Il Piccolo 14 luglio

Giovedì istituzioni, sindacati e industriali voleranno a Roma per discutere la riqualificazione dell’area, ma la magistratura potrebbe affondare il piano
La Cassazione: "Chiudete la cokeria della Ferriera"
Tre giudizi opposti in nove mesi. Dipiazza è perplesso: "Continuerò a prendere le difese dei lavoratori"


Giovedì istituzioni, sindacati e industriali voleranno a Roma per discutere il piano di riqualificazione dell’area della Ferriera redatto dallo staff del ministero delle Attività produttive al termine di un lavoro protrattosi per mesi. Un piano datato maggio 2002, che due mesi dopo la magistratura in via teorica potrebbe semplicemente affondare.
Accanto all’immediata chiusura di un altoforno e dell’acciaieria, il documento infatti prevede secondo altoforno e cokeria in attività sino al 2009-2010, sì da sfruttare appieno gli aiuti finanziari previsti dalla delibera Cip 6 per le aziende che producano energia con fonti rinnovabili. Ma giorni fa i giudici della Corte di Cassazione hanno deciso sull’ennesimo ricorso in merito al sequestro della cokeria. Fornendo al giudice lo strumento giuridico che rende operativo il sequestro. Cosa accadrà ora resta un mistero e i legali della Lucchini spa faranno certo le proprie contromosse, ma se lo volesse il Tribunale potrebbe disporre l’immediata chiusura degli impianti, vanificando di fatto l’intero assetto del piano redatto a Roma.
La Cassazione ha dato nel corso di nove mesi tre giudizi opposti, respingendo due ricorsi e accogliendone un terzo. La cokeria va chiusa, la cokeria non va chiusa: giudizi diversi, dati nell’ambito di procedimenti diversi, su quegli stessi fumi e polveri ritenuti responsabili dell’imbrattamento del rione di Servola, e al centro di due processi (l’uno chiuso, l’altro appena iniziato).
Nello scorso novembre i supremi giudici avevano aperto la via al sequestro, accogliendo il ricorso presentato dal pm Federico Frezza. Tre mesi dopo altri giudici della stessa Corte "bocciavano" un ricorso diverso - ma basato su argomentazioni simili - presentato dallo stesso magistrato. Lo scorso febbraio intanto il Tribunale del riesame diceva ancora sì al blocco degli impianti: di qui il ricorso presentato dai difensori della proprietà. Ricorso che ora appunto la Cassazione ora ha rigettato, dando ragione al Tribunale del riesame.
Secondo il ministero dunque la cokeria va tenuta aperta. Secondo i giudici deve essere chiusa. La eventuale fermata della cokeria, cuore dell’impianto siderurgico, sferrerebbe un colpo mortale allo stabilimento che oggi dà lavoro a centinaia di persone e renderebbe al contempo inattuabile il piano. Niente Ferriera e niente alternative, insomma. Lo scenario, si diceva, è puramente virtuale in attesa delle prossime mosse di giudici e avvocati. Ma arrivano i primi commenti. "Questa storia dimostra una volta di più la fondatezza delle nostre perplessità in merito al piano", attacca il segretario regionale Uil Luca Visentini: "Un piano che da un lato vuole la chiusura immediata di parti efficienti dello stabilimento in assenza di una prospettiva, e dall’altro non affronta il nodo ambientale più stringente rispetto al contenzioso giuridico sulle emissioni inquinanti della cokeria. Siamo contenti che il ministero ci abbia convocati già per giovedì: come Cgil, Cisl e Uil diremo che il documento va ripensato completamente. Si vorrebbero spendere 331 milioni di euro per avere 850 esuberi senza creare nuove attività imprenditoriali, ma portando proposte che complessivamente non occuperebbero più di 150 persone. Il problema non sono le garanzie, ma le attività imprenditoriali che devono generare posti di lavoro..."
Mentre la Lucchini spa se ne resta in silenzio, per la presidente di Assindustria Anna Illy "la nostra preoccupazione ha sempre riguardato i posti di lavoro, e oggi c’è questa ulteriore grana. Il rischio è che la proprietà cominci a non poterne proprio più di Trieste..."
A sottolineare il silenzio che in città ha circondato la decisione della Cassazione è il segretario dei Ds Bruno Zvech: "La notizia è girata l’8 luglio durante la prima udienza del processo bis per i fumi della Ferriera. Due giorni dopo, al tavolo di regia aperto in Regione nessuno ha sollevato il problema. Strano, perché l’azione della magistratura - attacca Zvech - è partita proprio da quelle segnalazioni dei cittadini che il sindaco in campagna elettorale fece proprie. Salvo poi accogliere - per inciso - una vaga ipotesi del ministero tralasciando l’inquietante scenario del deposito di gnl nel golfo. Ora dunque, acquisendo il piano e in presenza di questo pronunciamento della Cassazione - aggiunge Zvech - c’è da aspettarsi che il Comune difenda la cokeria? Oppure che chieda alla proprietà di compiere altri interventi per l’ambiente? O forse il sindaco programmerà delle ferie strategiche? Noi - chiude il diessino - continuiamo a sostenere la bontà di un intervento che preveda investimenti per il contenimento delle emissioni. Siamo disponibili a ragionare su un’ipotesi che coniughi ambiente e sicurezza con occupazione e redditività industriale, non altro".
"Alla luce di questo pronunciamento - commenta invece Dipiazza - avevo ragione a dire che sulla Ferriera occorreva cominciare a lavorare: lo dicono anche i giudici, è un impianto a termine..." Però? "Però io continuerò a prendere le difese della Ferriera e dei lavoratori: che il problema ci fosse lo sappiamo, ma vanificare tutto con un discorso così... Bisogna starci un po’ attenti, l’intera situazione è paradossale. E poi, dall’amministrazione al ministero - chiosa il primo cittadino - tutti per chiudere l’operazione abbiamo tutto l’interesse a che il Cip 6 resti in piedi..."


Secondo il ministero l’impianto va tenuto aperto fino al 2009-2010 per sfruttare gli aiuti finanziari previsti dalla delibera Cip 6 per le fonti rinnovabili

Paola Bolis