DIFESA DELL'OCCUPAZIONE, DELLA SALUTE,
DELL'AMBIENTE E DELLA SICUREZZA SUL LAVORO

NON E' ANDATA COSI'

Uscita dalla siderurgia, mercato mondiale dell'acciaio e perdita dei posti di lavoro
Prima una politica europea sulle quote di produzione dell'acciaio e poi il meccanismo delle privatizzazioni hanno comportato una riduzione massiccia dell'occupazione nel settore siderurgico. Il passaggio dall'intervento delle partecipazioni statali al privato ha comportato, come nel resto dell'industria italiana, un attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e ai loro diritti, una precarizzazione dei rapporti di lavoro. Giustamente oggi, in un momento "favorevole" del mercato ( taglio netto alle esportazioni di coke dalla Cina e conseguente impennata dei prezzi) i lavoratori si chiedono perché si chiudono gli stabilimenti e perché sono nuovamente loro a pagare, con cassa integrazione, mobilità e licenziamenti, aumenti dei ritmi di lavoro e calo della sicurezza, il costo di scelte sbagliate. La mobilitazione dell'intera città di Terni in difesa dei posti di lavoro ci richiama le manifestazioni della città di Trieste nel 1995 in difesa della Ferriera. Risulta oggi evidente che non basterebbe neanche un rilancio e un impegno del Governo nazionale per il rilancio della siderurgia in mancanza di una politica comune europea in tal senso. E' altrettanto evidente che sul mantenimento dei livelli occupazionali (investimenti e delle eventuali riconversioni), sulle gravi questioni della salute e dell'ambiente e sicurezza (bonifiche e risanamento degli impianti che restano in funzione) l'interlocutore e il diretto responsabile è il Governo nazionale.

In particolare il caso Servola e la Lucchini
In questa situazione generale va analizzato il comportamento del Gruppo Lucchini che non ha rispettato gli impegni dell'accordo del '95, che è arrivato a Trieste a costo zero, che ha perseguito l'affare della centrale di cogenerazione, che ha sfruttato gli impianti, l'ambiente e i lavoratori contrapponendosi alla città.
Ferriera SI Ferriera NO
Il dibattito è stato costretto dal comportamento della Lucchini, che ha perseguito i suoi interessi rafforzando la sua posizione con la minaccia della perdita dei posti di lavoro, in due schieramenti uno per la chiusura e uno per il mantenimento dello stabilimento. Le strumentalizzazioni politiche, le campagne stampa, la disinformazione hanno sempre lavorato alla costruzione di questa contrapposizione tra lavoratori e cittadini. Con questo metodo tutte le ragionevoli richieste e rivendicazioni relative alla salute, al salario, all'ambiente e alla sicurezza sul lavoro sono state archiviate e colpevolmente semplificate nella richiesta di chiusura.

Salvare la Ferriera e tenerla aperta ad ogni costo (sindaco Illy)

In questa operazione si è distinto il centrosinistra e direttamente l'allora sindaco Illy, e tutta l'area di riferimento compresi i sindacati. Parliamo del periodo in cui le centraline non funzionano, i lavoratori superano il commissariamento e conservano il posto di lavoro, l'Arpa e l'A.S.S. non scrivono di polveri sottili. Sostegno totale all'imprenditore Lucchini, proprio perché imprenditore. In un eccesso di coerenza l'allora sindaco arrivato alla presidenza della Regione ha affermato che la situazione era cambiata perché non c'era più la volontà di Lucchini di tenere aperto lo stabilimento e non perché era stata confermata dall'intervento della magistratura la bontà e giustezza delle proteste.

Chiudere la Ferriera e salvare Lucchini (sindaco Dipiazza)
La dichiarazione per la chiusura della Ferriera di Antonione e l'operato del sindaco Dipiazza e dell'ex assessore Dressi, pure riconoscendo la gravità della situazione non hanno prodotto soluzioni, ma dietro le dichiarazioni ufficiali hanno in pratica garantito la conclusione dell'affare centrale di cogenerazione alla Lucchini proponendo alla stessa di entrare come partner importante in altri "affari" che avrebbero seguito alla riconversione posticipata. Questo ha prodotto una pericolosa politica che ha rimandato al 2009 e anni seguenti qualsiasi intervento risolutivo, peggiorando nei fatti i problemi di salute e impatto ambientale. Tutti hanno dovuto riconoscere, anche senza tener conto della grave crisi finanziaria del Gruppo Lucchini, che non ci sarebbero stati investimenti migliorativi da un imprenditore che sa di chiudere nel 2009. A riprova della copertura accordata in pratica al la Lucchini citiamo anche il comportamento del centrodestra in Consiglio comunale che ha fatto fallire la possibilità che ci fosse un pronunciamento unitario del Consiglio stesso su interventi necessari su salute, occupazione e ambiente. Vedremo che convergenze e manovre ci saranno su un documento analogo presentato in Consiglio regionale dal consigliere Drossi Fortuna.

Il problema delle aree PROGETTO TRIESTE
Da questa situazione non si esce se non riusciamo ad allargare la discussione al vero contenzioso. Il problema della Ferriera è legato strettamente ai progetti di sviluppo della città. E' legato a scelte importanti che riguardano la destinazione d'uso delle aree specifiche in un gioco d'incastro con tutta l'area portuale e industriale costiera (EZIT, Autorità portuale, porto vecchio e operazione Expo per essere chiari). E' legato come abbiamo affermato nel convegno dello scorso anno a una missione trieste che sia capace di smarcarsi dalle semplici esigenze di un mondo dell'impresa (reale o virtuale ?) ma che politicamente delinei un Progetto. Fanno bene i lavoratori a chiedere che produzioni andranno a sostituire l'uscita dalla siderurgia. Fanno bene i cittadini a voler essere informati e partecipi alle scelte su quelle aree. Le proposte contenute nel documento del consulente regionale Gambardella non chiariscono lo scenario e non rispondono alle preoccupazioni dei lavoratori e dei cittadini. Può essere lo stesso Gruppo Lucchini l'attore principale della riconversione dopo il comportamento tenuto in questi anni? Perché è stato scelto un consulente che "vanta" esperienza nel campo siderurgico se il progetto comporta il superamento del siderurgico?
Cio che non va è l'attuale metodo dello spezzatino delle aree, con parziali variazioni delle destinazioni d'uso e insufficiente informazione e possibilità di partecipazione alle decisioni da parte dei cittadini, se non quella di assistere come pubblico pagante alle vetrine dei troppi progetti (ma quanto sono costati?) fino alla grande esposizione del presunto Expo.

Primo dunque: Mappatura delle aree e vincolo del loro uso.
Secondo: creazione di una società-soggetto unico (ecco l'incredibile utilità del recente convegno alla Marittima del Forum su Bagnoli Futura: il METODO, le leggi e le regole per attuarlo) i soggetti deputati devono essere vincolati dall'uso delle aree per impedire speculazioni edilizie
Terzo: affermazione non solo teorica che comunque una parte dell'area va dedicata alla pubblica fruibilità ed al risarcimento passivo dei danni sopportati dalla popolazione in questi decenni di continuo inquinamento ambientale ( che significa rinascita dei quartieri periferici, servizi, infrastrutture, zone verdi, nuove civili aree riservate all'edilizia popolare)
Quarto: censimento delle bonifiche, loro costi, e decisione sugli espropri (il passaggio è concatenato: il privato proprietario dell'area inquinata, ha due possibilità o la vendita forzatamente disinquinata e libera (esproprio con risarcimento che può essere anche una partecipazione in percentuale al soggetto unico) oppure accettare che dal risarcimento siano tolte le quote necessarie alla bonifica.
Quinto: si decide cosa e come collocare in tutta l'area (la famosa idea forte) la sostituzione del produttivo esistente con altre attività produttive che garantiscano i livelli occupazionali, realisticamente tenendo conto dei tempi e delle possibilità dell'apertura di nuovi collegamenti con l'interno (un'autostrada del mare che finisce a Barcola o Dolina non ha grandi chance).e degli insediamenti industriali.

Su questo terreno deve essere garantita la massima informazione e partecipazione dei cittadini alle decisioni. Dobbiamo togliere il dibattito dalle secche in cui si è arenato e da qui incalzare le istituzioni su difesa della salute, dell'occupazione e dell'ambiente all'interno del progetto. Nessuno pensi che basterà produrre un libro dei sogni, i problemi sono concreti, urgenti e non dilazionabili.

FORUM FERRIERA
15 marzo 2004