Il Piccolo 2 luglio

Una prima parte dell’impianto siderurgico dovrebbe cessare il funzionamento entro la fine dell’anno
Subito chiusi un altoforno e l’acciaieria



La valorizzazione dell’attività portuale con un terrapieno di 75 mila metri quadri e quella piattaforma logistica il cui progetto è al centro di un recente accordo firmato da Autorità Portuale, Servola spa e Greensisam (Evergreen). La nuova centrale elettrica alimentata da un impianto posto su un terminale galleggiante a due chilometri da terra. Questi - porto e metano, appunto - i due nodi attorno ai quali ruota il progetto definitivo di riconversione dell’area della Ferriera presentato ieri dal responsabile dello staff del ministero delle Attività produttive, Massimo Goti, al sindaco Roberto Dipiazza. Ma vediamo il percorso nei dettagli, così come sono riportati nel documento.
ALTOFORNO. Già in questo semestre del 2002 occorre procedere con la chiusura di un altoforno e dell’acciaieria, così da ridurre rapidamente e in modo significativo i problemi ambientali. Il secondo altoforno comunque, com’è stato ricordato più volte, dovrà restare attivo ancora per alcuni anni: in ballo c’è infatti il soddisfacimento dei requisiti fissati dalla delibera Cip 6, che prevede aiuti finanziari per le aziende che producano energia con fonti rinnovabili (in estrema sintesi, l’Enel paga un prezzo più alto per l’energia fornitale da questi produttori). La chiusura di un altoforno comporterà l’adozione di modifiche all’impianto il cui costo viene stimato in 4 milioni di euro. La fermata di una parte dell’impianto determina 156 esuberi, la maggior parte dei quali - 128 - operai: eccedenza che, tenuto conto dei contratti in scadenza e del normale turnover, il progetto valuta assorbita entro l’aprile del 2003. Per gli impiegati si ipotizzano invece conversioni di attività o cassa integrazione. Anche per l’indotto il piano prevede un riassorbimento degli esuberi entro il 2003, da attuarsi utilizzando gli strumenti della formazione o della riconversione.
PORTO. La valorizzazione delle aree portuali, secondo l’ipotesi progettuale, deve seguire a ruota, sfruttando gli spazi di banchina che si renderanno a breve disponibili ma garantendo al contempo la prosecuzione dell’attività siderurgica residua. Per le sole attività relative al prolungamento della banchina esistente di 120 metri verso Ovest, alla realizzazione di una scogliera e all’opera di tombamento si stima una spesa non inferiore a 10 milioni di euro.
Sempre nel corso di questo 2002, deve cominciare a prendere forma l’"architettura istituzionale" destinata ad attuare il percorso di dismissione: il documento prevede una società di promozione e sviluppo dell’area di Servola alla quale partecipino enti locali come Comune, Regione e Autorità portuale, e il cui compito sia la presa in concessione di aree demaniali, l’acquisto e la gestione di terreni e fabbricati dello stabilimento. Un’altra società di immediata costituzione deve essere quella finalizzata a prendere in carico il personale ex Servola, a riqualificarlo e a ricollocarlo: anche in questo caso a occuparsene dovrebbero essere Comune e Regione. Nel documento si sottolinea che al momento della cessazione totale delle attività siderurgiche (2009 o 2010) l’organico di stabilimento, previsto per allora in 480 unità circa, sarà costituito soprattutto da persone con anzianità medio-bassa: di qui la necessità di costruire tempestivamente percorsi di formazione, addivenendo a specifici accordi tra le parti interessate.
CENTRALE. E veniamo alla nuova centrale elettrica alimentata a gas, ossia a quello che rappresenta l’investimento più rilevante: l’area individuata per la sua realizzazione è quella dell’ex acciaieria, per un totale di 5 mila metri quadri. La centrale, la cui costruzione richiede un paio di anni di lavoro, potrà impegnare fino a 500 addetti locali: quando sarà a regime occuperà una cinquantina di persone, e altrettante nell’indotto.
Come alimentare la centrale? Due le ipotesi previste nel documento. Si può pensare a un gasdotto, oppure a gas naturale proveniente da un impianto di ricezione e rigassificazione di gas criogenico (cioè liquefatto e a -163°) approvvigionato via mare. In pratica, nelle acque antistanti il porto industriale va installato un terminale galleggiante composto da una nave ancorata stabilmente su cui sono installati quattro serbatoi da 200-270 mila metri cubi, l’impianto di rigassificazione e le attrezzature ausiliarie. Alla nave si aggiunge una condotta sottomarina di collegamento che si collega fino alla zona industriale, con la rete già esistente.
In base all’analisi delle condizioni meteo-marittime, il documento prevede che il terminale galleggiante possa essere attivo per 320 giorni all’anno, e che una nave gasiera giunga a rifornire il terminale ogni 15 giorni. Dei due miliardi di metri cubi annui di gas così resi disponibili, uno verrebbe assorbito dalle due centrali di Servola, l’altro verrebbe immesso nella rete di distribuzione regionale e nazionale.
Per condurre questa operazione è prevista nel prossimo anno la costituzione di due società: l’una, per la quale si ipotizza "ad esempio" la presenza di realtà quali Acegas e Lucchini, dovrà realizzare e gestire la nuova centrale turbogas; l’altra - e anche in questo caso è citata Lucchini - si prenderà carico della costruzione e gestione dell’eventuale terminal di gassificazione.
L’ultimo capitolo del piano riguarda la fase in cui, esaurito il regime di agevolazione tariffaria Cip 6 (2009-2010), la struttura produttiva siderurgica potrà essere definitivamente dismessa. A questo punto la centrale che oggi viene alimentata soprattutto da gas siderurgici dovrà essere convertita all’utilizzo del metano; gli impianti siderurgici e le altre attrezzature andranno smontati e venduti o demoliti.
Infine la bonifica dei terreni, che non avrà un costo inferiore ai 45 milioni di euro. Quanto alle aree che non verranno utilizzate per le centrali, bisogna fin d’ora cominciare a ragionare su un mix di attività in cui - prefigura il documento - potrebbero figurare sviluppi commerciali e turistici.
Fin qui, dunque, il piano. Ora bisogna discuterne. E capire che cosa ne pensa la città. E anche Lucchini.