Lavori in corso

Proposta d’iniziativa politica dei compagni del Circolo “ Lenci San Teodoro-Porto “ Partito della Rifondazione Comunista - SE

 
Scriviamo questa cronaca portuale in piena campagna elettorale consci dell’importanza che assume il ruolo unitario della Sinistra per milioni d’Italiani che lavorano e faticano in tante imprese e in diverse mansioni.

Tra i mestieri che ancora resistono ci sono quelli legati alle attività portuali, da quelle dei “Camalli” a quelle dei picchettini o dei saldatori della cantieristica.

Migliaia di lavoratori, professionali o meno, profondono sapere, tecnica e intelligenza nell’opera quotidiana e non hanno intenzione di essere considerati marginali o residuali anzi pretendono di essere rispettati e rappresentati meglio dalla politica e dalle organizzazioni sindacali che essi stessi mantengono dopo averle fondate.

Porto, Flotta e Cantieri formano il comparto strategico di Genova e devono legarsi al destino dei cittadini che abitano i quartieri proletari per formare un’idea di sviluppo coordinato e compatibile con l’ambiente.

Questa città merita il meglio di noi stessi perché tanto superba nei suoi colori quanto severa, parea, parsimoniosa nei suoi usi e costume storico, sociale radicati è lo sbocco mercantile da sempre e anche per il futuro dell’intero paese.

Una città e una popolazione che non dimentica le offese arrecategli dai terribili giorni del G8 e sa rispondere alle provocazioni che ciclicamente le sono rivolte, dal giugno del “60” con l’insulto di un congresso fascista e all’inizio del secolo scorso con la chiusura della Camera del Lavoro e delle Leghe Operaie e prima ancora con la lotta durissima dei portuali contro la “libera scelta” imposta dai padroni.

 Dei Portuali, di questi uomini vogliamo parlarvi, duri, semplici determinati, affratellati da un lavoro faticoso che da secoli gli appartiene, tesi a trasformarlo in una professione riconosciuta, a ridurre i rischi che ancora sono tanti, troppi, a pretendere rispetto per le proprie organizzazioni e una giusta paga per il tempo e la fatica profusa.

La storia di questa gente e delle loro famiglie passa per l’intera portualità genovese e rifonde dentro la città un impegno civile di qualità. Gran parte di loro, a decine di migliaia vengono a far parte della Compagnia Unica dei Lavoratori delle Merci Varie del Porto di Genova, lì troviamo a livello politico e sindacale altissime percentuali d’iscritti e partecipanti e sempre in quelle grandi sale di chiamata al lavoro, si fondono insieme vecchi soci e giovani avventizi trasmettendosi reciprocamente esperienze, capacità professionali, valori e principi di mutuo soccorso, creando, lo dico senza enfasi, fratellanza e amicizia.

Poteva passare inosservata una tale comunità ? certamente no !

Infatti da sempre i padroni scatenano contro questi “ ribaldi “ le campagne più violente, le accuse pesanti di essere un freno alla “modernità”, di voler difendere ad oltranza “privilegi anacronistici” di essere insomma dei califfi portuali !

Corre il tempo, ma i padroni non cambiano mai se non in peggio e da noi, scomparse le grandi famiglie mercantili del passato, sono rimasti i nuovi terminalisti quelli che hanno avuto quasi gratis l’intero porto di Genova grazie alla più selvaggia privatizzazione e alla spartizione di aree demaniali ( pubbliche ) in quello che pomposamente e vergognosamente verrà definito il “Porto delle Imprese “ .

Nessuna logica di sistema, banchine e piazzali cintati da filo spinato, liti furibonde per ogni lembo di mare o palmo di terra, hanno caratterizzato gli ultimi vent’anni da Prandini in poi.

Oggi in questo porto che nega il prezzo di una svendita fallimentare e di un abbandono del ruolo pubblico dello stato, rimane l’incertezza del futuro, la precarietà del lavoro e una stagione di veleni da bonificare. Esposti alla Magistratura, ricorsi d’ogni genere contro tutto e contro tutti, meschine liti da separati in casa hanno ridotto lo scalo, nelle sue potenzialità commerciali e geografiche che pure ci sono a teatrino d’avanspettacolo.

Nel frattempo i porti Europei hanno aumentato notevolmente i loro traffici e quelli Mediterranei pure. La condizione operaia, la forza contrattuale dei lavoratori portuali nel nostro paese è arretrata, mentre in tutto il resto d’Europa si è mantenuta decentemente.

Il liberismo nostrano oltre a rallentare ogni forma di sviluppo mercantile ha creato uno stato di sopravivenza parassitaria comprimendone salari, aumentando forme di lavoro precario, contrastando norme di sicurezza, rallentando e/o ostacolando ogni tentativo di regolamentazione, evitando che nei porti si facesse formazione professionale.

In questo quadro va inserita l’ipotesi concreta di un massiccio arrivo di traffici provenienti da Oriente, governati e indirizzati da potenti gruppi amatoriali, vere e proprie multinazionali che possiedono i più grandi terminal mondiali e che intendono far diventare il Mediterraneo e i suoi porti un loro dominio. L’unico modo per affrontare questi colossi marittimi con le loro gigantesche navi è ricomporre in questo nostro mare e nelle città portuali che ne sono sistema la forza dei lavoratori portuali e delle loro organizzazioni territoriali ed internazionali.

Coordinare le attività, le iniziative e le capacità di migliaia di portuali non significa ingabbiarli dentro strutture burocratizzate, ma liberarne il potenziale collettivo perché possano autorappresentarsi , sistema per sistema, da quello Catalano a quello Ligure ed altri, come controparte al tavolo di una trattativa davvero Globale che avverta i naviganti che il futuro traffico non passerà tranquillamente senza fare i conti con coloro che lo sbarcano e lo imbarcano dalle loro stive o dai loro terminal e che le città portuali non stanno lì inermi a subire la logica dello “sviluppo” innarestabile costi quel che costi. Se i sindacati storici sapranno confrontarsi con questi scenari tanto di guadagnato, ma dovranno muoversi in fretta e scuotersi da un letargo ormai insopportabile. Perché è giusto far notare che sempre nel mediterraneo ed in Europa esiste una struttura molto attiva, l’ IDC ( Internetional Dockworkers Council ) che potrebbe rappresentare una larga fetta di lavoratori portuali da Algericas al Pireo dal nord Africa alle coste Francesi e in Italiane, da Malta a Cipro.

L’essere un sindacato di categoria, critica spesso rivolta all’ IDC, può diventare un vantaggio, un valore aggiunto da liberare al momento giusto nel posto giusto su obiettivi generali e perché no anche su quelli particolari così in visivi a coloro che si nascondono dietro ai massimi sistemi con risultati insufficienti quando addirittura non esistenti.

Questo è un invito al lavoro politico e sindacale per mettere in discussione l’impoverimento culturale e sociale in cui è caduta questa materia.

 La voglia di impegnarsi per guadagnarsi un futuro migliore non è una scommessa azzardata , ma una chiamata di responsabilità fatta da questo Circolo ( di lavoratori portuali per la maggioranza ), costruita dai compagni tra la città e il porto, tra i quartieri popolari e i mercati, le scuole, i servizi pubblici e le banchine del porto, le navi e il mare.

 

Circolo “ Lenci-San Teodoro-Porto “

P.za Pestarino 1 fondi sc. Sx  tel. 230286        16127 Genova