Le scelte sulla Ferriera dal Comune
alla Regione
L’assessore Dressi diventa "regista"
dell’operazione e coinvolgerà Franzutti e Arduini
L’obiettivo è raggiungere un
accordo di programma entro settembre. A fine mese previsto un vertice più
ristretto. La Lucchini: "Un punto di partenza"
L’"affare Ferriera" passa dal sindaco
Dipiazza all’assessore regionale all’Industria Dressi. Una nuova regia
che punta a un accordo di programma sulla riconversione dello stabilimento,
da firmarsi in tempi brevi. "L’accordo di programma – sottolinea Dressi
– deve arrivare a coinvolgere il governo, anche con riguardo al sostegno
finanzario dell’operazione. Abbiamo infatti alcuni crediti aperti".
Il cambio di gestione è emerso
nell’incontro convocato ieri in Regione proprio da Dressi, al quale hanno
preso parte il sindaco Dipiazza, il vicepresidente della Provincia Greco,
Vittorio Cattarini e Francesco Semino, rispettivamente presidente della
Servola spa e responsabile delle relazioni esterne della Lucchini, la presidente
di Assindustria Anna Illy, il presidente dell’Ezit Ferrante, il direttore
generale dell’Acegas Scolari e tutte le sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil,
Confsal, Cisal e Ugl).
Poichè il piano elaborato dal
ministero delle Attività produttive prende in esame anche aspetti
dei trasporti e dell’energia, Dressi si è impegnato a coinvolgere,
nei prossimi incontri, il collega di giunta Franzutti e l’Ufficio di piano,
che fa capo all’assessore alle Finanze Arduini e che sta elaborando la
nuova legge regionale in materia di energia. Dressi ha anche rimarcato
che "la questione occupazionale è il nodo centrale di qualsiasi
soluzione, e non può essere riferita solo agli ammortizzatori sociali.
Si deve invece parlare di nuova occupazione".
A fine mese ci sarà un primo
momento di discussione attorno a un tavolo più ristretto, dove gli
enti istituzionali affronteranno i nodi dei finanziamenti e delle società
da costituire. "Bisogna arrivare quanto prima – rileva il sindaco Dipiazza
– all’accordo di programma. Come tempi, possiamo pensare a settembre".
Premettendo di aver visto solo ieri
il piano, Francesco Semino, a capo delle relazioni esterne della Lucchini,
dichiara che "può essere un punto di partenza", ma soprattutto ribadisce
che "il fattore tempo è irrinunciabile: un accordo fra quattro mesi
va bene, fra un anno e mezzo per noi è troppo tardi. Mi sembra che
il messaggio sia stato accolto dalle parti presenti".
Sul fronte dell’Assindustria, Anna
Illy, pur avvertendo di aver ricevuto il documento con ritardo, evidenzia
una serie di preoccupazioni, a cominciare dai tempi di riconversione. Quanto
all’impianto per la rigassificazione del Gnl, la presidente di Assindustria
avanza perplessità sul piano tecnico, sia in ordine alla collocazione
sia alla struttura per l’ormeggio delle navi gasiere. Anna Illy esprime
anche altre critiche: "Si parla di fase di passaggio, ma a regime gli occupati
saranno pochi, 150 persone per la nuova centrale elettrica. Tutti sanno
che ci sarà una perdita notevole di manodopera – sottolinea – ma
la sensazione è che cercano di parlarne il meno possibile finchè
il piano non sarà messo a punto. Che ne sarà poi della Sertubi
e della Linde (aziende strettamente collegate alla Ferriera, ndr)? E della
piattaforma logistica non si sa nulla, per non parlare dei costi dell’intera
operazione, che sono molto vaghi".
Annunciando osservazioni sul documento,
soprattutto sulla riconversione di aree su cui sta discutendo con l’Autorità
portuale, il presidente dell’Ezit Pierpaolo Ferrante ritiene che il piano
ha "un’importante valenza di studio; andrebbe però fatto un passaggio
sulle linee strategiche per le zone costiere della città, per evidenziare
la necessità di aree portuali e industriali".
L’Autorità portuale ieri era
assente. Raggiunto a Vienna, il presidente Maurizio Maresca ha precisato
di aver comunicato all’assessore Dressi altri impegni dei dirigenti. "Non
abbiamo ancora ricevuto il documento – ha dichiarato Maresca –. Pur vedendo
bene l’operazione di riconversione, essendo l’Autorità portuale
l’ente competente, per proporre delle scelte bisogna che i funzionari abbiano
modo di studiare il piano".
Sul fronte sindacale un giudizio di
insufficienza del documento, sia per l’aspetto economico sia per quello
occupazionale, giunge dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil.
"A fronte di un’attività industriale – si legge in una nota – che
tra lavoratori diretti e indotto occupa circa mille persone, a regime si
prevede un’occupazione di circa 150 unità". Rilevando l’esigenza
di accelerare il confronto, le tre sigle sindacali esprimono poi "dissenso
a spegnimenti di impianti che penalizzino l’economia triestina e che possano
determinare esuberi senza alcuna prospettiva concreta di occupazione".
L’aspetto dell’occupazione è
anche uno dei due paletti, prioritari a qualsiasi trattativa, posti dalla
Confsal. "Il piano accontenta tutti – afferma il segretario Filippo Caputo
– ma prima di fermare qualsiasi impianto bisogna decidere cosa si fa delle
persone. Inoltre si deve chiarire se il Gnl è pericoloso per la
città. Oggi (ieri, ndr) – prosegue – non si è discusso se
chiudere la Ferriera, ma come chiuderla. E’ una scelta dolorosa, ma a vantaggio
della città, che ha bisogno di meno inquinamento".
Molto critica, infine, la posizione
dell’Ugl: "Il piano privilegia interessi industriali e soluzioni tecniche
– afferma una nota delle segreteria metalmeccanici – mentre si sorvola
sul costo umano dell’operazione, che prevede un esubero superiore a 250
unità, allo stato non collocabili sul mercato e destinate a rimanere
senza significative tutele". Per questo l’Ugl sollecita un intervento del
sindaco affinchè la Trieste Trasporti preveda, nelle prossime assunzioni,
una riserva di posti per i lavoratori provenienti dalla dismissione della
Ferriera, purchè in possesso dei necessari requisiti.