Il Piccolo 18 luglio

Processo della Ferriera: un esperto valuterà il modo di attuazione del sequestro in rapporto al mantenimento dell’impianto
La cokeria nelle mani del perito
E oggi a Roma parte la discussione per la riqualificazione dell’area di Servola


Una spada di Damocle incombe sul piano di dismissione della Ferriera. E’ quella del sequestro della cokeria. Ieri mattina il giudice Fabrizio Rigo ha affidato al professor Everardo Gola, titolare della cattedra di chimica ambientale all’Università di Padova, l’incarico di "valutare le modalità di attuazione del sequestro della cokeria compatibilmente con le esigenze di conservazione dell’impianto".
Il consulente tecnico d’ufficio dovrà in pratica assolvere al difficile compito di dire come ridurre o meglio eliminare per quanto possibile il livello di inquinamento mantenendo in funzione l’impianto. Dovrà indicare le strade da percorrere. Non gli spettano decisioni. Ma la sua scelta potrebbe andare a incidere proprio sulle modalità del piano di dismissione.
Intanto a Roma questa mattina istituzioni, sindacati e industriali parleranno anche di questa decisione nell’ambito della discussione del progetto di riqualificazione dell’area dello stabilimento di Servola realizzato dagli esperti del ministero dell’Ambiente.
Ma il professor Gola dovrà anche rispondere, come consulente del Tribunale, anche ad altre domande. Quesiti specifici riguardanti complessivamente l’analisi dei fenomeni conseguenti alle emissioni delle polveri di carbone a Servola. Sarà in pratica lui che – indirettamente – dovrà confermare sul piano tecnico le accuse per le quali Mauro Bragagni, Giuseppe Lucchini, Michele Bajetti e Piero Nardi, ai vertici dello stabilimento di Servola e management della Lucchini, sono imputati di imbrattamento ambientale a causa dell’omesso controllo delle fasi del ciclo produttivo, della non adozione dei migliori apparati anti-inquinamento e della mancata o ritardata manutenzione di alcune parti dell’impianto della Ferriera. Ma ieri in aula nessun imputato era presente. La lista delle domande del giudice prevede in pratica la valutazione degli eventi quotidiani "in quanto appartengono alla fisiologia dell’impianto" e quella relativa alle "emissioni diffuse, vale a dire vaste fuoriuscite di fumi dannosi e polveri imbrattanti". Il professor Gola dovrà poi sostanzialmente ricostruire le varie fasi di scarico e di trasporto del carbone. Non solo: dovrà anche esaminare anche il funzionamento di varie strutture dello stabilimento con particolare riguardo ovviamente alle emissioni.
Erano presenti in aula invece i due pubbblici ministeri che hanno coordinato l’indagine: Federico Frezza e Maddalena Chergia.
Poi, oltre la transenna, c’erano una trentina di rappresentanti del comitato "Servola respira". Hanno stazionato seguendo con attenzione le fasi preliminari del processo in una sfida al caldo equatoriale durata oltre cinque ore. Da mezzogiorno fino alle quattro del pomeriggio. "Si dicute sui cavilli, sulle virgole, senza mai entrare nel problema", ha detto esasperato verso le due uno di questi spettatori poco addentro agli aspetti procedurali della giustizia. Dopo un’ora altri che si aspettavano un processo-spettacolo, un’udienza all’americana con colpi di scena e condanne immediate se ne sono andati via grondanti di sudore e forse anche delusi.
In apertura l’avvocato Giovanni Borgna, che difende Mauro Bragagni, direttore dello stabilimento di Servola, ha eccepito la costituzionalità delle accuse contestate rilevando che esiste per il giudice troppa discrezionalità: la norma invocata è la stessa che punisce chi getta un vaso di fiori dal poggiolo e chi accende la griglia nel terrazzo di casa. Il legale ha anche sottolineato che altre legislazioni prevedono differenti tipi di valutazioni per l’attività industriale e quella domestica. In questo senso il giudice Rigo si è riservato una decisione chiedendo una memoria scritta. Poi si è andati avanti tra altre eccezioni procedurali e lunghissime ed estenuanti discussioni su mere questioni tecniche. Poi alle sedici l’udienza è stata rinviata dal giudice Rigo al 10 ottobre. E forse quel giorno si entrerà nel vivo della discussione giudiziaria. Quella politica comincia oggi a Roma. Nella Capitale si parlerà di un piano che – teoricamente – nei prossimi mesi la magistratura potrebbe affondare. Accanto all’immediata chiusura di un altoforno e dell’acciaieria, il documento prevede che il secondo altoforno e la cokeria siano in attività fino al 2009-2010, in modo da sfruttare tutti gli aiuti finanziari previsti dalla delibera Cip 6 per le aziende che producono energia con fonti rinnovabili.
Corrado Barbacini