Il Piccolo 21 gennaio 2003

Riunito il «tavolo di regia» presieduto dall’assessore regionale Dressi: l’iter di riconversione proseguirà sulla base di un «indice»
Ferriera, una società per la centrale turbogas
È stata costituita da Lucchini, Acegas, Ansaldo e altri investitori
 

Nuovi personaggi entrano nel business del dopo-Ferriera. Tanto Sviluppo Italia, l’Agenzia nazionale per lo sviluppo economico e imprenditoriale delle aree svantaggiate del Paese, quanto il colosso Ansaldo sono stati citati ieri durante la riunione del «tavolo di regia» per la riconversione dello stabilimento siderurgico convocato dall’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi. Grazie a una intesa con la Regione, Sviluppo Italia avrà il compito di attirare l’insediamento di nuove imprese nell’area servolana. E mentre l’Agenzia si concentrerà sull’attività del distripark connesso alla piattaforma logistica, Ansaldo punta l’interesse sull’altra realtà produttiva destinata a sostituire lo stabilimento siderurgico, cioè la centrale turbogas. Ieri il direttore generale del ministero per le Attività produttive Massimo Goti ha annunciato che di redigere il piano d’impresa per la centrale si occuperà la nuova società in cui Ansaldo è presente accanto a Lucchini, la spa proprietaria della Ferriera, ad Acegas e ad altri investitori. La costruzione della centrale dovrebbe occupare circa 130 lavoratori.
Si vanno profilando dunque i contorni di gruppi e aziende coinvolti nel piano-Ferriera. Accanto alla realtà destinata a occuparsi della centrale va ricordata infatti la Logistica Servola srl nata l’estate scorsa per promuovere la creazione del nuovo terminal: il 50% di Logistica è detenuto dalla Servola spa (Lucchini cioè), l’altro 50% pertiene a Logsystem International, srl controllata dal Gruppo Gavio ma una cui quota di minoranza appartiene a Greensisam-Evergreen.
Oltre a Dressi con i colleghi Pietro Arduini (Finanze) e Paolo Ciani (Ambiente), erano presenti ieri il sindaco Roberto Dipiazza, il vicepresidente della Provincia Massimo Greco e i rappresentanti delle varie realtà coinvolte (Autorità portuale, Lucchini, sindacati...). Il confronto è servito a fare il punto sul percorso già svolto, e sfociato sinora in quel protocollo d’intesa firmato da tutti i soggetti interessati (ma non dai sindacati). Sulla base del protocollo d’intesa, il prossimo passo è un «indice» che Dressi si è impegnato a redigere nel giro di qualche settimana: una scaletta di lavoro in cui dovranno essere indicati azioni e tempistica che tutti i soggetti coinvolti dovranno rispettare per arrivare alla sottoscrizione dell’accordo di programma. Intanto l’Autorità portuale sta lavorando alla progettazione della piattaforma logistica. La Lucchini si appresta invece a definire il progetto per lo «smontaggio conservativo» dello stabilimento: la centrale turbogas sorgerà infatti al posto dell’acciaieria, il cui impianto mantiene un suo valore di mercato. Dressi nei prossimi giorni sarà a Roma per questioni relative all’ambiente e ai benefici della legge sull’amianto di cui alcune decine di lavoratori della Ferriera potrebbero godere.
Per Assindustria, il cui presidente Anna Illy di recente aveva manifestato qualche perplessità sulla riconversione dell’area, quella di ieri è stata «una riunione di rafforzamento della fiducia nel progetto: e anzi, abbiamo annunciato di voler rafforzare la collaborazione con l’Area di ricerca nell’obiettivo di promuovere l’insediamento di aziende ad alta tecnologia sulla nuova piattaforma», dice la numero uno di Palazzo Ralli.
Restano numerosi invece i dubbi da parte sindacale. Nei giorni scorsi tutte le sigle avevano confermato di non poter «condividere la richiesta di cassa integrazione straordinaria» avanzata dai vertici aziendali in assenza di certezze su tempi e modi di attuazione del piano. Dopo l’incontro di ieri «restiamo sulle nostre posizioni», dice a nome di Cgil Cisl e Uil il segretario provinciale Fiom-Cgil Antonio Saulle: «Continuiamo ad assistere a dichiarazioni di intenti, vogliamo accelerare il confronto nel merito del piano». Per questo, aggiunge il segretario regionale Uil Luca Visentini, i sindacati confederali chiederanno un incontro al ministero: «Prima di firmare per la cigs - aggiunge Visentini - vogliamo esaminare i piani d’impresa, conoscere con esattezza le previsioni occupazionali e quelle relative ai corsi di riqualificazione, avere garanzie sull’anticipo del trattamento economico da parte dell’azienda».
Positivo il giudizio della Confsal sull’incontro di ieri: secondo Sandro Vascotto delle Rsu infatti «il problema della cigs può essere tranquillamente risolto da Dressi ricorrendo alla legge sull’amianto», che potrebbe applicarsi a decine di lavoratori. Simile a Cgil Cisl e Uil è invece la posizione dell’Ugl metalmeccanici: «Prendiamo atto della buona volontà di Dressi - dice Wally Trinca - ma neanche ieri sono emersi elementi che garantiscano gli attuali livelli occupazionali né quelli reddituali. E poi che fine ha fatto quella ”fotografia” della situazione esistente? Dalla scorsa estate a oggi si sono persi per strada molti lavoratori...» L’impegno, sempre riconfermato da Dressi, è quello di raggiungere un saldo occupazionale superiore a quello attuale nella data del 2010, anno in cui il piano dovrebbe essere stato portato a compimento con la definitiva chiusura della Ferriera e la messa a regime delle attività sostitutive. Ma è proprio su questi numeri che i sindacati rivendicano garanzie.
Paola Bolis