Il Piccolo 16 ottobre

Inviato dall’assessore regionale Dressi a tutte le parti interessate il documento che prefigura la totale riconversione dell’area entro il 2009
Ferriera, «piena tutela per lavoro e ambiente»
Nella bozza di protocollo d’intesa un terminal container da 960 mila teu all’anno e un sistema di teleriscaldamento
 

Piastra intermodale e logistica, centrale a turbogas da 380 megaWatt, sistema di teleriscaldamento destinato a edifici civili e industriali. Sono le strutture principali da realizzarsi in un percorso che dovrebbe portare al «graduale superamento della siderurgia» a Trieste. Garantendo «piena occupazione agli attuali dipendenti della Servola spa» e prefigurando «una vera svolta in termini di qualità ambientale del territorio».
Sviluppo industriale, ambiente e occupazione: sono questi dunque, accuratamente sottolineati, i tre capisaldi della bozza del protocollo d’intesa sullo «Sviluppo dell’area industriale di Servola/Trieste» redatta dal ministero delle Attività produttive e in particolare dallo staff guidato da Massimo Goti, già responsabile del nucleo di politica industriale e da poco nominato direttore generale del ministero. Il documento, «ampiamente garantista» come lo ha definito l’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi, è stato inviato ieri da Dressi stesso a tutte le parti interessate: sindacati, Assindustria, Autorità portuale, enti locali, Camera di commercio, Acegas, Servola spa...
Se da un lato la bozza vede riconfermate le linee generali del piano di dismissione redatto lo scorso maggio dal ministero, dall’altro vuol lasciare trasparire una forte attenzione a rassicurare la città in merito a lavoro e ambiente. Il documento riconferma dunque il 2009 come anno della dismissione totale dello stabilimento. Ferma anche l’ipotesi della centrale a turbogas da 380 megaWatt, da realizzarsi «sull’attuale sito dell’acciaieria con capitali privati». Entra ufficialmente nel piano il «sistema di teleriscaldamento per le utenze civili e industriali cittadine» da realizzarsi con «capitali pubblico-privati»: si tratta di un sistema di riciclaggio del surplus energetico prodotto dalla centrale a turbogas. Ulteriormente precisata poi l’ipotesi della piastra intermodale e logistica dove troverebbero posto una piattaforma logistica, un distripark e un terminal container da 960 mila teu/anno (per il Molo Settimo a fine 2001 si parlava di circa 200 mila teu/anno): il tutto attraverso un «banchinamento delle aree a mare antistanti l’attuale stabilimento siderurgico con capitali pubblico-privati». Non manca comunque lo spazio per ancora indefinite «altre ulteriori iniziative industriali».
Questa prospettiva consentirebbe «piena occupazione agli attuali dipendenti della Servola spa, una ricollocazione delle eccedenze derivanti dalla prima fase di chiusure (altoforno e acciaieria) e da quella finale», e infine «un saldo occupazionale dell’area positivo costante nel periodo sia di realizzazione che di gestione delle nuove iniziative industriali».
Ancora, la bozza prevede «soluzioni lavorative o previdenziali adeguate, salvo le scadenze contrattuali previste», per tutti i dipendenti della Servola spa. Le nuove iniziative industriali, una volta a regime, dovranno occupare più di 700 unità (a fine 2001, era ricordato nel piano di dismissione datato maggio, i dipendenti della Servola spa erano 835, di cui 677 a Trieste). All’indotto dovrà essere offerta «la concreta possibilità di riconvertire o integrare le attività» seguendo la «nuova vocazione industriale dell’area». Quanto all’ambiente, «le nuove iniziative allo studio - si legge ancora nella bozza - dovranno rappresentare compatibilità ambientali che siano certamente migliorative rispetto alle normative esistenti e rappresentino pertanto a regime una vera svolta in termini di qualità ambientale del territorio»: il rispetto dell’ambiente insomma non dovrebbe fermarsi all’osservanza dei parametri imposti dalla legge.
La palla passa ora alle parti interessate, che dovranno presentare le proprie osservazioni entro il 22 ottobre: dopo quella data Dressi intende convocare il tavolo di coordinamento in vista della «sottoscrizione del protocollo stesso».
Paola Bolis