Il Piccolo 24 luglio

Decisione unitaria: domani un presidio in occasione dei tavoli di discussione aperti in Regione
Ferriera, lavoratori in sciopero
E i dipendenti attaccano la Confsal, favorevole al piano


Domani mattina nella sede dell’assessorato regionale all’Industria, in via Trento, si discuterà del futuro della Ferriera: ci saranno la proprietà, gli industriali, i sindacalisti, le istituzioni, le aziende interessate al nuovo business e anche i rappresentanti dei vari ministeri coinvolti nell’operazione. E fuori ci saranno loro, i lavoratori della Ferriera. Sciopereranno per quattro ore, dalle 10 alle 14, per "costituire un presidio in occasione dell’apertura di un tavolo di trattativa volto a esaminare il costo umano della dismissione della attività siderurgica". Perché "i lavoratori non sono macchinari che possano essere dismessi con noncuranza".
Queste le parole che si leggono nella nota stilata da Ugo Fabbri, della Ugl, "in nome e per conto di tutte le sigle sindacali presenti in azienda". Una sottolineatura usata a evidenziare l’unitarietà sulla decisione dello sciopero e del presidio presa durante l’assemblea che, promossa da tutti i sindacati d’intesa con le Rsu aziendali, si è tenuta ieri alla presenza di una cinquantina di lavoratori dello stabilimento e dell’indotto.
Dopo mesi caratterizzati dalla preoccupazione e dall’incertezza in attesa che venisse reso noto il piano di riconversione dell’area redatto dal ministero delle Attività produttive, lo sciopero e il presidio rappresentano il primo segnale forte che i sindacati vogliono dare. Un segnale coincidente con la prima riunione di due di quei tre tavoli divisi per settori (sociale, industriale e ambientale) che durante l’ultima riunione romana si è deciso di costituire: l’obiettivo è concretizzare il percorso delineato nel piano, sotto la regia della Regione - con l’assessore all’industria Sergio Dressi - e alla presenza dei rappresentanti ministeriali.
Secondo i sindacati il nodo cruciale - si legge nella nota emessa ieri - è costituito dai "pericoli che incombono sulle famiglie a fronte dell’assoluta assenza di garanzie a tutela dei posti di lavoro nonostante le assicuazioni proclamate in tal senso dalla controparte politica senza adeguate garanzie".
L’assemblea di ieri - sfociata in uno sciopero indetto "per acclamazione" dai lavoratori stessi e non programmato dalle segreterie delle varie sigle, dice Fabbri - è stata caratterizzata da un vivace attacco da parte di alcuni lavoratori alle posizioni della Confsal, e in particolare a quanto sostenuto dal suo segretario provinciale Filippo Caputo, che ha sempre detto sì alla chiusura della Ferriera così come al piano di riconversione. Attacco non insignificante, vista la presenza sempre più consistente del sindacato autonomo nello stabilimento servolano.
Caputo ieri all’assemblea non c’era, ma a proposito dell’adesione della Confsal allo sciopero "deve essere chiaro - dice - che non abbiamo cambiato strategia: nessun no al piano, dunque. Noi chiediamo soltanto garanzie per i posti di lavoro. Quanto al resto, il sindacato deve tutelare chi sta dentro, i lavoratori della Ferriera cioè, ma anche chi sta fuori, ovvero gli abitanti di Servola. C’è chi mette salute e lavoro sullo stesso piano, invece la salute viene prima di tutto... Dobbiamo prenderne atto e gestire la situazione di conseguenza. Quanto all’attacco alla Confsal, è stato preparato a tavolino...", conclude Caputo, naturalmente smentito da altre sigle sindacali.
In ogni caso, con lo sciopero di domani - commenta Sergio Pisano della Uilm - i lavoratori della Ferriera vogliono cominciare a "farsi sentire". Perché le preoccupazioni di qualche mese fa, dicono, sono le stesse di oggi.