Il Wwf denuncia l’estrema vaghezza del piano di riconversione redatto dal ministero delle Attività produttive
"Ferriera, dimenticato l’ambiente"
"Nessun dato concreto su cosa accadrà durante e dopo il processo di dismissione"
Quest’angolo di Adriatico diverrà il fornitore di energia per vaste aree europee? La prospettiva, secondo il Wwf, è chiara. Il traffico portuale di prodotti petroliferi è notevolissimo, con 35 milioni di tonnellate di greggio che ogni anno arrivano a Trieste per poi essere destinate attraverso il terminale Siot a vari Paesi europei. E al petrolio si vorrebbe ora aggiungere la nuova centrale turbogas affiancata al terminale galleggiante di rigassificazione per metano liquido (gnl): un impianto destinato a fornire energia in quantità ben superiore al fabbisogno della regione.
Trieste nuovo polo energetico, dunque? "Se è così lo si dica chiaramente, ma si illustrino anche le conseguenze che questo progetto pone: tra navi gasiere e petroliere, per esempio, in un golfo delle nostre dimensioni lo sviluppo della portualità commerciale troverà qualche difficoltà..."
È questa annotata da Dario Predonzan, responsabile per il territorio del Wwf Friuli Venezia Giulia, soltanto una delle numerose critiche che l’associazione ambientalista muove allo studio per la riconversione dell’area della Ferriera redatto dallo staff del ministero delle Attività produttive. Uno studio che, pure dichiaratamente nato per offrire una soluzione ai problemi ambientali legati allo stabilimento, proprio all’ambiente riserva solo qualche vago accenno.
Il deciso no a un piano considerato inadeguato alla complessità dei problemi trattati è stato racchiuso dal Wwf in un documento indirizzato a istituzioni, proprietà della Ferriera, industriali e sindacati e presentato ieri alla stampa dallo stesso Predonzan accanto a Fabio Gemiti e alla responsabile del Wwf cittadino Lia Brautti. Il documento - nota il Wwf - sottace la parola inquinamento limitandosi a parlare di imbrattamento da polveri, "dimenticando - incredibilmente - l’enorme contributo che la Ferriera" fornirebbe "alle emissioni di inquinanti estremamente pericolosi per la salute, come le polveri sottili Pm10, il benzene e così via".
Altra accusa pesante formulata dai responsabili del Wwf, quella di avere lo staff ministeriale ignorato "del tutto la gran mole di dati disponibile presso gli enti pubblici" privilegiando le "informazioni fornite dalla Servola spa". Gli ambientalisti contestano anche quanto riportato dagli esperti romani a proposito di emissioni: nessun miglioramento si è avuto sul versante della qualità dell’aria, annota il Wwf (che sul tema Ferriera ha appena presentato l’ennesimo esposto alla magistratura): semmai i dati nei primi mesi del 2002 dimostrerebbero un peggioramento della situazione rispetto al 2001.
Vaghezza e totale assenza di cifre, proseguono i vertici locali del Wwf, caratterizzano poi il capitolo relativo ai miglioramenti che sul versante ambientale dovrebbero arrivare con la chiusura parziale e - nel 2010 - totale dello stabilimento. Quanto alla centrale a gas e al terminale galleggiante, osservano ancora gli ambientalisti, nessuna traccia vi è nel documento di valutazione di impatto ambientale. Eppure si dovrebbe trattare di un impianto di tutto rilievo. I numeri a questo proposito appaiono indicativi: "Il terminal di rigassificazione progettato a Monfalcone da Snam per sopperire al fabbisogno del Nord Italia, e respinto dal refendum popolare nel 1996 - osserva Predonzan - prevedeva 12 miliardi di metri cubi di gas movimentati ogni anno. Per Trieste lo studio parla di due soli miliardi di metri cubi annui, ma la capacità di stoccaggio prevista è di 200-270 mila metri cubi contro i 320 mila di Monfalcone: gli ordini di grandezza sono simili. Insomma, o qualcuno ha sbagliato i conti o l’impianto è in realtà di dimensioni notevoli...", arguisce l’esponente del Wwf.
Numeri a parte, concludono gli ambientalisti, il concetto è chiaro: "Si rinvia a tempi successivi ogni approfondimento, chiedendo un atto di fede - un’accettazione a priori e di fatto al buio - in merito a ipotesi soltanto accennate".
Mentre il Wwf si prepara a scendere in campo chiedendo innanzitutto chiarezza, domani al ministero delle Attività produttive sono convocati i rappresentanti dei dicasteri di Ambiente, Lavoro, Infrastrutture, le istituzioni locali, la proprietà, gli industriali e i sindacati. Una riunione in cui, sulla base del piano di dismissione, si dovrebbe iniziare a tracciare un percorso concreto. Cgil, Cisl e Uil hanno già annunciato la propria contrarietà al documento rilevando tra l’altro l’insufficienza di alternative occupazionali che esso offre, mentre la Confsal si è già detta favorevole a una riconversione dell’attività produttiva pur nella salvaguardia dei posti di lavoro. La protesta del sindacato autonomo intanto un risultato, annuncia il segretario Filippo Caputo, lo ha ottenuto: anche la Confsal - inizialmente esclusa dal confronto - è stata convocata a Roma accanto alle sigle dei confederali.