Il Piccolo 24 ottobre

I due esponenti della Lista Illy lanciano ancora una volta l’allarme sul piano di dismissione
«Ferriera, dimenticati lavoro e ambiente»
Decarli: «Dipendenti allo sbando». Russignan: «Teleriscaldamento? Una bufala»
 

Riunioni, documenti, protocolli. La questione Ferriera si sta avviluppando in un mare di carte e di parole. I risultati? Lavoratori «allo sbando», livelli occupazionali in discesa, manutenzione sempre più scarsa degli impianti e nessuna miglioria in materia ambientale in vista per i prossimi dieci anni.
Questi i punti nodali toccati ieri dai consiglieri comunali della Lista Illy Roberto Decarli e Alberto Russignan, che in una conferenza stampa hanno denunciato quella che considerano una situazione estremamente preoccupante, a dispetto dei progetti che per l’area si vanno facendo. «La bozza di protocollo d’intesa - ha esemplificato Decarli - prefigura una ”ricollocazione delle eccedenze derivanti dalla prima fase di chiusure”, cioè altoforno e acciaieria. Peccato che questa fase si sia già chiusa, visto che in acciaieria si è smesso di lavorare a luglio e l’altoforno è stato fermato in agosto...»
Le carte insomma rincorrono la realtà. «I documenti - ha annotato Decarli - prevedono che gli impianti alternativi alla Ferriera (centrale turbogas e piastra logistica intermodale, ndr) occupino a regime, cioè non prima del 2010, 700 persone. Ma di qui al 2010? La Siderco, azienda attiva all’interno della Ferriera, è di fatto scomparsa così come la Bimec. Nel luglio 2001 i lavoratori a Servola erano 760, oggi sono 600. E i numerosi cinquantenni ai quali è preclusa qualsiasi possibilità di ricollocazione? E quelli che aspettano di vedersi riconosciuti i benefici della legge sull’amianto, cui tutti hanno dato assicurazioni ma non garanzie? E la decina di lavoratori trasferiti a Piombino, cui è stato fatto sapere che è meglio per loro restare lì?»
Secondo Decarli insomma «c’è poca attenzione all’effetto sociale che avrà la chiusura della Ferriera. Il sindaco Dipiazza aveva annunciato che qualsiasi decisione sarebbe stata subordinata alla piena tutela dei posti di lavoro, ma ora la chiusura va avanti e nessuno parla. Il sindaco mantenga le sue promesse». Quanto all’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi, che sta seguendo l’iter della dismissione, «è persona rispettabile e certo porterà avanti con impegno la questione», ha concluso Decarli, «ma la campagna elettorale per le regionali è aperta...»
Analizzando la questione ambientale, Russignan ha annotato come la chiusura di altoforno e acciaieria non abbia portato, dati alla mano, alcuna miglioria: «La proprietà non sta investendo nella manutenzione degli impianti, che è stata ridotta». E intanto continua a funzionare - e lo farà fino al 2009 - la cokeria, definita da Russignan «la madre di tutti gli inquinamenti».
Quanto alla centrale a turbogas, secondo l’illyano, non è ancora del tutto chiaro come verrà alimentata, ma «l’attuale gasdotto non basterà. Se ne costruirà uno ulteriore sull’altipiano, con un impatto ambientale gravissimo?» La centrale poi, ha aggiunto Russignan, contribuirà a produrre polveri secondarie che faranno salire i valori del Pm10, le polveri sottili che già oggi fanno registrare livelli di guardia in varie zone della città. Quanto al previsto sistema di teleriscaldamento (il riciclo del surplus energetico prodotto dalla centrale per riscaldare edifici cittadini), «è una bufala», ha tagliato netto il consigliere: «Già l’Italsider a suo tempo ne analizzò l’ipotesi, ritenendola impraticabile». Infine, la realizzazione di una seconda centrale accanto a quella già esistente potrebbe avere, nel tempo, degli effetti anche sulla temperatura delle acque del golfo. Il motivo? La legge, ha spiegato Russignan, consente che l’acqua restituita al mare abbia tre gradi in più di quelli riscontrati al momento dell’ingresso nel ciclo produttivo.
p.b.