Trieste, nasce il Ferriera
social forum
Associazioni e partiti insieme per il
risanamento ambientale delle acciaierie. E la tutela dei redditi
MATTEO MODER
TRIESTE
Il 31 luglio scorso è nato ufficialmente
a Trieste il Ferriera social forum per gestire democraticamente e dal basso
la dismissione dello stabilimento di Servola, di cui è padrone dal
1995 il gruppo Lucchini (3.500 miliardi di lire di fatturato annuo), la
sua riconversione con la salvaguardia dei redditi dei lavoratori (1.500
tra dipendenti e indotto) e dell'ambiente. Ne fanno parte Rifondazione
Comunista, i Verdi, Ya Basta, Wwf, Legambiente, Ics, rete Lilliput e in
pectore Fiom, Fim e Uilm. «L'ingresso ufficiale del sindacato - spiega
Paolo Hlacia, anima dell'iniziativa e responsabile della commissione lavoro
di Rifondazione - può rappresentare un elemento decisivo nella gestione
democratica dei problemi legati alla ferriera, perché costituirebbe
il primo momento di confronto tra lavoratori e cittadini della zona adiacente
allo stabilimento. Gli abitanti patiscono da anni gli insulti degli imbrattamenti,
delle polveri e degli altri fattori inquinanti della ferriera; è
quindi importante che ne discutano con i rappresentanti dei lavoratori
in un'ottica che non sia più quella della difesa del posto di lavoro
tout court e a ogni costo». Per il social forum si prospettano mesi,
forse anni, di duro lavoro, perché se da un lato gravi sono le inadempienze
del gruppo Lucchini nella gestione dello stabilimento, altrettanto pesanti
sono le carenze degli enti locali, comune in primis, tese a ignorare o
a minimizzare i problemi connessi alle inosservanze in materia ambientale,
di sicurezza sul lavoro, di precarietà; e ancora, i finanziamenti
concessi e non concessi, i soldi spesi male, le speculazioni legate alle
privatizzazioni. Il sindaco di Forza Italia, Roberto Dipiazza, appena eletto,
ha detto: «Chiudiamo la ferriera» e ha fatto predisporre dal
Ministero alle attività produttive un piano di dismissione che favorisce
solo Lucchini, non dà alcuna certezza sulla riqualificazione occupazionale
(prevede 200 lavoratori sugli attuali 1.500 alla fine del ciclo di dismissione
previsto per il 2009), risulta disastroso dal punto di vista dell'impatto
ambientale. «Ci sono tre tavoli - dice Hlacia - uno sul piano economico,
uno sul piano ambientale e il terzo sull'occupazione; noi chiediamo che
se ne faccia uno solo perché il problema è globale e così
va trattato, diciamo no al gioco delle tre carte».
Attualmente uno dei due altiforni della ferriera è chiuso «per manutenzione», come l'acciaieria, mentre sulla cokeria - uno degli impianti più inquinanti, ma non il solo - grava il sequestro disposto dalla magistratura e per il quale alcuni esperti nominati dal magistrato stanno cercando un percorso di chiusura compatibile con la produzione e con la salvaguardia della salute. «Il vero problema - racconta Hlacia - resta la centrale di cogenerazione realizzata un anno fa da Lucchini con una spesa di quasi 400 miliardi dilire. Dai ricavi per il 2001 - aggiunge - si evince che solo per la vendita di gas siderurgico (recuperato dalla produzione della ferriera) è stato venduto alla società Elettra che gestisce la centrale e che, guardacaso, è sempre del gruppo Lucchini».
Il piano del governo prevede, oltre alla
chiusura a breve di un altoforno e dell'acciaieria, un coinvolgimento diretto
della Lucchini sia nella realizzazione di un'altra centrale quattro volte
più potente di quella attuale, sia nelle operazioni di bonifica
dei terreni, sia nella gestione di un terminal di massificazione. E' previsto
inoltre un terminal container ad hoc con il coinvolgimento dell'Autorità
portuale e del terminalista Evergreen e insediamenti commerciali. «Niente
- rileva Hlacia - sul mantenimento occupazionale e sull'impatto ambientale.
E' evidente - prosegue - che la Lucchini,«vittima» della volontà
di dismissione, sprema a fondo fino al 2009 tutte le potenzialità
in barba a ritmi di lavoro, sicurezza, prevenzione, investimenti per la
riduzione delle polveri e dei gas». Gli investimenti previsti sono
di 331 milioni di euro. «Ma dove sono? - si chiede Hlacia - gli unici
soldi presenti sono i 13 milioni di euro stanziati ancora due anni fa dall'allora
ministro dell'ambiente Willer Bordon perla bonifica di 40 siti industriali
in regione». «La decisione di Dressi di separare la responsabilità
dei tavoli - dice Antonio Saulle, segretario provincialedella Fiom - evidenzia
la difficoltà di dare risposte positive al mantenimento dei livelli
occupazionali. Si è deciso - prosegue - di dar man libera all'azienda
e di condividere quindi la possibilità di licenziare il personale
attualmente occupato per poi riconsiderarlo in tempi e modi non determinati
ovvero la solita politica dei due tempi». Sul social forum, Saulle
ha detto che ci sono molti punti di convergenza e che il sindacato deciderà
in merito.