Il Piccolo 19 luglio

L’incontro a Roma definisce tre tavoli di lavoro per concretizzare in tempi strettissimi il percorso delineato nel piano
Sul dopo-Ferriera Dressi attacca Maresca
L’assessore: "Si discute al mio tavolo". La replica: "Competente sulle aree è l’Ap"


Assetto ambientale, assetto sociale, assetto industriale. Sono tre i gruppi di lavoro che di qui a settembre dovranno definire modalità e tempi di realizzazione di quel piano di riconversione della Ferriera in cui è delineata la traccia di un’azione tutta da costruire. Tre gruppi di lavoro dunque, il cui coordinamento viene affidato alla Regione ma nei quali si fa spazio anche ai rappresentanti dei dicasteri interessati. Lo schema offre una tempistica senza sfilacciamenti: prima riunione dei tavoli entro luglio, ulteriore tavolo romano a metà settembre, obiettivo finale l’accordo di programma alla fine di quel mese.
Questo lo scenario sortito dall’incontro sul futuro della Ferriera convocato ieri a Roma dal sottosegretario alle Attività produttive Mario Valducci, e al quale hanno presenziato i rappresentanti dei ministeri di Ambiente, Lavoro, Infrastrutture, Regione, Provincia, Comune, Autorità portuale, Industriali, Lucchini spa e sindacati. Un confronto che, annotano gli esponenti delle sigle confederali, è servito a ribadire le rispettive posizioni. Un confronto dal quale è emerso però anche, per la prima volta, un preciso distacco fra Regione e Autorità portuale, con l’assessore Sergio Dressi a chiedere pubblicamente al ministero un richiamo nei confronti dell’Autorità portuale...
Che succede? Succede, taglia corto Dressi, che "questo difficile tavolo regionale, forte di una presenza ministeriale, dovrà porsi come l’unico in cui discutere: non potrà esserci alcun livello superiore che in qualche modo lo bypassi. Non ho alcuna intenzione di coordinare un tavolo dove si cambiano le opinioni..." Insomma, l’Autorità portuale - come ha più volte rimarcato Dressi - è un ente "di secondo livello". Alla riunione di ieri l’Authority non era rappresentata da Maurizio Maresca bensì da Fabio Rizzi: "È lui il funzionario competente...", chiosa il presidente. Il quale alle parole di Dressi non fa una piega: "Primo o secondo livello non so che siano, per me esistono enti che hanno o che non hanno competenza: la legge dello Stato - insiste Maresca - dà all’Authority la competenza sull’amministrazione del demanio marittimo. Dunque ai tavoli si faranno le scelte, poi l’Ap farà la sua istruttoria e deciderà. Il che non vuol dire essere contrari al piano..." Dietro lo scambio di battute, dicono in molti, potrebbe esserci una questione di aree: quelle che il piano ministeriale riserva alla piattaforma logistica e all’annesso distripark (oggetto di un’intesa tra Ap, Servola spa e Greensisam-Evergreen) sarebbero troppo esigue a giudizio di Maresca, ben deciso a difenderne destinazione portuale. Il presidente ribadisce come l’Ap agisca in base alla legge, ma conferma che "la piattaforma cui stiamo pensando, del resto compatibile con le altre attività prefigurate nel piano, è di dimensioni diverse..."
Tornando all’incontro di ieri, Cgil, Csil e Uil giudicano insufficienti le garanzie offerte nel senso della conservazione dei posti di lavoro (e le Rsu hanno chiesto che l’entità dei dipendenti tra Ferriera e indotto venga fotografata esattamente a oggi e non tra alcuni anni, al termine di un percorso che tra mancati rinnovi di contratti, blocchi di turn-over e così via avrà portato nel frattempo a una significativa riduzione dei lavoratori). La Confsal giudica invece positivamente il documento, pur chiedendo garanzie per il personale; secondo l’Ugl infine "il progetto governativo garantisce la perdita di posti di lavoro".
La sensazione però, come si è detto, è che si voglia fare presto ("e si vede che tutti vogliono fare", dice soddisfatto il sindaco Dipiazza). Ne prende atto Assindustria, che anche ieri ha sottolineato l’esigenza di salvaguardare i livelli occupazionali ma anche le attività produttive nel settore industriale. E ne prende atto la Lucchini, che sin dalla presentazione del piano aveva citato proprio il tempo come fattore essenziale. Anche ieri la proprietà ha in qualche modo tirato in ballo l’argomento, accennando a un prolungamento fino a settembre della fermata dell’acciaieria e dell’altoforno per la consueta manutenzione. "Ma nessuna chiusura a tempo indeterminato è già stata programmata", precisa il responsabile delle relazioni esterne della spa bresciana Francesco Semino, "ci sono dei tempi tecnici oltre i quali ripartiremo". E fra i fattori da valutare intanto c’è anche il sequestro della cokeria, le cui modalità di attuazione che verranno decise dalla magistratura non sono secondarie nel quadro della vicenda.
Paola Bolis