Claudio Casaburi, 23 anni,
un operaio della Ferriera rimasto ferito in un infortunio sul lavoro alla
vigilia di Natale, da tre giorni sta lottando tra la vita e la morte. Casaburi,
originario di Napoli ma residente a Trieste, è ricoverato nel reparto
di rianimazione di Cattinara. I medici stanno facendo tutto il possibile
per salvarlo. Nell’infortunio ha riportato un terribile trauma cranico
con frattura dell’osso occipitale. Dall’altro giorno è sempre rimasto
in stato di coma. «Le condizioni del paziente sono stazionarie. Non
possiamo aggiungere altro», ha dichiarato ieri mattina con tono preoccupato
un medico della rianimazione.
Gli investigatori della
Mobile e i tecnici del settore anti-infortunistica dell’azienda sanitaria
stanno ancora cercando di ricostruire l’episodio. Anche ieri i poliziotti
hanno interrogato alcuni testimoni. Intanto un primo rapporto è
stato trasmesso al sostituto procuratore Pietro Montrone che dovrà
valutare eventuali responsabilità all’origine dell’ennesimo infortunio
che si è verificato in questi ultimi tempi alla Ferriera.
Da quanto si è saputo
Claudio Casaburi, addetto alle macchine dei forni della cokeria, poco prima
delle 9 di martedì era uscito dalla cabina del mezzo che stava guidando
per pulire il vetro di protezione che gli impediva di vedere all’esterno:
sul vetro si era infatti depositata una fitta coltre nera. A un certo punto
- secondo i primi accertamenti eseguiti dagli agenti della squadra volante
- l’operaio che era uscito è stato investito da un carrello in movimento.
Un urto tremendo: Claudio Casaburi è stato schiacciato contro un
tubo di pressione. Il carrello lo ha colpito tra il collo e la base cranica.
Sul posto sono intervenuti
i sanitari del 118 che hanno trovato il giovane in arresto cardio-respiratorio.
Hanno tentato di rianimarlo sul posto per oltre mezz’ora, e successivamente
lo hanno trasportato all’ospedale triestino di Cattinara.
Intanto esplode la protesta
sindacale. «L’incidente ha evidenziato nella maniera più drammatica
come il futuro della Ferriera rischi di condizionarne il presente»,
tuona Franco Belci, segretario regionale della Cgil. «Il futuro e
il presente della fabbrica - aggiunge - si riflettono, anche in modo dirompente,
nelle concrete condizioni degli uomini che vi lavorano. Non si tratta infatti
solo del destino di una fabbrica intimamente collegata alla storia della
città, ma di quello quotidiano di chi, in carne ed ossa, consente
la produzione. Il ripetersi di incidenti gravi non può infatti essere
considerato - sono sempre parole di Belci - neanche dal punto di vista
meramente statistico, alla stregua di una somma di fatalità. Non
vorremmo che l’incertezza delle prospettive distogliesse l’attenzione dalla
necessità di adeguati investimenti sul miglioramento della sicurezza
sul lavoro. Non possiamo esimerci dal ricordare, di fronte a questo ennesimo
incidente tanto più doloroso in quanto riguarda un ragazzo di 23
anni, come la Regione proceda troppo lentamente nell’attivazione delle
assunzioni necessarie per sostenere il progetto sulla sicurezza».
Dello stesso tenore la dichiarazione
di Giorgio Cecco, vicepresidente del consiglio provinciale. «Dobbiamo
lavorare tutti, soprattutto gli enti e le associazioni di categoria locali
in sinergia per garantire la qualità della formazione. La tanto
discussa ”qualità del lavoro” problema già trattato dalla
commissione europea, dove si evidenzia un confronto con Regioni, enti locali
e parti socili, non può non tener conto della sicurezza e della
salute dei lavoratori, con strumenti seri e di formazione a tutti i livelli».
c.b.