Lucchini: "La gestione ordinaria non c’entra con l’eventuale accordo" Dressi: "Non mi faccio tirare per la giacca"
"Ferriera, licenziamenti striscianti"
I sindacati temono l’inizio di una dismissione silenziosa e chiedono chiarezza
Quale valore reale hanno le assicurazioni più volte offerte a livello politico sulla salvaguardia dei posti di lavoro? Cosa e come si decide davvero ai tavoli, l’uno aperto sotto la regia della Regione alla presenza di esponenti ministeriali e l’altro in cui si ritrovano azienda e lavoratori? Il "peso" dei due luoghi di confronto è uguale, o esiste - e in che misura - una gerarchia?
Queste e altre sono le domande sottese al comunicato con cui i sindacati commentano l’esito dell’incontro tenutosi ieri mattina, in Assindustria, per esaminare la situazione della Ferriera. Una situazione nella cui fluidità le organizzazioni dei lavoratori avvertono "la sensazione che inizino, così come per l’indotto, i licenziamenti striscianti e silenziosi". Mentre i tavoli regionali definiscono strategie a lungo termine puntanto a un accordo di programma, in sede di confronto aziendale la Servola spa rivendica la propria legittima autonomia nella "gestione ordinaria" dello stabilimento. E i sindacati temono di ritrovarsi con il cerino in mano, nel bel mezzo di uno sconcertante "ping-pong tra tavolo aziendale e regionale in materia di salvaguardia dei posti di lavoro". Queste le parole che si leggono nella nota firmata dal segretario provinciale Fiom-Cgil Antonio Saulle a nome di tutte le sigle: Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil, Ugl, Confsal e Cisal.
La durezza dei toni, si è detto, nasce dall’incontro di ieri mattina. Un incontro chiesto da Rsu e segreterie: l’azienda ha infatti da poco comunicato che la fermata, programmata per questi giorni, di un altoforno e dell’acciaieria si protrarranno sino a fine settembre. E a dirla tutta, da più parti si paventa che lo stop di manutenzione diventi definitivo, con l’avanzare del confronto tra le varie realtà interessate alla dismissione.
Per far fronte alla chiusura di acciaieria e altoforno verranno utilizzate le ferie e si procederà, sembra, a spostamenti di settore. L’azienda intanto, annotano i sindacati, tira in ballo "la mancanza di ordini" e il conseguente scarso "carico di lavoro, nascondendosi dietro la crisi del mercato a tutto e solo vantaggio aziendale". E intanto - questo è il sospetto - esercita sui dipendenti una "pressione mirata ad aumentare l’incertezza del loro futuro" predisponendo "le condizioni di uscita e ridimensionamento dell’attività". I più esposti sono i lavoratori assunti con contratto di formazione o comunque a termine: persone sul cui futuro, denunciano i sindacati, l’azienda non ha inteso dare ieri risposta alcuna. Di qui, appunto il timore di quella che Ugo Fabbri dell’Ugl definisce "dismissione strisciante", cioè "attuazione del piano senza garanzie occupazionali".
Alla prospettiva, già emersa ai tavoli regionali, di "fotografare" l’occupazione data da Ferriera e indotto per avere un punto di riferimento sul numero dei posti di lavoro, ieri l’azienda ha di fatto risposto picche. Insomma, commentano i sindacalisti, niente bocce ferme in attesa di definire meglio il percorso di dismissione: e dunque contratti non rinnovati, lavoratori a termine mandati a casa, posti di lavoro cancellati senza essere stati "fermati" in alcun censimento. La nota sindacale addita "l’incompatibilità del confronto su due tavoli diversi, in quanto risultano privi di credibilità e ruolo", chiede "chiarezza nel metodo di confronto e compiti dei rispettivi tavoli allo scopo di superare situazioni ambigue che colpiscono solo gli interessi dei lavoratori della Servola spa" e giudica "intollerabile la risposta riguardante i dipendenti assunti nelle forme a tempo.
A quella proposta dai sindacati, l’azienda oppone una lettura della situazione totalmente diversa: "Premesso che tra i tavoli non c’è contraddizione, è vero che anche in sede regionale abbiamo detto no alla richiesta di bocce ferme, perché la gestione ordinaria va affrontata come se non ci fosse alcuna ipotesi di dismissione in atto", dice Francesco Semino, responsabile delle relazioni esterne della Lucchini spa. "Noi comunque - così Semino - non stiamo affatto cercando furbescamente di limare quelli che, sia chiaro, sono comunque dei micronumeri: sulle cifre, che devono restare le stesse, ci confronteremo nell’ambito di un eventuale accordo di programma. Ci siamo impegnati a fornire in settembre un’analisi, con schede e curriculum anche se senza nomi, della situazione: ci stiamo lavorando".
Intanto, ai sindacati che chiedono con urgenza la riconvocazione del tavolo regionale per "governare tutta la partita" del dopo-Ferriera, l’assessore Sergio Dressi manda a dire che "l’unica riunione che ho già preannunciato è quella di inizio settembre. Mi sono impegnato a garantire che alla fine del percorso di dismissione il numero dei lavoratori risulti almeno pari a quello di oggi, e confermo il mio impegno: ma in questo momento è logico che l’azienda decida in autonomia. E poi - conclude l’assessore regionale - non sono disposto a farmi tirare per la giacca: i sindacati fanno il loro mestiere, ma avevo già detto chiaramente che tra i due tavoli non ci sarebbe stata alcuna confusione".
Paola Bolis