Il Piccolo 7 luglio

Forti critiche del Centrosinistra al documento sulla dismissione predisposto dal ministero per le Attività produttive
"Ferriera, quel piano fa acqua"
Rosato: dove si troveranno i soldi? Dolenc: inquinamento fino al 2010


Forti perplessità sul piano per la dismissione della Ferriera, consegnato nei giorni scorsi al sindaco Dipiazza. Le hanno espresse, in una conferenza stampa, il coordinatore della Lista Illy e dell’Ulivo, Ettore Rosato, e i consiglieri comunali Fulvio Camerini, Igor Dolenc e Roberto Decarli. Posizioni critiche che troveranno eco domani in Consiglio comunale, dopo che il sindaco avrà relazionato sul documento.
Premettendo che "non abbiamo alcuna posizione preconcetta sulla chiusura della Ferriera, e non difendiamo ad oltranza lo stabilimento", Rosato ha sintetizzato in alcuni punti le critiche al piano elaborato dal ministero delle Attività produttive. Quanto alla riconversione del personale, il documento è ritenuto insufficiente: per una formazione "generica" sono previsti solo 18 milioni di euro. Per la fattibilità dell’intervento, Rosato ha parlato di costi ipotetici: "Non si dice dove saranno reperiti, e manca un indennizzo alla Lucchini. Si crede che la Lucchini regali agli enti pubblici uno stabilimento in cui ha investito 500 miliardi di lire?".
La dismissione si regge poi, sempre secondo Rosato, sulla reintroduzione delle partecipazioni statali, con la nascita di quattro imprese gestite dallo stato. E sul fronte della sicurezza si è detto preoccupato per il terminal di rigassificazione del Gnl: "La nave-deposito, gli impianti e il collegamento costituiscono un pericolo in un’area a vocazione portuale, con limitazioni all’operatività dello scalo e rischi per la città. E’ corretto usare 330 milioni di euro – si è chiesto poi Rosato – per perdere 1500 posti di lavoro? Con quella cifra la città potrebbe fare grandi cose per il suo sviluppo".
Un ventaglio di critiche anche da Igor Dolenc (Ds-Ulivo), il quale ha esordito rilevando che l’inquinamento resterà tale per dieci anni, visto che la cokeria e l’altoforno rimarranno attivi. "Questi impianti – ha detto – vanno salvaguardati perchè ci sono gli incentivi Cip 6 sulla produzione di energia elettrica che danno un utile alla Ferriera". La scansione temporale, fissata al 2009, è poi ritenuta ottimistica da Dolenc: "Il piano di rientro dell’occupazione non prevede nuovi posti di lavoro. Non può accontentare la previsione di 200 persone impiegate per l’impianto del Gnl".
L’aspetto dell’impatto ambientale, sempre secondo Dolenc, "avvilisce, dopo la strenua battaglia condotta a Muggia contro il Gpl. Monfalcone ha rifiutato un impianto che dava garanzie ben diverse sotto il profilo ambientale". E quanto ai costi il consigliere diessino ha chiesto da dove arrivano i fondi, posto che "l’operazione sarà gestita dagli enti istituzionali, che hanno già problemi di bilancio".
"La dismissione della Ferriera è un meccanismo di grande complessità, che rischia di essere quello dell’apprendista stregone", ha sostenuto dal canto suo Fulvio Camerini (Ulivo), evidenziando che il documento ministeriale dedica 28 pagine all’esistente e solo 11 all’aspetto propositivo. Per la riconversione degli occupati si parla di costi ipotetici, ha proseguito Camerini, mentre la società che dovrebbe occuparsene dovrebbe nascere già entro l’anno. Solo piccole cifre sono poi a disposizione per la bonifica dell’area. In definitiva, secondo Camerini il supporto finanzario all’operazione è debole.
Roberto Decarli (Lista Illy) si è scagliato contro quegli esponenti della Regione che nel ’99 confermarono l’importanza della Ferriera, e due anni dopo hanno deciso di chiuderla: "Il cambio di opinione non è dovuto a problemi occupazionali e ambientali: ci sono di mezzo gli affari, del Governo e del Comune. L’inquinamento e l’occupazione non interessano per nulla".
Quanto all’operatività degli impianti, Decarli ha ricordato che "l’altoforno 3 e l’acciaieria saranno chiusi per ragioni ambientali, ma non si dice che per far marciare un solo altoforno la cokeria, l’impianto più inquinante, funzionerà al 100% fino al 2010". Riguardo all’occupazione Decarli ha infine rimarcato che alcune ditte dell’indotto stanno già riducendo il personale, e che dagli attuali 1500 dipendenti (700 diretti, 800 dell’indotto) si passerà a 350 complessivi, fra piattaforma logistica, impianto di Gnl e seconda centrale elettrica.