Il Piccolo 11 luglio

Le scelte sulla Ferriera dal Comune alla Regione
L’assessore Dressi diventa "regista" dell’operazione e coinvolgerà Franzutti e Arduini
L’obiettivo è raggiungere un accordo di programma entro settembre. A fine mese previsto un vertice più ristretto. La Lucchini: "Un punto di partenza"

L’"affare Ferriera" passa dal sindaco Dipiazza all’assessore regionale all’Industria Dressi. Una nuova regia che punta a un accordo di programma sulla riconversione dello stabilimento, da firmarsi in tempi brevi. "L’accordo di programma – sottolinea Dressi – deve arrivare a coinvolgere il governo, anche con riguardo al sostegno finanzario dell’operazione. Abbiamo infatti alcuni crediti aperti".
Il cambio di gestione è emerso nell’incontro convocato ieri in Regione proprio da Dressi, al quale hanno preso parte il sindaco Dipiazza, il vicepresidente della Provincia Greco, Vittorio Cattarini e Francesco Semino, rispettivamente presidente della Servola spa e responsabile delle relazioni esterne della Lucchini, la presidente di Assindustria Anna Illy, il presidente dell’Ezit Ferrante, il direttore generale dell’Acegas Scolari e tutte le sigle sindacali (Cgil, Cisl, Uil, Confsal, Cisal e Ugl).
Poichè il piano elaborato dal ministero delle Attività produttive prende in esame anche aspetti dei trasporti e dell’energia, Dressi si è impegnato a coinvolgere, nei prossimi incontri, il collega di giunta Franzutti e l’Ufficio di piano, che fa capo all’assessore alle Finanze Arduini e che sta elaborando la nuova legge regionale in materia di energia. Dressi ha anche rimarcato che "la questione occupazionale è il nodo centrale di qualsiasi soluzione, e non può essere riferita solo agli ammortizzatori sociali. Si deve invece parlare di nuova occupazione".
A fine mese ci sarà un primo momento di discussione attorno a un tavolo più ristretto, dove gli enti istituzionali affronteranno i nodi dei finanziamenti e delle società da costituire. "Bisogna arrivare quanto prima – rileva il sindaco Dipiazza – all’accordo di programma. Come tempi, possiamo pensare a settembre".
Premettendo di aver visto solo ieri il piano, Francesco Semino, a capo delle relazioni esterne della Lucchini, dichiara che "può essere un punto di partenza", ma soprattutto ribadisce che "il fattore tempo è irrinunciabile: un accordo fra quattro mesi va bene, fra un anno e mezzo per noi è troppo tardi. Mi sembra che il messaggio sia stato accolto dalle parti presenti".
Sul fronte dell’Assindustria, Anna Illy, pur avvertendo di aver ricevuto il documento con ritardo, evidenzia una serie di preoccupazioni, a cominciare dai tempi di riconversione. Quanto all’impianto per la rigassificazione del Gnl, la presidente di Assindustria avanza perplessità sul piano tecnico, sia in ordine alla collocazione sia alla struttura per l’ormeggio delle navi gasiere. Anna Illy esprime anche altre critiche: "Si parla di fase di passaggio, ma a regime gli occupati saranno pochi, 150 persone per la nuova centrale elettrica. Tutti sanno che ci sarà una perdita notevole di manodopera – sottolinea – ma la sensazione è che cercano di parlarne il meno possibile finchè il piano non sarà messo a punto. Che ne sarà poi della Sertubi e della Linde (aziende strettamente collegate alla Ferriera, ndr)? E della piattaforma logistica non si sa nulla, per non parlare dei costi dell’intera operazione, che sono molto vaghi".
Annunciando osservazioni sul documento, soprattutto sulla riconversione di aree su cui sta discutendo con l’Autorità portuale, il presidente dell’Ezit Pierpaolo Ferrante ritiene che il piano ha "un’importante valenza di studio; andrebbe però fatto un passaggio sulle linee strategiche per le zone costiere della città, per evidenziare la necessità di aree portuali e industriali".
L’Autorità portuale ieri era assente. Raggiunto a Vienna, il presidente Maurizio Maresca ha precisato di aver comunicato all’assessore Dressi altri impegni dei dirigenti. "Non abbiamo ancora ricevuto il documento – ha dichiarato Maresca –. Pur vedendo bene l’operazione di riconversione, essendo l’Autorità portuale l’ente competente, per proporre delle scelte bisogna che i funzionari abbiano modo di studiare il piano".
Sul fronte sindacale un giudizio di insufficienza del documento, sia per l’aspetto economico sia per quello occupazionale, giunge dalle segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. "A fronte di un’attività industriale – si legge in una nota – che tra lavoratori diretti e indotto occupa circa mille persone, a regime si prevede un’occupazione di circa 150 unità". Rilevando l’esigenza di accelerare il confronto, le tre sigle sindacali esprimono poi "dissenso a spegnimenti di impianti che penalizzino l’economia triestina e che possano determinare esuberi senza alcuna prospettiva concreta di occupazione".
L’aspetto dell’occupazione è anche uno dei due paletti, prioritari a qualsiasi trattativa, posti dalla Confsal. "Il piano accontenta tutti – afferma il segretario Filippo Caputo – ma prima di fermare qualsiasi impianto bisogna decidere cosa si fa delle persone. Inoltre si deve chiarire se il Gnl è pericoloso per la città. Oggi (ieri, ndr) – prosegue – non si è discusso se chiudere la Ferriera, ma come chiuderla. E’ una scelta dolorosa, ma a vantaggio della città, che ha bisogno di meno inquinamento".
Molto critica, infine, la posizione dell’Ugl: "Il piano privilegia interessi industriali e soluzioni tecniche – afferma una nota delle segreteria metalmeccanici – mentre si sorvola sul costo umano dell’operazione, che prevede un esubero superiore a 250 unità, allo stato non collocabili sul mercato e destinate a rimanere senza significative tutele". Per questo l’Ugl sollecita un intervento del sindaco affinchè la Trieste Trasporti preveda, nelle prossime assunzioni, una riserva di posti per i lavoratori provenienti dalla dismissione della Ferriera, purchè in possesso dei necessari requisiti.