Il portavoce del gruppo bresciano: "Un buon punto di partenza, ma non possiamo continuare a lavorare alla giornata"
La Lucchini: "Importante fare presto"
Nel quartier generale della Lucchini spa per il momento si ritengono soddisfatti. L’obiettivo prefissato in questa fase è stato raggiunto: l’analisi che il documento romano ha dedicato alla situazione dello stabilimento, alle risorse che vi sono state impegnate e alle prospettive che si potrebbero delineare, riconosce all’imprenditore il merito - e il credito - degli investimenti compiuti a Trieste. E in questo senso guarda con rispetto all’interlocutore.
A Brescia sono ora in attesa di un documento che - correttamente, sottolineano - deve compiere quel percorso istituzionale nel cui ambito è stato concepito, prima di essere trasmesso ai proprietari dello stabilimento. Ma la valutazione appare positiva: "Sembrano sussistere le condizioni per metterci intorno a un tavolo e vedere se le situazioni prefigurate possano essere inquadrate in un percorso, se sia possibile insomma arrivare a un accordo di programma che, ovviamente, non abbiamo ancora firmato", sintetizza il responsabile delle relazioni esterne del gruppo, Francesco Semino.
Nessuna pregiudiziale, comunque: "La condizione, che a quanto ho appreso dalla stampa mi sembra essere stata soddisfatta, era quella di vedere rispettata la nostra serietà, tutto quello che finora abbiamo fatto", dice Semino: "Come disse il senatore Antonione quando per primo parlò di una possibile riconversione dell’area, l’imprenditore che ha investito non può pagare per scelte altrui". Lucchini è disponibile a trattare, dunque. Ma intanto "noi proseguiamo con i nostri programmi che riguardano anche il miglioramento in termini ambientali: per raffreddare gli impianti da poco usiamo l’acqua industriale e non quella potabile, grazie a un’operazione per la quale abbiamo speso un paio di miliardi di lire. E stiamo avviando il nuovo elettrofiltro per agglomerato, che contiamo di far funzionare a regime entro questo mese: si tratta di una protezione in più che ci è costata una quindicina di miliardi di lire. Insomma, non abbiamo tirato i remi in barca", annota Semino.
Resta quel fattore tempo che rappresenta "una variabile fondamentale. Abbiamo tutto la necessità di fare presto, di capire in fretta qual è il punto di arrivo. Da troppi mesi ormai - conclude Semino - questa struttura industriale sta vivendo alla giornata: è una condizione che non possiamo permetterci né per gli impianti né per le persone che ci lavorano".