Il Piccolo 13 settembre

Dopo l’annuncio della cassa integrazione richiesta per tredici settimane dalla Servola Spa cresce la preoccupazione di Fim, Fiom e Uilm
E alla Ferriera i sindacati tornano all’attacco
Chiesta all’assessore regionale Dressi l’immediata riapertura del tavolo di confronto
 

«Le lavoratrici e i lavoratori, le loro famiglie, la salute dei cittadini, l’economia della città ad oggi non ricevono risposte, ma corrono il forte rischio di non individuare le responsabilità e di ritrovarsi con un territorio ulteriormente depauperato in termini di presenza industriale e con meno possibilità di interesse negli investimenti industriali e imprenditoriali».
All’indomani dell’annunciata cassa integrazione che la Servola spa ha richiesto per 13 settimane, e che dovrebbe coinvolgere cento lavoratori, Fim, Fiom e Uilm tornano all’attacco con un durissimo comunicato che addita le responsabilità dei vari attori della vicenda, dall’azienda agli esponenti politici. E chiedono all’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi l’immediata riapertura del tavolo regionale di confronto. La gestione «cosiddetta ordinaria» dello stabilimento, ribadiscono, non può marciare disgiunta dalla trattativa avviata sul piano di dismissione.
I sindacati denunciano innanzitutto «i ritardi dell’azienda rispetto agli impegni assunti nei confronti degli investimenti di riqualificazione degli impianti concordati con la magistratura per rispondere alle esigenze ambientali». E passano poi alle «omissioni di programmazione dei carichi di lavoro e delle manutenzioni». Ma nel mirino di Fim, Fiom e Uilm finiscono anche le «contraddizioni» della Lucchini che sarebbe passata dal definire «strategica» la Ferriera al manifestare «interesse» per il progetto di riconversione dell’area servolana redatto dal ministero delle Attività produttive. I sindacati additano inoltre la «passività» dell’imprenditore dinanzi all’asserita crisi del mercato, e infine «la tentazione di scaricare sul tessuto economico della città, assumendo la posizione di vittima, le conseguenze di una gestione precaria e ambigua».
Dall’azienda ai politici: Fim Fiom e Uilm accusano «enti locali e sindaco» per la campagna mirata alla chiusura «a tutti i costi» dello stabilimento in assenza di una «alternativa valida in risposta ai livelli occupazionali». Ma il fatto più grave, scrivono ancora i sindacati, sta nell’assenza di «un progetto complessivo sul sistema economico triestino da un lato», mentre dall’altro il governo mira a «insediare a Trieste un deposito di gas già rifiutato in altre regioni italiane».
Alla richiesta di ricondurre il problema della cassa integrazione e dell’immediato futuro dei lavoratori nell’ambito del tavolo regionale, Dressi ancora una volta risponde picche annunciando per l’inizio di ottobre la ripresa del confronto: «Ho già preso l’impegno di salvaguardare i posti di lavoro a tempo indeterminato della Ferriera e dell’indotto, facendo in modo che nessuno resti senza stipendio. Se in alcune fasi di questo percorso le società accedono agli ammortizzatori sociali, questo non pregiudica il mantenimento dell’impegno». E l’accordo di programma che il sindaco Dipiazza voleva firmato entro settembre? «Dieci giorni o un mese non fanno differenza», ribatte l’assessore: «L’accordo va fatto sulla base di documenti e di firme che io devo essere certo di avere».
Intanto, per alcune decine di lavoratori della Ferriera - aggiunge Dressi - si potrebbe profilare una soluzione connessa ai benefici previdenziali per i lavoratori esposti al rischio amianto: «Ho sollecitato a Roma la definizione del problema e voglio che nell’accordo di programma sia definita in questo modo la posizione di sessanta o più lavoratori», dice Dressi. Di questo tema ha discusso nei giorni scorsi in sede ministeriale una delegazione dell’Ugl, intervenuta in merito a varie aziende italiane tra cui appunto la Ferriera.
Infine, ancora a proposito dello stabilimento siderurgico va registrata una nota del capogruppo della Lista Illy in consiglio comunale Roberto Decarli, che usa i toni dell’ironia: «Tra i tanti millantati successi evocati dal sindaco Dipiazza e dell’amministrazione regionale uno solo va riconosciuto, l’essere riusciti a far chiudere la Ferriera giorno dopo giorno, senza accordi con le parti sociali, senza nessuna alternativa credibile, senza la banché minima garanzia occupazionale per i lavoratori e le loro famiglie». Ma se Dipiazza e Dressi «non riuscissero a risolvere il problema Ferriera, scrive ancora Decarli, potrebbero sempre chiedere consigli al prof. Maresca che tanto bene ha fatto per il Porto e per Trieste