Essere "contrari" alla chiusura della Ferriera ("Segnalazioni" del 10 luglio) non significa in nessun modo approvazione del suo attuale stato di degrado ambientale, di cui, per l’aspetto della "nebbia densa e maleodorante", ci ragguaglia il 22 luglio, una cortese lettrice; ma significa piuttosto non voler voltar pagina frettolosamente e archiviare un passato lungo cento anni, grigio ed esaltante insieme, senza aver prima capito le cause per cui si è arrivati all’evidente crisi attuale, frutto anche di inadeguati interventi correttivi passati.
C’è una specifica rete sanitaria all’interno e all’esterno delle aziende: qui a Servola perché non ha funzionato? Come mai i servolani preferiscono invitare "il giudice e il perito" a ispezionare i loro giardini, anziché rivolgersi alla sezione specifica sanitaria che pur opera in zona? Noi rischiamo di moltiplicare all’infinito i nostri errori, esportandoli in altre zone critiche. Riscrivere, con scrupolo, la "storia della salute ella Ferriera", vuol dire ripensare, migliorandola, l’intera organizzazione sanitaria della città, Servola compresa.
Lucio e Renata Fabbretti