Istituzioni, aziende e parti sociali stamane attorno al tavolo convocato dalla Regione
Ferriera, s’inizia a discutere il piano
L’assessore Dressi: "L’unica strada è l’accordo di programma"
E’ il momento del dunque. Dopo la diffusione dei contenuti e i primi commenti, il piano del ministero delle Attività produttive sulla dismissione della Ferriera e le possibili riconversioni dell’area diventa oggetto di presentazione ufficiale e discussione fra le componenti istituzionali e sociali.
Convocato dall’assessore regionale all’Industria, Sergio Dressi, si apre stamane il tavolo di confronto che dovrà delineare il futuro dell’area. Alla riunione sono state invitate tutte le parti in causa: i Comuni di Trieste e di Muggia, la Provincia, il ministero delle Attività produttive, la Servola spa, l’Acegas, l’Autorità portuale e i sindacati a tutti i livelli (confederali, di categoria e le Rsu).
Quello di oggi sarà comunque un primo esame congiunto delle linee di indirizzo proposte da Roma. "Considero un documento di partenza quello elaborato dal ministero – precisa l’assessore Dressi – rispetto a due ipotesi principali per la riconversione: la piattaforma logistica con annesso distripark, ormai abbastanza condivisa, e la centrale elettrica alimentata a Gnl. Quest’ultima – aggiunge – è un’opportunità importante perchè svincolerebbe dal monopolio della Snam, con forniture di energia e gas anche per la città. L’amministratore delegato dell’Acegas, Paniccia, ha mostrato un forte interesse per questa ipotesi. La stessa Acegas intenderebbe infatti acquistare vicino a Padova un giacimento esaurito da adibire a deposito di gas (si tratta di uno dei sei esistenti in Italia, ndr)".
Il tavolo di oggi servirà soprattutto a delineare il percorso per i successivi approfondimenti delle ipotesi avanzate dal ministero. "L’unica strada da perseguire – sottolinea Dressi – è un accordo di programma fra i vari soggetti, comprese naturalmente le parti sociali".
L’assessore regionale si dice ottimista sul fronte delle garanzie per gli occupati: "Ho trovato interessi condivisi. Ogni passo dovrà essere ben definito con riguardo ai livelli occupazionali".
Non altrettanto convinto, anzi piuttosto critico Dressi si mostra in merito alle società che dovrebbero costituire gli enti pubblici: "Non mi pare la strada più utile — precisa –. Anzi, sa tanto di ritorno alle partecipazioni statali. Abbiamo gli strumenti per accompagnare i processi di riconversione senza dover mettere in piedi dei carrozzoni".
Sul fronte sindacale i possibili sviluppi vengono vissuti con una certa apprensione. Alla Ferriera qualche giorno fa è stato proclamato lo stato di agitazione. "Già da un po’ l’azienda sta chiudendo i contratti interinali, quelli a tempo determinato e quelli di formazione-lavoro – afferma Enzo Timeo, delle Rsu-Uil –. Al tavolo – annuncia – chiederemo garanzie su tutti questi contratti, oltre che per le ditte dell’indotto, che occupano circa 700 persone. Ci attendiamo un impegno della Regione. Non è possibile che il Comune si faccia carico dei piani industriali della città e delle prerogative delle parti sociali".