Un diverso posizionamento della struttura
manderebbe all’aria il piano di dismissione dello stabilimento su cui da
mesi si sta lavorando
Piattaforma logistica,
opera-chiave nel dopo Ferriera
Cosa c’entra la Ferriera
con il Porto vecchio? È una delle pedine-chiave da muovere sulla
scacchiera. Perché è quella l’area individuata da tempo per
realizzarci la piattaforma logistica che la legge obiettivo (il cui iter
per il Friuli Venezia Giulia è stato seguito dall’assessore Franco
Franzutti) inserisce tra le grandi opere della nostra regione. Opere da
finanziare adeguatamente, appunto, a patto però che a Roma sia presentata
in tempi prestabiliti (entro pochi mesi) la relativa progettazione.
Facile capire, poi, come
attorno al posizionamento della piattaforma si giochi una partita dalle
implicazioni politiche di tutto rilievo: proprio sulla creazione di questa
struttura, da affiancarsi a una centrale turbogas, poggia il piano di riconversione
dell’area dello stabilimento siderurgico redatto lo scorso maggio dal ministero
delle Attività produttive e poi utilizzato come documento-base per
la costruzione di un percorso di dismissione condiviso da tutti, a partire
dai sindacati per arrivare alla proprietà dello stabilimento. Percorso
che dovrebbe concludersi entro il 2010 con la cessazione totale dell’attività
siderurgica. Nel frattempo però, posta la immediata chiusura di
un altoforno e dell’acciaieria, la struttura residua dovrebbe convivere,
secondo il piano, con lo sviluppo di «un’attività portuale
alternativa e/o addizionale». Un diverso posizionamento della piattaforma
comporterebbe la frantumazione di quell’ipotesi di riconversione dell’area
così come si è andata concretizzando ufficialmente da maggio,
sotto la supervisione dell’assessore regionale all’Industria Sergio Dressi
nei cui uffici sono stati aperti i vari tavoli di lavoro. La posizione
personale dell’assessore è delicata anche perché a pochi
mesi dalla fine della legislatura regionale si trova a gestire un nodo
delicatissimo e complicato, che vede in primo piano - tra l’altro - le
centinaia di lavoratori della Ferriera e dell’indotto con i sindacati che
continuano a denunciare lo «stallo» in cui versa la situazione.
Proprio ieri in una riunione delle segreterie provinciali è stata
decisa un’assemblea che si terrà lunedì nello stabilimento
al fine di stabilire, sentiti i lavoratori, eventuali «azioni di
lotta», come le chiama il segretario regionale Uil Luca Visentini.
Lunedì scorso è infatti partita la cassa integrazione ordinaria
per cento lavoratori, e da tempo i sindacati chiedono che il tavolo aperto
in Regione sulla dismissione sia unificato con quello aperto dall’azienda
per la gestione di questa fase: i lavoratori, protestano i sindacati, non
possono pagare con la cassa integrazione e soprattutto con l’incertezza
sul proprio futuro il prezzo di una scelta tutta e soltanto politica quale
è quella della dismissione della Ferriera.
A complicare la situazione
c’è il fatto che, con molto ottimismo, nei mesi scorsi si era parlato
da parte del sindaco Dipiazza di chiusura dell’accordo di programma entro
settembre. Le cose, com’era prevedibile, si sono rivelate meno semplici
del previsto.
Tornando alla ubicazione
della piattaforma - confermata in area Porto nuovo durante la riunione
dell’altro ieri - va ricordato che già la scorsa primavera il comitato
interistituzionale composto da Comune, Provincia e Autorità portuale
si era espresso in questo senso nell’ambito di un documento ufficiale.
Lo scorso maggio poi, prima che fosse reso noto il piano di dismissione
della Ferriera, Authority, Servola spa e Greensisam-Evergreen firmavano
un memorandum d’intesa per lo studio relativo a una piattaforma logistica
nell’area, citando tra i possibili fondi a disposizione anche quelli della
legge obiettivo. Legge obiettivo che, per inciso, non individua in modo
esatto l’ubicazione della grande opera.
p.b.