Il Piccolo 9 ottobre

Un diverso posizionamento della struttura manderebbe all’aria il piano di dismissione dello stabilimento su cui da mesi si sta lavorando
Piattaforma logistica, opera-chiave nel dopo Ferriera
 

Cosa c’entra la Ferriera con il Porto vecchio? È una delle pedine-chiave da muovere sulla scacchiera. Perché è quella l’area individuata da tempo per realizzarci la piattaforma logistica che la legge obiettivo (il cui iter per il Friuli Venezia Giulia è stato seguito dall’assessore Franco Franzutti) inserisce tra le grandi opere della nostra regione. Opere da finanziare adeguatamente, appunto, a patto però che a Roma sia presentata in tempi prestabiliti (entro pochi mesi) la relativa progettazione.
Facile capire, poi, come attorno al posizionamento della piattaforma si giochi una partita dalle implicazioni politiche di tutto rilievo: proprio sulla creazione di questa struttura, da affiancarsi a una centrale turbogas, poggia il piano di riconversione dell’area dello stabilimento siderurgico redatto lo scorso maggio dal ministero delle Attività produttive e poi utilizzato come documento-base per la costruzione di un percorso di dismissione condiviso da tutti, a partire dai sindacati per arrivare alla proprietà dello stabilimento. Percorso che dovrebbe concludersi entro il 2010 con la cessazione totale dell’attività siderurgica. Nel frattempo però, posta la immediata chiusura di un altoforno e dell’acciaieria, la struttura residua dovrebbe convivere, secondo il piano, con lo sviluppo di «un’attività portuale alternativa e/o addizionale». Un diverso posizionamento della piattaforma comporterebbe la frantumazione di quell’ipotesi di riconversione dell’area così come si è andata concretizzando ufficialmente da maggio, sotto la supervisione dell’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi nei cui uffici sono stati aperti i vari tavoli di lavoro. La posizione personale dell’assessore è delicata anche perché a pochi mesi dalla fine della legislatura regionale si trova a gestire un nodo delicatissimo e complicato, che vede in primo piano - tra l’altro - le centinaia di lavoratori della Ferriera e dell’indotto con i sindacati che continuano a denunciare lo «stallo» in cui versa la situazione. Proprio ieri in una riunione delle segreterie provinciali è stata decisa un’assemblea che si terrà lunedì nello stabilimento al fine di stabilire, sentiti i lavoratori, eventuali «azioni di lotta», come le chiama il segretario regionale Uil Luca Visentini. Lunedì scorso è infatti partita la cassa integrazione ordinaria per cento lavoratori, e da tempo i sindacati chiedono che il tavolo aperto in Regione sulla dismissione sia unificato con quello aperto dall’azienda per la gestione di questa fase: i lavoratori, protestano i sindacati, non possono pagare con la cassa integrazione e soprattutto con l’incertezza sul proprio futuro il prezzo di una scelta tutta e soltanto politica quale è quella della dismissione della Ferriera.
A complicare la situazione c’è il fatto che, con molto ottimismo, nei mesi scorsi si era parlato da parte del sindaco Dipiazza di chiusura dell’accordo di programma entro settembre. Le cose, com’era prevedibile, si sono rivelate meno semplici del previsto.
Tornando alla ubicazione della piattaforma - confermata in area Porto nuovo durante la riunione dell’altro ieri - va ricordato che già la scorsa primavera il comitato interistituzionale composto da Comune, Provincia e Autorità portuale si era espresso in questo senso nell’ambito di un documento ufficiale. Lo scorso maggio poi, prima che fosse reso noto il piano di dismissione della Ferriera, Authority, Servola spa e Greensisam-Evergreen firmavano un memorandum d’intesa per lo studio relativo a una piattaforma logistica nell’area, citando tra i possibili fondi a disposizione anche quelli della legge obiettivo. Legge obiettivo che, per inciso, non individua in modo esatto l’ubicazione della grande opera.
p.b.