Un «giudizio negativo
sull’attuale gestione della riconversione della Ferriera» è
stato espresso ieri congiuntamente dalle segreterie di Cgil, Cisl e Uil
nel corso di un incontro. Le tre organizzazioni infatti ritengono «prematuro
l’utilizzo di ammortizzatori sociali, in assenza di un accordo di programma
capace di offrire garanzie di completa ricollocazione del personale».
Prendendo poi spunto da
quanto avvenuto alla Siderco, dove la vertenza si è conclusa con
un accordo sulla mobilità mirato alla ricollocazione dei lavoratori,
gli esponenti di Cgil, Cisl e Uil hanno dichiarato che «tale conclusione
non può in alcun modo rappresentare un modello da seguire per Servola».
«In assenza di un
reale impegno delle parti sulle prospettive industriali previste dall’ancora
ipotetico accordo di programma - hanno proseguito - lo scenario che si
prospetta attualmente è quello della costruzione di una centrale
turbogas che prevede l’utilizzo di pochi lavoratori e una gestione approssimativa
dell’area a caldo, cioè cokeria, altoforno e macchina colare, senza
il superamento degli attuali problemi». E ancora: «In questa
importante partita sul futuro dell’industria in tutto il territorio di
Trieste, a nostro parere condizionata da interessi solo imprenditoriali
che non tengono conto delle necessità sociali, riteniamo che il
processo di dismissione parziale o totale in atto non dovrà comportare
la perdita di un solo posto di lavoro e di questo - hanno sottolineato
- la prima garante dovrà essere proprio l’azienda, che ha tutti
gli interessi alla riconversione, ma dovrà anche occuparsi dei problemi
di carattere ambientale legati alla gestione degli impianti».
Per quanto concerne le prospettive,
Luca Visentini della Uil ha detto che «è essenziale fin dal
prossimo incontro previsto in Regione la presenza allo stesso tavolo dei
rappresentanti dei ministeri interessati a questa operazione, cioè
quello delle attività produttive, dell’ambiente, delle infrastrutture
e del welfare».