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Lavori
in corso Proposta d’iniziativa
politica dei compagni del Circolo “ Lenci San Teodoro-Porto “ Partito della Rifondazione Comunista - SE
Tra i mestieri che ancora
resistono ci sono quelli legati alle attività portuali, da quelle dei “Camalli”
a quelle dei picchettini o dei saldatori della cantieristica. Migliaia di lavoratori,
professionali o meno, profondono sapere, tecnica e intelligenza nell’opera
quotidiana e non hanno intenzione di essere considerati marginali o residuali
anzi pretendono di essere rispettati e rappresentati meglio dalla politica e
dalle organizzazioni sindacali che essi stessi mantengono dopo averle fondate. Porto, Flotta e Cantieri
formano il comparto strategico di Genova e devono legarsi al destino dei
cittadini che abitano i quartieri proletari per formare un’idea di sviluppo
coordinato e compatibile con l’ambiente. Questa città merita il meglio
di noi stessi perché tanto superba nei suoi colori quanto severa, parea,
parsimoniosa nei suoi usi e costume storico, sociale radicati è lo sbocco
mercantile da sempre e anche per il futuro dell’intero paese. Una città e una popolazione
che non dimentica le offese arrecategli dai terribili giorni del G8 e sa
rispondere alle provocazioni che ciclicamente le sono rivolte, dal giugno del “ Dei Portuali, di questi uomini vogliamo
parlarvi, duri, semplici determinati, affratellati da un lavoro faticoso che da
secoli gli appartiene, tesi a trasformarlo in una professione riconosciuta, a
ridurre i rischi che ancora sono tanti, troppi, a pretendere rispetto per le
proprie organizzazioni e una giusta paga per il tempo e la fatica profusa. La storia di questa gente e
delle loro famiglie passa per l’intera portualità genovese e rifonde dentro la
città un impegno civile di qualità. Gran parte di loro, a decine di migliaia
vengono a far parte della Compagnia Unica dei Lavoratori delle Merci Varie del
Porto di Genova, lì troviamo a livello politico e sindacale altissime
percentuali d’iscritti e partecipanti e sempre in quelle grandi sale di
chiamata al lavoro, si fondono insieme vecchi soci e giovani avventizi
trasmettendosi reciprocamente esperienze, capacità professionali, valori e
principi di mutuo soccorso, creando, lo dico senza enfasi, fratellanza e
amicizia. Poteva passare inosservata
una tale comunità ? certamente no ! Infatti da sempre i padroni
scatenano contro questi “ ribaldi “ le campagne più violente, le accuse pesanti
di essere un freno alla “modernità”, di voler difendere ad oltranza “privilegi
anacronistici” di essere insomma dei califfi portuali ! Corre il tempo, ma i padroni
non cambiano mai se non in peggio e da noi, scomparse le grandi famiglie
mercantili del passato, sono rimasti i nuovi terminalisti quelli che hanno
avuto quasi gratis l’intero porto di Genova grazie alla più selvaggia
privatizzazione e alla spartizione di aree demaniali ( pubbliche ) in quello
che pomposamente e vergognosamente verrà definito il “Porto delle Imprese “ . Nessuna logica di sistema,
banchine e piazzali cintati da filo spinato, liti furibonde per ogni lembo di
mare o palmo di terra, hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni da Prandini in
poi. Oggi in questo porto che nega
il prezzo di una svendita fallimentare e di un abbandono del ruolo pubblico
dello stato, rimane l’incertezza del futuro, la precarietà del lavoro e una
stagione di veleni da bonificare. Esposti alla Magistratura, ricorsi d’ogni
genere contro tutto e contro tutti, meschine liti da separati in casa hanno
ridotto lo scalo, nelle sue potenzialità commerciali e geografiche che pure ci
sono a teatrino d’avanspettacolo. Nel frattempo i porti Europei
hanno aumentato notevolmente i loro traffici e quelli Mediterranei pure. La
condizione operaia, la forza contrattuale dei lavoratori portuali nel nostro
paese è arretrata, mentre in tutto il resto d’Europa si è mantenuta
decentemente. Il liberismo nostrano oltre a
rallentare ogni forma di sviluppo mercantile ha creato uno stato di
sopravivenza parassitaria comprimendone salari, aumentando forme di lavoro
precario, contrastando norme di sicurezza, rallentando e/o ostacolando ogni
tentativo di regolamentazione, evitando che nei porti si facesse formazione
professionale. In questo quadro va inserita
l’ipotesi concreta di un massiccio arrivo di traffici provenienti da Oriente,
governati e indirizzati da potenti gruppi amatoriali, vere e proprie
multinazionali che possiedono i più grandi terminal mondiali e che intendono
far diventare il Mediterraneo e i suoi porti un loro dominio. L’unico modo per
affrontare questi colossi marittimi con le loro gigantesche navi è ricomporre
in questo nostro mare e nelle città portuali che ne sono sistema la forza dei
lavoratori portuali e delle loro organizzazioni territoriali ed internazionali. Coordinare le attività, le
iniziative e le capacità di migliaia di portuali non significa ingabbiarli
dentro strutture burocratizzate, ma liberarne il potenziale collettivo perché
possano autorappresentarsi , sistema per sistema, da quello Catalano a quello
Ligure ed altri, come controparte al tavolo di una trattativa davvero Globale
che avverta i naviganti che il futuro traffico non passerà tranquillamente
senza fare i conti con coloro che lo sbarcano e lo imbarcano dalle loro stive o
dai loro terminal e che le città portuali non stanno lì inermi a subire la
logica dello “sviluppo” innarestabile costi quel che costi. Se i sindacati
storici sapranno confrontarsi con questi scenari tanto di guadagnato, ma dovranno
muoversi in fretta e scuotersi da un letargo ormai insopportabile. Perché è
giusto far notare che sempre nel mediterraneo ed in Europa esiste una struttura
molto attiva, l’ IDC ( Internetional Dockworkers Council ) che potrebbe
rappresentare una larga fetta di lavoratori portuali da Algericas al Pireo dal
nord Africa alle coste Francesi e in Italiane, da Malta a Cipro. L’essere un sindacato di
categoria, critica spesso rivolta all’ IDC, può diventare un vantaggio, un
valore aggiunto da liberare al momento giusto nel posto giusto su obiettivi
generali e perché no anche su quelli particolari così in visivi a coloro che si
nascondono dietro ai massimi sistemi con risultati insufficienti quando
addirittura non esistenti. Questo è un invito al lavoro
politico e sindacale per mettere in discussione l’impoverimento culturale e
sociale in cui è caduta questa materia. La voglia di impegnarsi per guadagnarsi un
futuro migliore non è una scommessa azzardata , ma una chiamata di
responsabilità fatta da questo Circolo ( di lavoratori portuali per la
maggioranza ), costruita dai compagni tra la città e il porto, tra i quartieri popolari
e i mercati, le scuole, i servizi pubblici e le banchine del porto, le navi e
il mare. Circolo “ Lenci-San
Teodoro-Porto “ P.za Pestarino 1 fondi sc.
Sx tel. 230286 16127 Genova |