Il Piccolo 26 ottobre

La Lucchini aveva offerto 500 milioni di vecchie lire in segno di «solidarietà» alla famiglia. Intoppi per la linea difensiva
Ferriera, seimila euro per il kosovaro ucciso
Questo il risarcimento offerto dagli assicuratori dell’impresa in cui lavorava
 

Quanto vale la vita di un operaio kosovaro di 25 anni ucciso alla Ferriera di Servola dagli ingranaggi della macchina caricatrice del carbone?
Per la «Sasa Assicurazioni» vale 6715,94 euro. Poco più di 13 milioni di vecchie lire. Questa è infatti la somma messa a disposizione da un liquidatore della compagnia.
L’«offerta» ha bloccato l’udienza preliminare in cui ieri avvocati e magistrati avrebbero dovuto discutere sulle responsabilità del mortale infortunio di cui è rimasto vittima Lirim Nevzati il 30 ottobre 2000. Lavorava alla Ferriera come dipendente della «V. Servizi», una delle tante società del subappalto. L’udienza è stata rinviata al 29 novembre, sempre di fronte al Gip Massimo Tomassini. La società proprietaria dell’impianto di Servola che fa parte del gruppo Lucchini, aveva invece messo a disposizione dei familiari dell’operaio morto 500 milioni di vecchie lire attraverso una polizza delle Generali. Nessuna ammissione di responsabilità ma un gesto definito dai legali di «mera solidarietà» per la famiglia così duramente colpita.
Sul banco degli imputati erano stati convocati Mauro Bragagni, legale rappresentante della Ferriera; Giuliano Coppetti, direttore dell’area ghisa; Enzo Viola, responsabile del reparto Afo; Salvatore Valenti, ammnistratore della «V. Servizi», la società di cui era dipendente Lirim Nevzati. La «V. Servizi» era assicurata con la Sasa e l’offerta di un risarcimento di 6715,94 euro ha messo in qualche intoppo la linea di difesa del suo cliente ma anche dei manager del gruppo Lucchini, tutti imputati dal pm Luca Fadda di omicidio colposo. I parenti della vittima si erano costituiti parte civile con gli avvocati Bogdan Berdon e Davor Blascovich e speravano in una sollecita e adeguata chiusura del caso. Versando adeguati risarcimenti, il giudice avrebbe dovuto applicare la relativa attenuante.
Lirim Nevzati era uscito di scena il 30 ottobre di due anni fa. Ne se erano accorti perchè il cartellino non era stato timbrato in uscita e proprio Salvatore Valenti aveva dato l’allarme. Le ricerche avevano coinvolto compagni di lavoro, addetti alla sicurezza, carabinieri, poliziotti. L’uomo sembrava scomparso nel nulla. Il 7 novembre da un mucchio di carbone ai piedi della macchina caricatrice numero 2 erano emersi un accendino e un pacchetto di sigarette. Poi alcuni pezzi di stoffa. Infine alcuni brandelli maciullati. Era ciò che restava dell’operaio trascinato nei rulli dagli ingranaggi della macchina. Proteste, scioperi, interrogazioni alla Regione, ma anche un piccolo corteo di kosovari provenienti dal Trivento, tutti come Lirim scampati al massacro dei serbi e fuggiti nel nostro Paese per cercare lavoro.
Claudio Ernè