a cura di Favilli-Gianardi per coordinamento nazionale siderurgici PRC
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VENERDÌ, 14 MARZO
2003
Pagina 1 - Piombino - Elba
Lucchini non paga, ditte
in difficoltà
La crisi si ripercuote
sugli appalti, preoccupazioni per gli stipendi
Le imprese legate al
gruppo bresciano sotto pressione
PIOMBINO. C’è preoccupazione
in città, soprattutto tra gli operai delle imprese d’appalto. La
voce corre, i sindacati e le forze politiche ne discutono. La Lucchini
da mesi ormai non sta pagando le ditte collegate in qual che modo al gruppo:
la Siderco, la Trailer che si occupa di trasporti, la Bimec che ha officine
elettromeccaniche, la Bicomet che si occupa di tagli degli scarti e delle
pulizie industriali. Imprese che nel complesso occupano circa 250 lavoratori
e che si trovano in oggettive difficoltà.
Difficoltà fino che
punto? Le imprese questo mese dovrebbero pagare i loro lavoratori, ma non
c’è da dormire sonni molto tranquilli per i prossimi. Un po’ meglio
sembrano stare le ditte locali: la Lucchini paga, anche se qualche volta
con irregolarità o con soli anticipi. I sindacati stanno seguendo
con discrezione ma con la massima attenzione la vicenda. Ma le preoccupazioni
sono molte e, anche se non esistono comunicazioni ufficiali, alcuni dirigenti
delle stesse ditte hanno confermato ai lavoratori il quadro delle incertezze.
E Luciano Gabrielli, responsabile Fiom per le imprese, annuncia che nei
prossimi giorni riunirà i lavoratori per completare in modo più
puntuale la conoscenza delle situazioni a rischio. Tutto sembra comunque
da riferirsi al sistema dei flussi finanziari all’interno della Lucchini,
più che a difficoltà produttive dello stabilimento. Alcuni
reparti come Tmp, è vero, risentono più di altri della crisi
di mercato e ci sono rotaie di troppo nei magazzini della fabbrica. Ma
dalla direzione di Brescia fanno notare che il recente accordo per la fornitura
in un milione di tonnellate di Bramme al gruppo compensa l’equilibrio produttivo.
Le difficoltà non sono taciute, ma si parla anche di segnali che
lasciano intravedere recuperi positivi sul mercato del’acciaio. I segnali
negativi per il gruppo Lucchini arrivano invece sul versante finanziario.
Un allarme qualche giorno fa lanciato anche dal settimanale l’Espresso.
Il gruppo (26 stabilimenti in Italia Francia e Polonia) ha un indebitamento
che è raddoppiato negli ultimi cinque anni. Lucchini e le finanziarie
a lui alleate, per non aumentare i debiti, dovranno mettere le mani al
portafoglio o sbarazzarsi di alcune delle loro società. Ma ci sono
in aggiunta i problemi legati ai prestiti senza rating (non sottoposti
al controllo delle agenzie internazionali). A luglio scadrà la prima
parte di questi titoli e la Lucchini dovrà restituire qualcosa come
300 milioni di euro. La preoccupazione dunque è doppia. Da una parte
si teme per i lavoratori, dall’altra per le voci che circolano nel mondo
della finanza e che finiscono per rendere alla Lucchini più difficile
districarsi nelle difficoltà. (g.p.)
VENERDÌ, 14 MARZO
2003
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INFORTUNIO ALLA LUCCHINI
Grave il lavoratore ustionato
Pedroni punta il dito
sull’organizzazione: Bozinof era da solo
PIOMBINO. È ancora
in prognosi riservata nel reparto grandi ustionati dell’ospedale di Sanpierdarena,
il lavoratore macedone investito da un getto di acqua bollente all’interno
della Lucchini. Le condizioni di Rade Bozinof, 33 anni, dipendente Sifi,
restano gravi anche se ha trascorso una nottata relativamente tranquilla.
I medici del centro specializzato genovese hanno riscontrato ustioni sul
40% del corpo. Percentuale e ustioni meno pesanti rispetto a quelle indicate
in un primo momento e che lasciano spazio ad un cauto ottimismo. Le rappresentanze
sindacali della Sifi, con Daniele Scaffai (Cgil) sono in contatto con i
familiari. Con loro hanno attivato un canale di comunicazione ricorrendo
ai colleghi di un cantiere che l’azienda ha nell’area genovese. Mercoledì
pomeriggio Bozinof, che vive a Piombino con la moglie e una bimba di un
paio d’anni, stava svolgendo un’operazione considerata ordinaria nell’impianto
spegnimento loppa dell’altoforno. Un intervento di manutenzione per il
quale il lavoratore si trovava in una canaletta da cui passa l’acqua di
riciclo. Ed è lì che è stato colpito in pieno da un
potente getto d’acqua bollente che lo ha trascinato per alcuni metri. Durante
le prime verifiche effettuate dagli operatori Asl, non sono state riscontrate
anomalie nel funzionamento dell’impianto. Almeno sul piano teorico, le
pratiche operative sarebbero state eseguite in maniera da garantire la
disattivazione delle pompe, interrompendo, così, il riscaldamento
dell’acqua. Sul piano teorico, appunto. Perchè, evidentemente, non
è andata così. Alle indagini dell’Asl spetterà il
compito di capire di più. Un compito difficile, decisamente ostacolato
dalla mancanza di testimonianze dirette. Perchè, a quanto pare,
Bozinof era solo e anche questo pone interrogativi sull’organizzazione
del lavoro nella zona. Un’organizzazione che porta Paolo Pedroni (segretario
Fiom Cgil) ad etichettare l’infortunio come una «Fotocopia dell’ultimo
mortale in Lucchini, l’estate scorsa, quando un lavoratore rimase sepolto
vivo nella tramoggia, peraltro a poca distanza dal luogo dell’incidente
di mercoledì». Al di là delle modalità diverse
- comunque atroci - il nodo focale resta la struttura organizzativa che
porta ad operare, in uno spazio circoscritto, dipendenti di imprese diverse
(Lucchini e ditte d’appalto) senza che il braccio destro sappia cosa fa
il sinistro. Una mancanza di coordinamento che colpisce in modo più
pesante i lavoratori dell’indotto; l’anello più debole di una catena
che, promesse a parte, non si interrompe mai. Lo scorso mese un altro operaio
Sifi aveva perso tre dita in un ingranaggio.(v.p.)
VENERDÌ, 14 MARZO
2003
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«Il diritto più
importante è quello di riportare a casa la pelle»
Messaggio della «Toffolutti»
al presidente Ds. Prc: infortuni frutto della concertazione
PIOMBINO. «C’è
una guerra silenziosa che ogni anno uccide in Italia oltre 1.300 lavoratori.
Ma non c’è un diritto più importante del diritto di riportare
a casa la pelle». Comincia così il messaggio che l’associazione
«Ruggero Toffolutti» consegnerà oggi pomeriggio a Massimo
Dalema, presente al Metropolitan per l’iniziativa dei Ds. La «Toffolutti»,
nata per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’emergenza sottovalutata
degli infortuni e delle malattie professionali, ricorda l’ennesimo incidente
accaduto a un lavoratore degli appalti. E chiede che, nel momento in cui
nel Paese, movimenti, partiti e sindacati si impegnano nella difesa dei
diritti e delle tutele di chi lavora, la sicurezza sia considerata priorità
tra le priorità. Anche Rifondazione interviene sull’infortunio e
non ha dubbi: «Si tratta di un altro frutto avvelenato del processo
di privatizzazione, della politica industriale devastante dell’ultimo decennio
e della pratica della concertazione che dei diritti aveva fatto terreno
di negoziato». Per Rifondazione, in Lucchini, «con la concertazione
si è arrivati a comprimere il diritto di sciopero. Il fatto che
la vittima dell’ultimo infortunio sia un immigrato macedone, accresce il
valore e il significato dell’opposizione alla guerra, superando la vergogna
dell’acquiescenza sindacale alla guerra della Nato nei Balcani».