| Il Gruppo Lucchini sta affannosamente cercando finanziamenti dalle banche per coprire un forte indebitamento. “A garanzia della propria affidabilità”, prospetta un piano di cessioni e riduzione degli occupati. La Ferriera di Servola (TS), con i suoi circa 600 dipendenti diretti, chiuderà entro il 2009. La Lutech (500 dipendenti circa a Piombino) è destinata ad essere ceduta, come pure la Elettra (poche decine di addetti, sempre a Piombino). Ma, anche scontando queste dismissioni, il Gruppo vuole scendere, dagli attuali diecimila dipendenti diretti, a 6.100 nel 2009, a fronte di un fatturato previsto comunque attestato sui valori attuali, pari a due miliardi di euro annui. |
L’aumento dello sfruttamento è nelle cose.
Lucchini, che ha acquisito molte delle sue fabbriche dalla svendita
della siderurgia pubblica a un prezzo stracciato, non può pensare
ora di cavarsela con ulteriori tagli agli organici.
E’ fin troppo prevedibile che cercherà di contrapporre un sito
produttivo contro l’altro, la promessa di salvare uno stabilimento a scapito
di un altro per dividere i lavoratori. Ogni impostazione localista da parte
delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori, sarebbe non solo socialmente
e moralmente sbagliata, ma risulterebbe del tutto perdente, cadendo nella
trappola del padrone. Serve invece il massimo di unità e di
mobilitazione comune a livello nazionale. Anzi va ricercato il coordinamento
con gli altri lavoratori degli stabilimenti Lucchini all’estero, a partire
da quelli presenti in Polonia, paese destinato nel 2004 ad entrare nell’Unione
europea.
Il Gruppo motiva le proprie difficoltà finanziarie soprattutto
con gli investimenti realizzati a Piombino (oltre 900 milioni di
euro, di cui 600 a carico del Gruppo). A Piombino si domandano quanto e
come tali investimenti abbiano davvero migliorato la qualità del
prodotto, del lavoro e dell’ambiente (buona parte delle risorse erano destinante
all’ambientalizzazione della cokeria): a giudicare dai problemi con la
clientela, dalla nocività del lavoro, dalla vera e propria crisi
ambientale degli impianti, la qualità non è davvero il punto
di forza dello stabilimento piombinese, al punto che i rischi di chiusura
non si possono escludere, al pari di possibili mire speculative sulle aree!
Adesso si parla di un accordo di programma per Piombino. Esso deve prevedere
innanzi tutto la verifica degli accordi precedenti (v. cokeria, parchi
minerali eccetera) – e le sanzioni per il mancato rispetto.
La possibilità di dare una risposta vincente alle mosse di Lucchini
e delle banche - che stanno diventando padrone delle scelte industriali
e produttive senza che ne abbiano alcuna cognizione, ma solo interessate
a garantirsi le loro rendite finanziarie- passa attraverso una vertenza
nazionale del Gruppo Lucchini.
Una vertenza che riunifichi popolazioni e lavoratori per l’acciaio
pulito di qualità. Questa è la strategia che il nostro partito
persegue in modo omogeneo e coerente in tutte le situazioni, a Piombino,
a Brescia ed anche Servola dove in un contesto diverso e particolare Rifondazione
e il Forumferriera rivendicano che il processo di trasformazione avvenga
nel modo più rapido, evitando speculazioni sulle aree che vanno
invece risanate e i lavoratori immediatamente ricollocati.
La VERTENZA LUCCHINI deve porre al centro
In questo quadro, l’intervento pubblico può mettere a disposizione risorse per ricerca, innovazione e risanamento ambientale, a patto che il Gruppo Lucchini risulti avere rispettato i precedenti accordi e assuma impegni precisi e sanzionabili in merito al futuro. Un futuro che deve vedere la produzione orientata alla qualità, dentro una programmazione capace di superare le schizofrenie del “libero” mercato, per esempio impegnando il Gruppo nel quadro di un Piano nazionale della mobilità, della ferrovia e del cabotaggio, dove l’acciaio pulito ha un avvenire e una funzione sociale e ambientale.