Il Piccolo 24 dicembre
 
Anna Illy: «Il Molo VII è in crisi, a che serve un’altra struttura in porto?»
Preoccupazione anche per il commercio
 

Perché costruire un nuovo megaterminal contenitori al posto della Ferriera, se già oggi il Molo VII segna un calo dei traffici del 4 per cento, e non è nemmeno in grado di raggiungere il 50 per cento delle sue potenzialità? Se lo chiede l’Associazione industriali di Trieste che per bocca della sua presidente Anna Illy ieri ha espresso non poche perplessità su alcuni aspetti del piano di riconversione dello stabilimento siderurgico di Servola, durante il tradizionale bilancio di fine anno. Un resoconto compiuto a Palazzo Ralli, sede dell’assindustria provinciale, caratterizzato da parecchie ombre e poche luci, complice la situazione internazionale, e dal quale emerge una città in declino soprattutto nel settore del commercio e portuale.
Ma gli imprenditori hanno la loro ricetta salva-crisi: serve un marketing territoriale efficace che permetta di rilanciare Trieste in tutti i suoi comparti. E deve essere uno sviluppo «equilibrato e condiviso - rimarca la Illy - fatto di un mix fra industria, commercio, turismo, ricerca e portualità».E proprio su quest’ultimo aspetto la presidente degli industriali esprime forti perplessità sulla riconversione dell’area attualmente occupata dalla Ferriera, che da qui al 2010 dovrebbe concretizzarsi in una piattaforma logistica, un distripark e una termocentrale a metano. E se da un lato si apprezza il piano di «reindustrializzazione» coordinato a livello locale dall’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi, dove per la Illy la cosa più importante è il mantenimento dei livelli occupazionali dello stabilimento e nell’indotto, molto più confusa agli occhi degli imprenditori giuliani appare la realizzazione della piattaforma logistica, ovvero quello che è già stato ribattezzato il «Molo Ottavo». Un terminal container che dovrebbe avere un potenziale di 960 mila teu annui, il doppio delle capacità del Molo Settimo. «Questa ipotesi di insediamento - avverte la presidente dell’assindustria - desta perplessità in quanto già il terminal attuale è in crisi, e quest’anno ha raggiunto appena 176 mila teu. E poi, più in generale, la situazione in porto appare poco chiara e perciò ci preoccupa». I timori all’assindustria stanno crescendo anche per quanto attiene il commercio cittadino, in evidente affanno come dimostrano gli allarmi lanciati dai negozianti sulla flessione delle vendite natalizie.
Gli imprenditori citano alcuni dati, riferiti però al 2001, dove viene evidenziata la chiusura di 71 esercizi commerciali a Trieste. Non ci sono elementi per il 2002, anche se non è difficile immaginare che il trend negativo continui. Pessimismo anche sul fronte delle aziende dell’area Ezit, a causa della mancata perimetrazione, nonché delle incertezze sulla bonifica delle aree inquinate come l’ex Aquila.
Ma non ci sono solo note dolenti nel bilancio 2002 di Palazzo Ralli. Negli ultimi dodici mesi si registra infatti un incremento delle nuove imprese industriali. Ben 39 sono infatti le nuove aziende sorte a Trieste nel 2002, per circa 450 nuovi posti di lavoro, prevalentemente distribuiti nel settore dell’industria meccanica e nei servizi alle imprese.
E se la stessa associazione si sta modernizzando, offrendo servizi in rete sempre più precisi agli iscritti, chiara appare la sua posizione sulla regionalizzazione del Frie (il Fondo di rotazione per le iniziative economiche), oggetto di un nuovo assetto organizzativo e operativo. «E’ uno strumento importantissimo - evidenzia il vicepresidente Mauro Azzarita - e l'obiettivo è includere fra i beneficiari anche le grandi imprese. Chiediamo inoltre un Comitato tutto tecnico. Ovvero, se deve essere politico, i suoi membri dovrebbero essere prescelti secondo criteri di professionalità e onorabilità, un po’ come avviene per gli istituti di credito».
Alessio Radossi