Riunito il «tavolo
di regia» presieduto dall’assessore regionale Dressi: l’iter di riconversione
proseguirà sulla base di un «indice»
Ferriera, una società
per la centrale turbogas
È stata costituita
da Lucchini, Acegas, Ansaldo e altri investitori
Nuovi personaggi entrano
nel business del dopo-Ferriera. Tanto Sviluppo Italia, l’Agenzia nazionale
per lo sviluppo economico e imprenditoriale delle aree svantaggiate del
Paese, quanto il colosso Ansaldo sono stati citati ieri durante la riunione
del «tavolo di regia» per la riconversione dello stabilimento
siderurgico convocato dall’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi.
Grazie a una intesa con la Regione, Sviluppo Italia avrà il compito
di attirare l’insediamento di nuove imprese nell’area servolana. E mentre
l’Agenzia si concentrerà sull’attività del distripark connesso
alla piattaforma logistica, Ansaldo punta l’interesse sull’altra realtà
produttiva destinata a sostituire lo stabilimento siderurgico, cioè
la centrale turbogas. Ieri il direttore generale del ministero per le Attività
produttive Massimo Goti ha annunciato che di redigere il piano d’impresa
per la centrale si occuperà la nuova società in cui Ansaldo
è presente accanto a Lucchini, la spa proprietaria della Ferriera,
ad Acegas e ad altri investitori. La costruzione della centrale dovrebbe
occupare circa 130 lavoratori.
Si vanno profilando dunque
i contorni di gruppi e aziende coinvolti nel piano-Ferriera. Accanto alla
realtà destinata a occuparsi della centrale va ricordata infatti
la Logistica Servola srl nata l’estate scorsa per promuovere la creazione
del nuovo terminal: il 50% di Logistica è detenuto dalla Servola
spa (Lucchini cioè), l’altro 50% pertiene a Logsystem International,
srl controllata dal Gruppo Gavio ma una cui quota di minoranza appartiene
a Greensisam-Evergreen.
Oltre a Dressi con i colleghi
Pietro Arduini (Finanze) e Paolo Ciani (Ambiente), erano presenti ieri
il sindaco Roberto Dipiazza, il vicepresidente della Provincia Massimo
Greco e i rappresentanti delle varie realtà coinvolte (Autorità
portuale, Lucchini, sindacati...). Il confronto è servito a fare
il punto sul percorso già svolto, e sfociato sinora in quel protocollo
d’intesa firmato da tutti i soggetti interessati (ma non dai sindacati).
Sulla base del protocollo d’intesa, il prossimo passo è un «indice»
che Dressi si è impegnato a redigere nel giro di qualche settimana:
una scaletta di lavoro in cui dovranno essere indicati azioni e tempistica
che tutti i soggetti coinvolti dovranno rispettare per arrivare alla sottoscrizione
dell’accordo di programma. Intanto l’Autorità portuale sta lavorando
alla progettazione della piattaforma logistica. La Lucchini si appresta
invece a definire il progetto per lo «smontaggio conservativo»
dello stabilimento: la centrale turbogas sorgerà infatti al posto
dell’acciaieria, il cui impianto mantiene un suo valore di mercato. Dressi
nei prossimi giorni sarà a Roma per questioni relative all’ambiente
e ai benefici della legge sull’amianto di cui alcune decine di lavoratori
della Ferriera potrebbero godere.
Per Assindustria, il cui
presidente Anna Illy di recente aveva manifestato qualche perplessità
sulla riconversione dell’area, quella di ieri è stata «una
riunione di rafforzamento della fiducia nel progetto: e anzi, abbiamo annunciato
di voler rafforzare la collaborazione con l’Area di ricerca nell’obiettivo
di promuovere l’insediamento di aziende ad alta tecnologia sulla nuova
piattaforma», dice la numero uno di Palazzo Ralli.
Restano numerosi invece
i dubbi da parte sindacale. Nei giorni scorsi tutte le sigle avevano confermato
di non poter «condividere la richiesta di cassa integrazione straordinaria»
avanzata dai vertici aziendali in assenza di certezze su tempi e modi di
attuazione del piano. Dopo l’incontro di ieri «restiamo sulle nostre
posizioni», dice a nome di Cgil Cisl e Uil il segretario provinciale
Fiom-Cgil Antonio Saulle: «Continuiamo ad assistere a dichiarazioni
di intenti, vogliamo accelerare il confronto nel merito del piano».
Per questo, aggiunge il segretario regionale Uil Luca Visentini, i sindacati
confederali chiederanno un incontro al ministero: «Prima di firmare
per la cigs - aggiunge Visentini - vogliamo esaminare i piani d’impresa,
conoscere con esattezza le previsioni occupazionali e quelle relative ai
corsi di riqualificazione, avere garanzie sull’anticipo del trattamento
economico da parte dell’azienda».
Positivo il giudizio della
Confsal sull’incontro di ieri: secondo Sandro Vascotto delle Rsu infatti
«il problema della cigs può essere tranquillamente risolto
da Dressi ricorrendo alla legge sull’amianto», che potrebbe applicarsi
a decine di lavoratori. Simile a Cgil Cisl e Uil è invece la posizione
dell’Ugl metalmeccanici: «Prendiamo atto della buona volontà
di Dressi - dice Wally Trinca - ma neanche ieri sono emersi elementi che
garantiscano gli attuali livelli occupazionali né quelli reddituali.
E poi che fine ha fatto quella ”fotografia” della situazione esistente?
Dalla scorsa estate a oggi si sono persi per strada molti lavoratori...»
L’impegno, sempre riconfermato da Dressi, è quello di raggiungere
un saldo occupazionale superiore a quello attuale nella data del 2010,
anno in cui il piano dovrebbe essere stato portato a compimento con la
definitiva chiusura della Ferriera e la messa a regime delle attività
sostitutive. Ma è proprio su questi numeri che i sindacati rivendicano
garanzie.
Paola Bolis