Riunione convocata dall'assessore regionale
Dressi con i soggetti interessati alla dismissione dell’impianto siderurgico
a fine 2009
Ferriera: intesa su piattaforma
e centrale turbogas
Sembra definitivamente tramontata l’ipotesi
di un’isola piena di metano in mezzo al golfo
Confermata la cassa integrazione. L'azienda
disposta a anticipare il trattamento economico, a condizione che i sindacati
firmino l’accordo
Chiusura di un altoforno e dell’acciaieria,
e poi sì alla piattaforma logistica e sì alla centrale turbogas.
La strada è quella. Si continua dunque a lavorare sulla base del
percorso indicato nel piano di dismissione della Ferriera redatto lo scorso
maggio dal ministero delle Attività produttive. La conferma è
arrivata nel corso della riunione tenuta ieri negli uffici dell’assessore
regionale all’industria Sergio Dressi, che ha convocato i rappresentanti
di Comune, Provincia, Acegas, Autorità provinciale e Lucchini spa.
E se il responsabile delle relazioni esterne
della proprietà bresciana, Francesco Semino, usando la consueta
prudenza parla di «apprezzamento» a proposito della riunione
definita come «un passo avanti», Dressi si dichiara più
decisamente «molto soddisfatto»: resta fermo, dice l’assessore,
l’intendimento di non lasciare a casa neanche un lavoratore; sulla questione
ambientale i parametri diverranno ancora più restrittivi; e intanto,
a Roma già oggi si inizierà a stendere la bozza di quel protocollo
di intenti da sottoporre anche ai sindacati nella speranza di arrivare
alla firma entro la fine di questo mese, come annuncia l’assessore.
Ma vediamo nel dettaglio i contenuti dell’incontro,
tenuto al termine di una serie di valutazioni che i vari protagonisti della
vicenda hanno condotto nelle scorse settimane. Ieri, spiega l’assessore,
«tutti i presenti hanno confermato la forte condivisione dei due
progetti-chiave, quello cioè della piattaforma e quello della centrale
turbogas». Confermata anche la tempistica della dismissione: lo stabilimento
siderurgico, fermo restando la chiusura in tempi brevi dell’acciaieria
e di un altoforno, dovrebbe cessare totalmente la propria attività
a fine 2009. Quanto alla centrale turbogas - una centrale a gas naturale
da 400 megaWatt - è stato invece confermato l’abbandono di un’ipotesi
contenuta nel piano originario: quell’impianto di ricezione e rigassificazione
da installarsi in mare, a un paio di chilometri dalla costa, forte di quattro
serbatoi (così si ipotizzava nel documento ministeriale) da 200-270
mila metri cubi. Certo Dressi (ma non solo lui) deve aver giudicata pericolosa,
quantomeno in termini di popolarità, la prospettiva di un’isola
piena di metano in mezzo al golfo: Monfalcone, Snam e il referendum di
qualche anno fa insegnano... Comunque «di terminali in mare non c’è
alcun bisogno, la centrale sarà alimentata semplicemente via gasdotto
potenziando la rete di metano già esistente, secondo l’altra ipotesi
prospettata dal piano ministeriale», taglia corto Dressi.
Resta confermato intanto anche l’indirizzo
del teleriscaldamento, cioè il riciclo del «surplus»
energetico prodotto dalla centrale per riscaldare edifici della città.
Quanto alla questione ambientale, «dovremo chiedere che vengano applicati
criteri più restrittivi sui parametri previsti dalla legge»,
dice Dressi: la parola d’ordine, insomma, è propiziare una non burrascosa
convivenza tra lo stabilimento e gli abitanti dei rioni circostanti.
Nel corso della riunione, riferisce ancora
Dressi, è stato affrontato anche il tema della cassa integrazione
che partirà lunedì per cento lavoratori: l’azienda, su richiesta
dell’assessore, si è detta disponibile ad anticipare il trattamento
economico, a condizione però che i sindacati firmino l’accordo.
Adesso dunque la palla passa a Roma, dove
sarà stesa una bozza di protocollo d’intenti - per legge, l’obbligatoria
«anticamera» dell’accordo di programma - da sottoporre alle
parti sociali. Parti il cui eventuale assenso al documento d’intenti, chiude
Semino, potrà confermare (o meno) il «passo in avanti»
compiuto ieri.
p.b.