherepovets, gigantesco bacino dell'acciaio a 400 km da Mosca, il giovane miliardario Alexey Mordashov si appresta a diventare il primo azionista del più grande gruppo siderurgico mondiale, quello che nascerà dalla fusione tra la lussemburghese Arcelor e Severstal, la società russa che controlla con una quota dell'82%. Mordashov, che ha in mano una fortuna valutata 7,6 miliardi di dollari, è considerato un industriale vero, con al proprio attivo la modernizzazione della siderurgia russa. Un uomo relativamente discreto e che ha dei buoni rapporti con il Cremlino: necessari, secondo gli analisti, per portare avanti un'operazione di queste dimensioni, impensabile in Russia senza un sostegno politico. Di formazione economica, il giovane magnate dell'acciaio cominciò la sua carriera nella Severstal 18 anni fa, avanzando rapidamente fino alla carica di amministratore delegato nel 1996 e di presidente della holding nel 2002. Sempre presente al Cremlino quando il presidente Vladimir Putin incontra i grandi uomini d'affari russi, Mordashov è stato un grande sostenitore dell'ingresso del Paese nel Wto. Il retroscena Trieste in mezzo a una disfida planetaria di Piercarlo Fiumanò TRIESTE La sfida fra i baroni dell’acciaio arriva fino a Trieste. La Ferriera di Servola diventa un puntino nella nuova mappa del primo colosso siderurgico al mondo. La guerra a colpi di fusione fra gli indiani della Mittal Steel e la lussemburghese Arcelor produce una nuova appassionante puntata. Entrano in scena i russi di Severstal. Passaggio in India. Nel marzo di quest’anno Lakshmi Mittal, presidente della Mittal Steel, lancia sul consorzio europeo dell’acciaio un’offerta da 18,6 miliardi di dollari: è la più grande operazione di takeover mai tentata nel settore siderurgico. Mittal Steel è il prodotto della nuova India e della delocalizzazione planetaria. Un magma industriale con 175 mila dipendenti che mette a ferro e fuoco il mondo siderurgico sfruttando l’onda lunga della globalizzazione. Lakshmi Mittal, il barone dell’acciaio indiano compra l’americana Nippol Steel e le industrie decotte dei Paesi dell’Est. Diventa il terzo uomo più ricco al mondo dopo Bill Gates e Warren Buffet. Il magnate nato in Rajasthande poi colpisce al cuore la vecchia Europa e si lancia nella scalata ad Arcelor. Ma non ha fatto i conti con un altro protagonista che Trieste conosce bene. Mordashov, il cavaliere bianco. Il giovane miliardario Mordashov, il boss di Severstal, corre in aiuto del gruppo euro-lussemburghese Arcelor. Ieri l’annuncio: nasce il patto d’acciaio. Secondo gli accordi Severstal riceverà infatti una quota dell’89,6% del gruppo russo (compresa l’italiana Lucchini e la Ferriera di Servola) e contanti per 1,25 miliardi di euro. In cambio il barone Alexey, principale azionista di Severstal, riceverà un pacco di azioni pari al 32,2% di quello che si annuncia come il primo colosso siderurgico mondiale. Trieste, periferia dell’impero. In questo affare da 12 miliardi c’è un pezzo d’Italia che nel conflitto russo-indiano inevitabilmente giocherà da comprimaria. Servola, dove non si è ancora visto il piano industriale dei russi, si ritrova al centro di un gruppo planetario dai confini incerti. Il «boom» dell’acciaio, sostenuto dalla crescita interna della Cina e dei Paesi emergenti (e dal conseguente bisogno di materie prime) ormai non ha più confini. La ripresa mondiale si sta facendo sentire nonostante la crisi energetica. Anche in Italia paradossalmente oggi sembra tirare solo la siderurgia rispetto al cammino lento del made in Italy. La nuova guerra indo-russa dell’acciaio galvanizza i mercati che ieri a Piazza Affari hanno premiato il titolo di un gruppo come la friulana Danieli. Il colosso di Buttrio, che produce fabbriche siderurgiche «chiavi in mano», ha spiccato un balzo del 5%. Ma non c’è solo la Ferriera coinvolta nella nuova disfida. Lucchini, socio dei russi, resterà comunque fra gli azionisti di riferimento del nuovo gruppo (dove compare come terzo azionista anche Roman Zaleski, socio recente delle Generali). A Piombino, inoltre, Arcelor possiede un asset storico dell’industria pesante italiana, la ex Magona Italia, una fabbrica specializzata in laminati piani d’acciaio. Mordashov ieri ha così fatto la sua mossa. E per la Ferriera di Servola il futuro è perlomeno incerto: l’impianto triestino si ritrova ora al centro di un colosso planetario, un gigantesco conglomerato dove Trieste è solo un punto nell’universo.
Le
reazioni a Trieste dopo l’annuncio dell’accordo. Pesano
le incertezze sul futuro
TRIESTE La preoccupazione dei sindacati, nazionali e locali, dopo l’annuncio del progetto di fusione tra Arcelor e Severstal è forte e palpabile. Lo dimostra la richiesta che i segretari nazionali di Fim-Cisl Spagnolo, di Fiom-Cgil Cremaschi e di Uilm-Uil Ghini hanno inviato già ieri mattina al ministro Bersani, per la convocazione urgente di un tavolo sulla situazione industriale dei gruppi Arcelor e Severstal, presenti in Italia con investimenti strategici. Ad annunciare la richiesta è lo stesso Cosmano Spagnolo, a Trieste per un incontro sindacale: «Vogliamo capire – spiega – la portata dell’operazione e le ricadute sugli stabilimenti italiani». E con riguardo alla Servola spa afferma «forte preoccupazione, perchè a più di un anno dall’arrivo di Severstal non conosciamo il piano industriale, mentre ora vediamo cambiare il quadro di riferimento». La preoccupazione per gli sviluppi del clamoroso annuncio, in particolare per lo stabilimento triestino, si è diffusa rapidamente nel mondo sindacale. Luca Visentini, segretario regionale della Uil rileva che «i continui cambi di controllo della Servola spa non offrono prospettive di tranquillità per il futuro». Non solo timori, ma anche rabbia nelle parole di Franco Belci, segretario provinciale della Cgil: «Ci sentiamo presi in giro – sbotta – dai manager italiani di Severstal, che mostrano di avere un’ottica speculativo-finanziaria, mancanza di correttezza verso i sindacati, la città e chi la amministra». Belci rimarca poi che gli impegni vanno assolutamente mantenuti («chi esce deve garantire continuità sui tavoli istituzionali e per gli interventi ambientali») e annuncia l’invio al ministro Bersani, da parte delle segreterie nazionali, della lettera con cui un anno fa i segretari di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, chiesero al governo l’apertura di un tavolo sui problemi dello stabilimento di Servola. Di presa in giro parla anche il segretario provinciale della Cisl, Paolo Coppa: «Proprio quando si stava per concludere qualcosa – commenta – ecco che la proprietà vende. E’ già successo con Lucchini. Per spezzare questo atteggiamento, le istituzioni devono finirla di scaricare le responsabilità, prendendo decisioni per il futuro dei cittadini e per la salute pubblica». Sull’altro fronte, quello imprenditoriale, il direttore di Assindustria Paolo Battilana annota che non si è ancora a conoscenza dei dettagli dell’operazione, e quindi «è difficile capire il futuro». Riguardo alla Ferriera, Battilana ribadisce comunque la posizione di Assindustria: «E’ un patrimonio dell’industria triestina, a patto che venga sostenuto da investimenti traguardati a un percorso di sostenibilità complessiva dello stabilimento». gi. pa. DOMENICA,
28 MAGGIO 2006 IL PICCOLO
Ferriera, i sindacati dal ministro Bersani La Lucchini: «Importante far parte del primo gruppo al mondo». Cosolini: «Non prevedo cambiamenti» di Giuseppe Palladini Richiesta accolta a stretto giro di fax. Dell’annunciata fusione tra Severstal e Arcelor, e dei risvolti per gli stabilimenti italiani, il ministro allo Sviluppo economico Pierluigi Bersani ne parlerà domani sera con i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm, Spagnolo, Cremaschi e Ghini. All’incontro dovrebbe essere presente anche un rappresentante della Severstal. La richiesta dei tre esponenti sindacali era partita nella mattinata di venerdì, a poche ore dall’annuncio dell’operazione che porterà Arcelor ad essere il primo produttore di acciaio al mondo. La rapidità con cui Bersani ha dato risposta all’appello sindacale denota l’interesse, ma anche la preoccupazione, con cui, a livello nazionale si guarda alla progettata fusione. Intanto la battaglia fra i colossi dell’acciaio registra un nuovo episodio: il magnate indiano Lakshmi Mittal, che a gennaio ha lanciato un’opa (offerta pubblica di acquisto) ostile nei confronti di Arcelor, aumentata giorni fa del 30% a 26 miliardi di euro, dopo l’annuncio della fusione con Severstal torna alla carica. «Siamo determinati – ha dichiarato a Le Figaro – a portare a compimento il nostro avvicinamento ad Arcelor. Non c’è offerta migliore della nostra, sia sotto il profilo finanziario sia sotto quello industriale». E mentre si attende la convocazione dell’assemblea dei soci di Arcelor, continuano a intrecciarsi i commenti sull’operazione e sui riflessi per lo stabilimento di Servola. Ettore Rosato, sottosegretario agli Interni, annota che «bisognerà capire che intenzioni avrà il nuovo gruppo per la Servola spa e se avrà altre attività da sviluppare sul sito della Ferriera». Rosato non nasconde poi la «preoccupazione che si riparta da zero riguardo ai piani industriali e agli investimenti per l’ambiente: sarebbe una prospettiva non compatibile con gli interessi dei lavoratori». Che un cambiamento come quello che si profila porti con sè incognite e rallentamenti, per l’assessore regionale al Lavoro Roberto Cosolini è quasi scontato. «Non vedo però – commenta – grandi cambiamenti per la posizione dello stabilimento di Trieste. Abbiamo già detto che in presenza di nuove volontà, in termini di piano industriale e interventi per l’ambiente e la salute, c’è la disponibilità a ridiscutere la scadenza del 2009. Indipendentemente dalla proprietà, un gruppo industriale si deve confrontare nel Paese in cui opera con le norme e con gli impegni assunti». L’operazione concordata tra Arcelor e Severstal viene vista in maniera postiva dal gruppo Lucchini, il cui 70% è detenuto dal colosso russo. «Bisogna vedere se l’operazione si concretizza – sottolinea il portavoce della società bresciana, Francesco Semino –. Se ciò avverrà, la Lucchini farà parte del primo gruppo al mondo». Ma che riflessi potrebbe avere ciò per la Ferriera? «Difficile dirlo. Sarebbe comunque importante essere un tassello, anche se piccolo, del primo gruppo mondiale». Da parte sindacale, Enzo Timeo, segretario provinciale della Uilm-Uil, giudica la pronta risposta del ministro Bersani come «l’indicazione che l’operazione sta a cuore al governo, che qualcosa sa già e che la vuole comunicare». Quanto alla prevista fusione, Timeo parla di «un’operazione finanziaria che sarà un ulteriore motivo per richiedere al più presto un piano industriale che ci faccia capire la collocazione di Trieste nel gruppo, quanto è strategico questo stabilimento, perchè iniziamo a sentirci periferia e quindi sempre più a rischio. Mentre finora eravano strategici per Piombino ora non abbiamo certezze». E all’affermazione del sindaco Dipiazza, secondo cui «la Ferriera chiuderà da sè», Timeo replica a distanza: «Non vedo perchè la Severstal dovrebbe disfarsi di uno stabilimento che ha chiuso il bilancio 2005 a 170 milioni di euro, producendo solo ghisa e coke». Le ombre sul futuro che sembravano proiettarsi dopo l’annuncio dell’operazione Arcelor-Severstal, sembrano intanto dissolversi. «Entrambe le società uscirebbero rafforzate – sottolinea Alberto Monticco, segretario provinciale della Fim-Cisl – e quindi non vedrei timori per la Ferriera. Al nostro segretario nazionale Spagnolo ho comunque chiesto di stringere, per avere un piano industriale complessivo, in cui si definisca il ruolo di Servola». Gli abitanti di Servola preoccupati dai possibili ritardi sulla sicurezza ambientale. E c’è chi non trova alternative alla chiusura «La nuova proprietà rispetti i patti e riduca l’inquinamento»
LE REAZIONI «I russi non hanno fatto i lavori necessari per ridurre le emissioni. La speranza è che adesso ci sia un miglioramento» Cambia la proprietà, ma i problemi restano gli stessi. A Servola, all’indomani dell’annuncio del passaggio della Ferriera dalla russa Severstal al nuovo gigante industriale, che nascerà dall’accordo fra la lussemburghese Arcelor e il gruppo guidato dal miliardario quarantenne Alexey Mordashov, le preoccupazioni rimangono quelle di sempre. L’impressione secondo almeno i servolani interpellati è che il futuro dello stabilimento e di conseguenza del rione torni in discussione e che a breve termine non arriveranno risposte nè sul piano occupazionale a lunga scadenza, cioè dopo il 2009, nè sul fronte della sicurezza ambientale. «È il solito inghippo – commenta Fulvio Devescovi – i precedenti proprietari hanno aspettato finché hanno potuto, senza fare i lavori necessari a ridurre l’inquinamento prodotto dallo stabilimento. I nuovi prenderanno tempo, con la scusa che sono arrivati solo adesso e così si continuerà a non fare cambiamenti. Credo che siamo al cospetto di una speculazione finanziaria – aggiunge – mentre noi, che lavoriamo e viviamo qui a Servola, continuiamo a dipendere dal vento e dalle condizioni atmosferiche. Vivere qui equivale a lavorare in un laboratorio chimico, perché se la Ferriera non chiude i problemi continueranno». «Siamo costretti a sperare che lo chiudano questo stabilimento – incalza Ima Messina – e mi rendo conto che, per i lavoratori, si tratterebbe di un disastro, ma non è possibile risolvere altrimenti la questione. Ogni giorno sono costretta a togliere dal giardino di casa mia consistenti quantità di polvere di ferro. Sapevamo che sarebbe finita così – ammette con buona dose di realismo – perché nessuno credeva che un passaggio di proprietà avrebbe determinato sostanziali novità». È lapidario il parere di Paolo Crivelli: «Se a Servola non ci fosse la Ferriera – afferma convinto – avremmo una vera e propria Montecarlo. Invece siamo costretti a convivere con questa polvere che da anni condiziona la nostra vita». «Al di là di chi è il proprietario – dichiara Roberto Sturman – essenziale è il problema dell’inquinamento, che deve essere risolto in tempi brevi. Forse adesso è troppo presto per valutare le intenzioni dei nuovi proprietari, ma indubbiamente i servolani si attendono un miglioramento». Per Livio Trampus a rischiare di più sono i bambini: «Ne abbiamo circa trecento qui a Servola – evidenzia – e sono loro a subire gli effetti più gravi dell’inquinamento atmosferico. Qui a Servola tutti si lamentano, perché i depositi di ferro sono in aumento – continua – e la popolazione aspetta che, prima o poi, qualcuno intervenga per porre dei rimedi». Marco Furlan è perentorio: «La Ferriera sarebbe meglio chiuderla – afferma – anche se ci rendiamo conto che per i lavoratori questa soluzione si tradurrebbe in qualcosa di drammatico. Servola sarebbe molto diversa se lo stabilimento non esistesse, anche perché la nostra collina è bellissima. Io lavoro e vivo qui – precisa – e ogni giorno trovo sul davanzale delle finestre un dito di polvere nera, anche se mi rendo conto che l’inquinamento del centro cittadino è peggiore». Più ottimista si rivela Claudia Cergol: «Speriamo che i nuovi proprietari facciano finalmente qualcosa, per esempio utilizzando l’acqua. Bagnando i residui di ferro – dice – il pulviscolo non si alzerebbe e non raggiungerebbe le case del rione. Una volta era meglio, perciò speriamo che la nuova proprietà investa di più, per evitare che ci siano queste conseguenze sulla vita di tutti i giorni». Molto serena è infine Antonella Riosa: «La Ferriera c’è sempre stata qui a Servola e se gli operai guadagnano è l’intero rione a beneficiarne. Forse si potrebbe risolvere il problema – conclude – mettendo i necessari filtri allo stabilimento, così la produzione potrebbe continuare, senza inquinare l’aria che respiriamo. E l’occupazione sarebbe ugualmente garantita». Ugo Salvini |