I due esponenti della Lista Illy lanciano
ancora una volta l’allarme sul piano di dismissione
«Ferriera, dimenticati
lavoro e ambiente»
Decarli: «Dipendenti allo sbando».
Russignan: «Teleriscaldamento? Una bufala»
Riunioni, documenti, protocolli.
La questione Ferriera si sta avviluppando in un mare di carte e di parole.
I risultati? Lavoratori «allo sbando», livelli occupazionali
in discesa, manutenzione sempre più scarsa degli impianti e nessuna
miglioria in materia ambientale in vista per i prossimi dieci anni.
Questi i punti nodali toccati
ieri dai consiglieri comunali della Lista Illy Roberto Decarli e Alberto
Russignan, che in una conferenza stampa hanno denunciato quella che considerano
una situazione estremamente preoccupante, a dispetto dei progetti che per
l’area si vanno facendo. «La bozza di protocollo d’intesa - ha esemplificato
Decarli - prefigura una ”ricollocazione delle eccedenze derivanti dalla
prima fase di chiusure”, cioè altoforno e acciaieria. Peccato che
questa fase si sia già chiusa, visto che in acciaieria si è
smesso di lavorare a luglio e l’altoforno è stato fermato in agosto...»
Le carte insomma rincorrono
la realtà. «I documenti - ha annotato Decarli - prevedono
che gli impianti alternativi alla Ferriera (centrale turbogas e piastra
logistica intermodale, ndr) occupino a regime, cioè non prima del
2010, 700 persone. Ma di qui al 2010? La Siderco, azienda attiva all’interno
della Ferriera, è di fatto scomparsa così come la Bimec.
Nel luglio 2001 i lavoratori a Servola erano 760, oggi sono 600. E i numerosi
cinquantenni ai quali è preclusa qualsiasi possibilità di
ricollocazione? E quelli che aspettano di vedersi riconosciuti i benefici
della legge sull’amianto, cui tutti hanno dato assicurazioni ma non garanzie?
E la decina di lavoratori trasferiti a Piombino, cui è stato fatto
sapere che è meglio per loro restare lì?»
Secondo Decarli insomma
«c’è poca attenzione all’effetto sociale che avrà la
chiusura della Ferriera. Il sindaco Dipiazza aveva annunciato che qualsiasi
decisione sarebbe stata subordinata alla piena tutela dei posti di lavoro,
ma ora la chiusura va avanti e nessuno parla. Il sindaco mantenga le sue
promesse». Quanto all’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi,
che sta seguendo l’iter della dismissione, «è persona rispettabile
e certo porterà avanti con impegno la questione», ha concluso
Decarli, «ma la campagna elettorale per le regionali è aperta...»
Analizzando la questione
ambientale, Russignan ha annotato come la chiusura di altoforno e acciaieria
non abbia portato, dati alla mano, alcuna miglioria: «La proprietà
non sta investendo nella manutenzione degli impianti, che è stata
ridotta». E intanto continua a funzionare - e lo farà fino
al 2009 - la cokeria, definita da Russignan «la madre di tutti gli
inquinamenti».
Quanto alla centrale a turbogas,
secondo l’illyano, non è ancora del tutto chiaro come verrà
alimentata, ma «l’attuale gasdotto non basterà. Se ne costruirà
uno ulteriore sull’altipiano, con un impatto ambientale gravissimo?»
La centrale poi, ha aggiunto Russignan, contribuirà a produrre polveri
secondarie che faranno salire i valori del Pm10, le polveri sottili che
già oggi fanno registrare livelli di guardia in varie zone della
città. Quanto al previsto sistema di teleriscaldamento (il riciclo
del surplus energetico prodotto dalla centrale per riscaldare edifici cittadini),
«è una bufala», ha tagliato netto il consigliere: «Già
l’Italsider a suo tempo ne analizzò l’ipotesi, ritenendola impraticabile».
Infine, la realizzazione di una seconda centrale accanto a quella già
esistente potrebbe avere, nel tempo, degli effetti anche sulla temperatura
delle acque del golfo. Il motivo? La legge, ha spiegato Russignan, consente
che l’acqua restituita al mare abbia tre gradi in più di quelli
riscontrati al momento dell’ingresso nel ciclo produttivo.
p.b.