Documento del Comitato Politico della federazione di Tieste del PRC - gennaio 2002


Si è conclusa la fase in cui era necessario richiamare l’attenzione degli organismi istituzionali e dell’opinione pubblica sul “ caso Ferriera “. Non intendiamo riprendere qui le denunce che assieme ad altri abbiamo fatto in questi ultimi due anni sulle mancanze delle centraline di rilevamento, sulle inosservanze  delle prescrizioni in materia di impatto ambientale, sulle carenze della sicurezza sul lavoro, sui finanziamenti concessi e non concessi, sui soldi spesi male, sulle speculazioni legate alla privatizzazione, sulla volontà di minimizzare o ignorare il problema da parte delle varie amministrazioni. Si tratta di aprire la seconda fase e dichiarare che cosa si intende fare per una soluzione del problema e su come si costruiscono i rapporti di forza per raggiungere gli obbiettivi che ci si propone.

E’ possibile che la Ferriera continui a produrre riducendo l’inquinamento?

L’azienda dopo mesi di impegni ( ricordate la rassicurante corrispondenza con l’amministrazione Illy ? ) si contraddice quando afferma che per ridurre gli imbrattamenti e l’azione inquinante sarebbe necessario un impiego massiccio di risorse finanziarie. Servono troppi soldi e allora è meglio denunciare il Comune di Trieste perché le case sono state costruite troppo vicine allo stabilimento, dimenticando che le case c’erano già quando la Lucchini ha rilevato l’impianto siderurgico.

La Lucchini intende affrontare le spese necessarie o vuole continuare a sfruttare l’impianto mantenendo le attuali insopportabili ricadute ambientali?

I finanziamenti possibili !

Sono stati stanziati alcuni miliardi per la bonifica ambientale che il ministro per l’ambiente del precedente governo ha garantito nel gennaio 2001 ad un incontro con gli industriali e che poi, alcuni mesi dopo casualmente il giorno precedente alle elezioni , ha promesso a tutta la cittadinanza attraverso la stampa locale.
Dove sono finiti quei soldi ?
Il settore siderurgico e le politiche di salvaguardia dell’ambiente offrono diverse possibilità  di ottenere finanziamenti a livello nazionale ed europeo. Non crediamo utile che ulteriori risorse vengano spese all’insaputa della cittadinanza e dei lavoratori. Vanno indicate le priorità e i criteri di spesa.
Conoscendo le variazioni cicliche del mercato dell’acciaio ( vedi denuncia della FIM-Cisl sulla prossima cassa integrazione alla Ferriera) siamo convinti che i posti di lavoro della Ferriera di Trieste sono già oggi in discussione e in pericolo. Eventuali finanziamenti e investimenti devono servire a garantire i livelli occupazionali e il reddito dei lavoratori anche nel caso che si verifichino chiusure temporanee o definitive dello stabilimento.
Gli investimenti e i finanziamenti per la riduzione dell’inquinamento ambientale devono essere verificabili ( quindi monitoraggi e indagini sanitarie accurate) e inseriti in un piano credibile generale per evitare di spendere dei soldi senza che si vedano risultati, altrimenti queste risorse  vanno accantonate per la bonifica dei siti.
Non era la centrale di cogenerazione a dover abbattere i livelli d’inquinamento con il recupero dei gas refusi  per la produzione di energia pagata profumatamente dall’ENEL ?
Nell’accordo del ’95 non si indicava la centrale di cogenerazione e l’uso delle banchine come i rimedi più idonei per i periodi di stagnazione ciclica del mercato dell’acciaio ?
Hanno avuto il tempo di costruire e affiancare una fabbrica ( la Sertubi ) alla produzione della Ferriera e a detta degli abitanti e dei lavoratori la situazione inquinamento, fumi e imbrattamenti è peggiorata (vedi le inchieste prodotte dal nostro partito) !

La sicurezza dei lavoratori all’interno dello stabilimento!

C’è un problema generale di prevenzione e di salute. I lavoratori sono i primi e i più esposti agli agenti inquinanti (l’inchiesta sull’ultima morte di un lavoratore senegalese di 25 anni è ancora aperta per individuarne le cause) e ogni miglioramento all’interno dello stabilimento significa un miglioramento all’esterno.
Vanno potenziati da subito gli interventi di Medicina del Lavoro e vanno finanziati interventi straordinari. Non è fuori luogo richiedere alla direzione aziendale di aumentare da subito come atto di buona volontà ( visto il succedersi degli infortuni mortali e no) il monte ore a disposizione dei delegati alla sicurezza e dei delegati R.S.U. per metterli in condizione di agire quella prevenzione e informazione necessaria a ricostruire una cultura della sicurezza sul lavoro.
Parte importante del discorso sulla sicurezza è rappresentata dal problema dei carichi di lavoro e degli straordinari. Chiediamo di rendere pubblici i dati sugli straordinari e sulla reale entità delle retribuzioni, convinti che su questi argomenti dovranno esserci miglioramenti consistenti.
Particolare attenzione va posta  al settore dei lavoratori “migranti” e delle imprese  e ditte in appalto che per effetto delle ultime pesanti ristrutturazioni completano la forza lavoro occupata. Non possiamo tollerare diversità di trattamento nei confronti dei lavoratori ritenuti più deboli e più ricattabili quali gli esterni, i migranti e i nuovi assunti.

La Ferriera  non deve rimanere un frutto da spremere finche conviene e poi abbandonare magari con qualche sostanzioso buono uscita.
L’azione congiunta di lavoratori e cittadini deve sottoporre a verifica critica il progetto della Lucchini ed il suo effettivo realizzo indicando le condizioni che pongano fine alle morti, all’inquinamento e allo sfruttamento.

Dopo le manifestazioni del 1995 per la difesa dell’occupazione alla Ferriera le organizzazioni sociali e politiche hanno proceduto in ordine sparso non senza polemiche e contraddizioni, agevolando in questo modo l’operato della nuova proprietà. Proponiamo una onesta e pubblica verifica delle iniziative messe in campo e dei risultati ottenuti. Ci riferiamo al contratto integrativo per i lavoratori, alla presentazione di liste civiche per ottenere miglioramenti della vita nelle periferie, ai diversi appelli all’intervento della magistratura.
Noi aumentiamo da subito il nostro impegno e siamo disponibili a un confronto a tutto campo anche su ipotesi non presenti in questo nostro documento.

Invitiamo i lavoratori, i cittadini, le forze politiche e sindacali, le associazioni ambientaliste, i comitati ed altri soggetti sociali a costruire un luogo di discussione e di confronto.
Proponiamo la costituzione di un “ Ferriera Social Forum “ convinti che da questa discussione comune possa prendere vita una netta definizione degli obbiettivi ed una  azione più incisiva.

Comitato politico della Federazione di Trieste
del Partito della Rifondazione Comunista
TS 16 gennaio 2002