Il manifesto 22 ottobre

Ilva, «strage colposa»
Al processo, formulata l'accusa contro i dirigenti delle acciaierie
Indagine su 40 decessi Tutti antecedenti al '95, quando le acciaierie erano pubbliche. Ma la Procura indaga anche sulle morti bianche dell'Ilva privata

ORNELLA BELLUCCI
TARANTO

Quaranta decessi per mesotelioma e dieci casi di malattie tumorali tra operai ed ex operai dell'Italsider di Taranto. Strage colposa. Questa l'ipotesi di reato formulata dal pm Italo Pesiri a carico di 15 ex amministratori delegati e dirigenti dell'Ilva pubblica. Le morti sospette sono tutte antecedenti al `95, anno della privatizzazione delle acciaierie. Tra le patologie accertate, tre casi di Sla, sindrome laterale amiotrofica. Il pool di magistrati, coordinato dal procuratore capo Aldo Petrucci e dal procuratore aggiunto Franco Sebastio, sta passando al setaccio statistiche, ricerche e consulenze tecniche per stabilire se sussista un nesso di causalità tra decessi, malattie e lavoro in fabbrica. All'attenzione del pm anche una vecchia delibera del Cda dell'Italsider che assegnava compiti di bonifica e di recupero ambientale proprio ad alcuni degli indagati. L'inchiesta parte dalle denunce di una ventina di operai ora deceduti, da quelle dei loro familiari e dalle segnalazioni dell'Istituto di Medicina del Lavoro di Bari. Ad allertare la Procura il fatto che gli ammalati, come le vittime, abbiano tutti lavorato al siderurgico: il sospetto degli inquirenti è che le patologie contratte dagli operai siano state originate dall'esposizione di anni a sostanze e materiali nocivi. Avviata anche una perizia tecnica per verificare la relazione tra ruolo e lavoro svolto dai quindici indagati, e decessi e malattie.

Ma il dato sulle morti bianche imputate all'allora Italsider, oggi a Taranto è tristemente anacronistico. I bollettini epidemiologici dell'Asl documentano nell'ultimo ventennio un incremento vertiginoso delle patologie tumorali: tra il 1971 e il 1998 i casi annui di malattia sono raddoppiati, dato in controtendenza rispetto alla media nazionale che è del 29%. Intanto le indagini sulle morti bianche avviate dalla Procura, oltre alla gestione pubblica del siderurgico, mettono sotto accusa l'Ilva privata. Il procuratore capo Aldo Petrucci e il procuratore aggiunto Franco Sebastio hanno aperto un fascicolo d'inchiesta sulle presunte malattie professionali contratte in cokeria. Omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro: questo il capo d'imputazione per Emilio Riva, presidente dell'Ilva, Luigi Capogrosso, direttore di stabilimento, e Roberto Pensa, dirigente di reparto. Gli inquisiti avrebbero omesso di dotare gli impianti delle apparecchiature necessarie a evitare, nel luogo di lavoro e nelle aree circostanti, la dispersione di fumi, gas e polveri di lavorazione.

Intanto diventa materia processuale anche il decesso di Pasquale Stasi, operaio Ilva, vittima nel `98 di un infortunio. Il cinquantenne, mandato sull'Afo 3 per una manutenzione, è precipitato da un ponteggio alto dodici metri schiantandosi al suolo. L'impianto era dismesso dal `95. Omicidio colposo: questa l'accusa formulata dal pm Mariano Baruffa a carico di Luigi Capogrosso, direttore di stabilimento, del tecnico Antonio Tamburrino, e dell'allora caposezione dell'Area Ghisa; Vincenzo Schiavone. I tre non avrebbero informato il lavoratore dei rischi a cui poteva andare incontro coprendo quella specifica mansione. Fatti su cui il 3 febbraio prossimo saranno chiamati a far chiarezza. E mentre la vertenza Ilva slitta di tavolo ministeriale in tavolo ministeriale, arenandosi tra interessi di parte (sia pubblici che privati), la magistratura sembra abbattere le lungaggini proprie del sistema giudiziario, sfornando inchieste su inchieste.