Il Piccolo 4 ottobre

Riunione convocata dall'assessore regionale Dressi con i soggetti interessati alla dismissione dell’impianto siderurgico a fine 2009
Ferriera: intesa su piattaforma e centrale turbogas
Sembra definitivamente tramontata l’ipotesi di un’isola piena di metano in mezzo al golfo
Confermata la cassa integrazione. L'azienda disposta a anticipare il trattamento economico, a condizione che i sindacati firmino l’accordo

Chiusura di un altoforno e dell’acciaieria, e poi sì alla piattaforma logistica e sì alla centrale turbogas. La strada è quella. Si continua dunque a lavorare sulla base del percorso indicato nel piano di dismissione della Ferriera redatto lo scorso maggio dal ministero delle Attività produttive. La conferma è arrivata nel corso della riunione tenuta ieri negli uffici dell’assessore regionale all’industria Sergio Dressi, che ha convocato i rappresentanti di Comune, Provincia, Acegas, Autorità provinciale e Lucchini spa.
E se il responsabile delle relazioni esterne della proprietà bresciana, Francesco Semino, usando la consueta prudenza parla di «apprezzamento» a proposito della riunione definita come «un passo avanti», Dressi si dichiara più decisamente «molto soddisfatto»: resta fermo, dice l’assessore, l’intendimento di non lasciare a casa neanche un lavoratore; sulla questione ambientale i parametri diverranno ancora più restrittivi; e intanto, a Roma già oggi si inizierà a stendere la bozza di quel protocollo di intenti da sottoporre anche ai sindacati nella speranza di arrivare alla firma entro la fine di questo mese, come annuncia l’assessore.
Ma vediamo nel dettaglio i contenuti dell’incontro, tenuto al termine di una serie di valutazioni che i vari protagonisti della vicenda hanno condotto nelle scorse settimane. Ieri, spiega l’assessore, «tutti i presenti hanno confermato la forte condivisione dei due progetti-chiave, quello cioè della piattaforma e quello della centrale turbogas». Confermata anche la tempistica della dismissione: lo stabilimento siderurgico, fermo restando la chiusura in tempi brevi dell’acciaieria e di un altoforno, dovrebbe cessare totalmente la propria attività a fine 2009. Quanto alla centrale turbogas - una centrale a gas naturale da 400 megaWatt - è stato invece confermato l’abbandono di un’ipotesi contenuta nel piano originario: quell’impianto di ricezione e rigassificazione da installarsi in mare, a un paio di chilometri dalla costa, forte di quattro serbatoi (così si ipotizzava nel documento ministeriale) da 200-270 mila metri cubi. Certo Dressi (ma non solo lui) deve aver giudicata pericolosa, quantomeno in termini di popolarità, la prospettiva di un’isola piena di metano in mezzo al golfo: Monfalcone, Snam e il referendum di qualche anno fa insegnano... Comunque «di terminali in mare non c’è alcun bisogno, la centrale sarà alimentata semplicemente via gasdotto potenziando la rete di metano già esistente, secondo l’altra ipotesi prospettata dal piano ministeriale», taglia corto Dressi.
Resta confermato intanto anche l’indirizzo del teleriscaldamento, cioè il riciclo del «surplus» energetico prodotto dalla centrale per riscaldare edifici della città. Quanto alla questione ambientale, «dovremo chiedere che vengano applicati criteri più restrittivi sui parametri previsti dalla legge», dice Dressi: la parola d’ordine, insomma, è propiziare una non burrascosa convivenza tra lo stabilimento e gli abitanti dei rioni circostanti.
Nel corso della riunione, riferisce ancora Dressi, è stato affrontato anche il tema della cassa integrazione che partirà lunedì per cento lavoratori: l’azienda, su richiesta dell’assessore, si è detta disponibile ad anticipare il trattamento economico, a condizione però che i sindacati firmino l’accordo.
Adesso dunque la palla passa a Roma, dove sarà stesa una bozza di protocollo d’intenti - per legge, l’obbligatoria «anticamera» dell’accordo di programma - da sottoporre alle parti sociali. Parti il cui eventuale assenso al documento d’intenti, chiude Semino, potrà confermare (o meno) il «passo in avanti» compiuto ieri.
p.b.