"Non convincono le soluzioni
sulla chiusura della Ferriera"
Nella seduta del Consiglio comunale di lunedì scorso, nella quale per la prima volta in quest’ultimo anno si è discusso della Ferriera con un documento, il sindaco non è riuscito a chiarire i nostri dubbi sulla dismissione della Ferriera. Gli stessi dubbi non sono stati chiariti nemmeno dai resoconti dell’incontro svoltosi ieri presso l’Assessorato regionale dell’Industria.
Abbiamo già più volte sostenuto che, da parte nostra, non c’è alcuna posizione preconcetta sulla difesa a oltranza dello stabilimento, ma il futuro che ci viene presentato, al di là del nostro giudizio sulla mancanza di requisiti per la fattibilità, mostra uno scenario estremamente preoccupante, dal punto di vista dell’impatto ambientale, da quello dell’occupazione e più in generale dell’equilibrio dei diversi settori economici presenti nella nostra provincia.
Per chiarezza sintetizziamo quelle che, sulla base della documentazione fino a oggi prodotta, riteniamo essere le maggiori criticità del programma presentato.
1) La fattibilità dell’intervento dal punto di vista finanziario, considerato che nel quadro economico proposto la valutazione dello stabilimento è di 18 milioni di euro a fronte degli oltre 250 milioni di euro investiti dalla Lucchini. Ci sembra poco sostenibile che l’imprenditore regali al Comune o alla Regione il suo impianto... e questo rende difficilmente credibile tutta l’impostazione della proposta. Oppure c’è qualche cosa che non è stata ancora ben scritta.
2) Le soluzioni previste dal punto di vista occupazionale risultano assolutamente aleatorie, prive di serie garanzie. La creazione di una società pubblica che assume il personale licenziato per un’attività di formazione senza una finalizzazione specifica è assolutamente improponibile. È una politica già vista, che ha dato risultati fallimentari, in cui i lavoratori vengono parcheggiati in attesa delle "esigenze del mercato". Se la dismissione dell’impianto vuol dire perdere 1500 posti di lavoro con un indotto di imprese che creano sviluppo, le attività proposte nel progetto elaborato con il Comune quanti posti possono garantire? Dai dati presentati molti, molti meno.
3) Trieste con tanta fatica è uscita dalla gabbia delle partecipazioni statali, che hanno avuto un ruolo storico fondamentale nello sviluppo della città nel dopoguerra, ma che ora sono superate da una politica di apertura verso il mercato. Il centrodestra, propone invece di creare 4 società pubbliche, per assolvere funzioni che, regolamentate, il privato potrebbe svolgere meglio e in maniera più economica. Legare l’economia locale in modo così forte a delle provvidenze statali o comunque pubbliche è un grave passo indietro.
4) In sostituzione dell’impianto della Ferriera ci viene proposta anche la realizzazione di una centrale di produzione di energia elettrica e un terminal di rigassificazione di gnl realizzato su una nave ancorata perennemente nel golfo e collegata con un gasdotto. Terminal che non si è riusciti a collocare praticamente da nessuna parte in Italia per l’opposizione delle istituzioni locali e della popolazione. Come potrà conciliarsi questa ingombrante isola artificiale nel bel mezzo del golfo con le aspirazioni turistiche presenti e auspicate della città di Trieste? Qual è l’impatto ambientale di un simile manufatto? Quali possono essere le conseguenze di un eventuale incidente? Come si concilia con l’operatività del porto? Come si concilia con la sicurezza della cittadinanza?
5) In attesa della chiusura dell’impianto ipotizzata nel 2010 quali saranno gli interventi previsti per limitare l’imbrattamento? È previsto il funzionamento di un altoforno a pieno regime, la cokeria continuerà a funzionare, il minerale continuerà ad arrivare, nulla è previsto per la copertura dei cumuli di carbon fossile... e quali interventi si pensa vengano realizzati dall’impresa su un impianto di cui è già stabilita la chiusura?
E infine, supponendo che a Trieste arrivino effettivamente qualche centinaia di milioni di euro di risorse pubbliche, è giusto utilizzarli per perdere tanti posti di lavoro? Non basterebbero forse molti meno soldi per rendere compatibile dal punto di vista ambientale l’impianto esistente?
E il rimanente non potrebbe essere utilizzato per progetti di cui la città ha bisogno, magari intervenendo sul Porto Vecchio o realizzando il nuovo assetto delle rive, per citare un progetto che è condiviso dalla vecchia e dalla nuova amministrazione, senza creare un terminal per il gas forse meno scomodo della Ferriera ma sicuramente più pericoloso?
Ettore Rosato
coordinatore eletti Ulivo-Lista Illy