La "fabbrica ubbidiente" si muove
Seimila posti a rischio nel siderurgico di Taranto dove, su 12mila, metà sono precari
ORNELLA BELLUCCI
TARANTO
Si annuncia convulso il tavolo tecnico fissato alle 17 di oggi al ministero delle attività produttive a Roma, dove l'azienda, i sindacati metalmeccanici, Comune, Provincia e Regione avanzeranno le loro proposte per un accordo di programma che miri al riammodernamento del siderurgico di Taranto, salvaguardando ambiente e occupazione. "Proposte di basso profilo" - le definisce Nello De Gregorio, consigliere comunale Ds - "Riva deve riprogettare l'area a caldo puntando su una produzione di qualità che abbatta il precariato in fabbrica". Ma a tutt'oggi né gli enti locali né i sindacati hanno formulato proposte utili a sciogliere il nodo quarantennale su come tenere insieme diritti dell'ambiente e del lavoro. Fatto che espone a rischio diretto sia i lavoratori che i cittadini. Comune, Camera di Commercio e Assindustria chiedono al governo e all'Ilva d'investire nella bonifica generale dell'area Taranto, mantenendo sia i livelli produttivi che quelli occupazionali. Ma quello licenziato a Palazzo di città è un documento generico e antindustrialista che punta a un nuovo modello di sviluppo incentrato su porto e turismo.
La Provincia, in rete con l'Asl e con il mondo accademico pugliese, al governo chiede certezze sul futuro cittadino che passa dall'Ilva, e rilancia il confronto con le imprese locali. Chi ha invece declinato qualsiasi anticipazione sulla posizione da assumere all'incontro romano è il presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto. Unitaria la posizione dei metalmeccanici. "Chiediamo il rifacimento delle batterie ed il mantenimento dei livelli occupazionali" - spiega Rocco Palombella, segretario provinciale della Uilm. "Il documento del sindaco per noi non è vincolante" - precisa Francesco Fiusco, segretario provinciale della Fiom. "Non si può parlare di alternativa alla siderurgia senza aver risolto la miriade di vertenze aperte sul territorio. L'Ilva è una di queste, e va sciolta attraverso una riprogrammazione generale".
Gli ambientalisti, tagliati fuori dal tavolo ministeriale, premono perché la garanzia occupazionale passi attraverso la messa a norma degli impianti. E al governo chiedono di aprire una discussione di prospettiva sulla diversificazione dello sviluppo a Taranto. Ma in che modo ammodernare gli impianti? A chiarirlo è Enrico Gibellieri, presidente del comitato consultivo della Ceca, esperto di siderurgia per il sindacato europeo: " In Europa il 65% di acciaio è prodotto in fabbriche come l'Ilva di Taranto. Le tecnologie innovative da coils attualmente adottate sono identiche in tutti gli stabilimenti. Oggi in siderurgia esistono misure per il controllo e il miglioramento dell'ecocompatibilità ambientale, specie per l'area cokeria e agglomerazione; ma riguardo la parte a caldo del ciclo integrale, a livello mondiale non ci sono novità. Attendiamo i processi di fusione-riduzione che ancora stentano a raggiungere la dimensione industriale." Ma è possibile prevedere batterie meno inquinanti? "Batterie meno inquinanti significa nuove batterie, cioè investimenti proibitivi persino per il governo e per Riva. Gli Stati uniti, ad esempio, da un po' di anni cuociono carbon coke in batterie ecocompatibili, ma si tratta di impianti costosissimi. Tuttavia non è l'unica soluzione all'abbattimento dell'inquinamento. È sempre possibile intervenire sulle batterie esistenti". E come? "Durante la distillazione del fossile non devono esserci fughe di gas, i forni devono essere ben cotti, il regime termico delle batterie dev'essere controllato, il caricamento e lo sfornamento del coke dev'essere affidato a macchine capaci, nella prima fase, di sigillare i forni, nella seconda di captare e assorbire le emissioni. Queste tecnologie a livello mondiale sono già disponibili. In molti stabilimenti 'lo spegnimento a secco' annulla l'impatto ambientale." È possibile risanare l'area a caldo dell'Ilva in vista di una bonifica generale? "Occorre garantire i lavoratori sui propri diritti e sul proprio futuro. Oggi l'obiettivo della siderurgia è produrre le qualità, ed è formando la forza lavoro che si ottiene questo risultato. Del resto mentre a Taranto le condizioni del mercato rendono l'offerta di lavoro di molto superiore alla richiesta, in altri paesi d'Europa (ma già nell'Italia centro-settentrionale) il problema è opposto. Le industrie siderurgiche non riescono a trovare dipendenti, tra gli operai come tra gli ingegneri. Questo è il nodo della siderurgia fuori da Taranto." Ma è possibile che l'Ilva dismetta gli impianti? "Il gruppo Riva è uno dei maggiori produttori di acciaio a livello mondiale. Con 15milioni di tonnellate annue il suo peso sul mercato è determinante. La produzione di laminati a caldo, di prodotti al carbonio per industria automobilistica è l'affare più importante della siderurgia europea. E Riva non ha mai abbandonato uno stabilimento. Ma se oggi un imprenditore siderurgico può partecipare alla privatizzazione di impianti nei paesi dell'est, gli operai di Taranto non sono più disposti a emigrare".