Carmi: "Quella della chiusura è una scelta politica, ma occorre fornire risposte certe ai dipendenti dell’azienda e a quelli dell’indotto"
"Ferriera, sempre meno
gli operai al lavoro"
Dipiazza replica: "Importante
firmare l’accordo di programma entro settembre"
L’opposizione paventa
uno stop definitivo degli impianti. Il sindaco: "Con la crisi dell’acciaio
che succederebbe oggi se anche avessi difeso lo stabilimento?"
Nel clima ancora caldamente leggero di fine agosto, nel "silenzio assordante" del sindaco e di quella Casa delle Libertà che lo sostiene, nell’incertezza dei lavoratori per i quali il futuro è un quiz, "lanciare l’allarme ormai non serve più. Chi aveva garantito il proprio sostegno alle famiglie - Comune, Provincia e Regione - non fa nulla. E la Ferriera chiude".
Roberto Decarli e Alessandro Carmi non hanno esitato a usare le tinte più fosche per dipingere il quadro economico cittadino. Quadro sul quale i due consiglieri comunali della Lista Illy si sono soffermati ieri nella conferenza stampa che hanno tenuto per stigmatizzare l’inerzia a loro avviso dimostrata a questo proposito dagli amministratori pubblici del Centrodestra.
Tema principale dell’incontro, dunque, la Ferriera. "Alcune aziende dell’indotto hanno ridotto il personale, la Siderco ha chiesto per i dipendenti un mese di cassa integrazione, cassa che però probabilmente risulterà di durata ben più pesante", ha esordito Decarli. Quanto allo stabilimento siderurgico, dove risultano per ora fermi l’acciaieria e un altoforno, "la Lucchini dice che si tratta di una chiusura temporanea. Ma non è così", ha argomentato l’illyano, "e lo prova il fatto che non esiste un programma di manutenzione degli impianti finalizzato a una pronta ripresa della produzione. I manutentori stessi, poi, sono in ferie". Ma anche se la proprietà dovesse decidere, tra qualche settimana, per una ripresa, "non avrà il personale sufficiente per farlo: è un anno ormai che gli organici stanno diminuendo". E a proposito di organici, "pare che l’azienda abbia prospettato delle trasferte nello stabilimento di Piombino. Insomma - ha attaccato Decarli - l’impegno preso dall’assessore regionale all’industria Sergio Dressi era quello di fotografare la situazione occupazionale per avere certezza sul numero dei posti di lavoro" da salvaguardare, "ma se continuiamo così tra qualche mese da fotografare non ci sarà più nulla. Speriamo almeno - ha chiuso il consigliere comunale riferendosi al procedimento penale in corso - che sulla cokeria il giudice recepisca l’osservazione dei tecnici" i quali appunto al giudice Fabrizio Rigo hanno fatto notare i "danni gravissimi" cui l’impianto andrebbe incontro in caso di fermata.
Sfogliando la "scaletta" contenuta nel piano di dismissione redatto dal ministero delle Attività produttive, Alessandro Carmi ha sottolineato come sinora, tra tutti gli obiettivi previsti per il secondo semestre dell’anno - tra cui la prevista costituzione delle società incaricate di occuparsi della riconversione dell’area di Servola e della riqualificazione dei lavoratori - ne sia stato centrato solo quello di "chiudere l’acciaieria e l’altoforno".
Se Decarli ha prospettato l’attuale situazione dello stabilimento come foriera di sviluppi negativi a catena sull’economia cittadina, è toccato a Carmi analizzare le prospettive. "La chiusura è una scelta politica, ma devono essere fornite risposte sull’utilizzo dei circa 1.500 lavoratori in gioco tra stabilimento e indotto. Finora c’è soltanto il vuoto pneumatico..." Carmi ha ricordato anche che il memorandum d’intesa firmato il 30 maggio scorso da Autorità portuale, Servola spa e Greensisam-Evergreen indica una possibilità di realizzare la piattaforma logistica e il distripark "a prescindere" dalle ipotesi di dismissione. "C’è una zona adibita oggi a deposito di ferraglie sulla quale si potrebbe già iniziare a lavorare", ha attaccato Carmi annotando come lo stesso piano di dismissione preveda un via immediato a "operazioni portuali sugli spazi di banchina già disponibili".
Memorandum a parte, ha aggiunto l’illyano, restano forti perplessità sulla reale praticabilità dell’ipotesi di una nuova piattaforma, "quando il Molo Settmo oggi lavora appena al 60-65% delle sue possibilità. E forse l’attività diminuirà ancora in seguito alla chiusura della cokeria...". Dopo aver sottolineato una volta di più come lo sbandierato "allineamento dei pianeti", ovvero l’omogeneità politica raggiunta tra i vari enti locali, non abbia in realtà prodotto l’armonia sperata (esempio: "Dressi e Maresca non erano d’accordo neppure sulle dimensioni dell’eventuale piattaforma"), Carmi ha fatto eco a Decarli: "Diciamo che la situazione è drammatica: e siamo realisti, non allarmisti. Vorrei tanto essere smentito..."
Immediata la replica del sindaco Roberto Dipiazza: "Non è colpa del sottoscritto se il mercato dell’acciaio è in crisi, e non solo qui ma in tutto il mondo. Per me, piuttosto, l’importante è arrivare entro settembre alla firma dell’accordo di programma sulla dismissione: a quel punto, forti dell’appoggio di chi di dovere, potremo parlare di tutto il resto". Quanto allo stop agli impianti che gli illyani paventano essere definitivo, "certo dietro alla fermata - così ancora il primo cittadino - ci potrebbero essere delle sorprese. Però se a suo tempo avessi protetto la Ferriera cosa succederebbe oggi, con la crisi del mercato mondiale che ci troviamo davanti?"
Paola Bolis