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Per più di
vent’anni Samer,
Maneschi, Pacorini e Prioglio, per dirne alcuni, sono stati ZITTI E
SODDISFATTI. Incassavano, guadagnavano
mentre scendevano le paghe dei
portuali (loro lo chiamano il costo del lavoro). Ai vari Presidenti
dell’Autorità portuale (Maresca, Monassi,
Lacalamita,ecc.) spettava il compito dei convegni, dei proclami, di
pubblicizzare la crescita dei traffici, anche se restava sempre uguale
la
movimentazione delle merci. Un sistema chiuso, che allontanava
possibili
concorrenti (il caso più evidente è quello di Luka Koper
al molo VII) per
garantirsi posizioni di rendita. Un sistema chiuso che godeva dello
smantellamento dei collegamenti del retro porto, a partire dalle
ferrovie via
via abbandonate. Negli stessi anni
nascevano porti da 3.000.000 di Teus come
Gioia Tauro (in dieci anni) o incrementavano notevolmente i traffici
altri siti
come Salerno. Ma su questo era necessario il silenzio più
totale, nessun
confronto era possibile, altro che libero mercato e competizione. ZITTI E
SODDISFATTI. L’unico mercato che a
loro
interessava era il mercato al ribasso delle braccia e dei
lavoratori. In una situazione
già anomala nel quadro nazionale per
quanto riguarda la manodopera nei porti,
l’introduzione della legge 84/94 è stata l’inizio degli anni
delle vacche
grasse per gli operatori, e delle vacche magre per i portuali. Nel
2006, a
dodici anni dall’approvazione, lor signori ancora dichiaravano che
l’art.17 o
pool di manodopera (previsti dalla legge) sarebbero stati un danno
irreparabile
per il porto ( o per loro?). Un porto stagnante,
problemi di salario e di ritmi per i
portuali sono i risultati di più di vent’anni di ricatti ( “ o
così, o porto i
miei traffici altrove !”) e di
subappalti (“ se non vanno bene le mie condizioni, troverò altri
disposti a
lavorare per queste tariffe!”). SENZA
ESPRIMERE
GIUDIZI (CHE
OGGI NON CI COMPETONO E NON VOGLIAMO DARE) DOBBIAMO
CONSTATARE
NEI FATTI…. …che compagnie,
cooperative, consorzi da un lato e
organizzazioni sindacali dall’altro non sono riuscite ad arginare e
contrastare
questa pessima situazione. Contrasti interni,ripicche,interessi
contrapposti e
chissà che altro ancora; ideologie e nostalgie, sono solo alcuni
dei motivi che
i lavoratori del porto vi indicheranno. Quando la nave affonda, i topi
lasciano
la nave. Non serve essere maghi per prevedere avvicendamenti,
dimissioni e
promozioni, insomma un cambiamento di volti per lasciare tutto come
prima. DA QUI SI
PUO’
RIPARTIRE Nel giugno 2006 e in
gennaio 2007 i portuali hanno portato
in piazza le loro ragioni. Lo hanno fatto con intelligenza, tentando di
superare le divisioni interne create ad arte da un sistema chiuso e
gerarchico.
Certi delle loro ragioni e su obiettivi precisi si sono accorti della
loro
potenza. Tra giugno e gennaio hanno avuto pazienza, mentre veti
incrociati
hanno impedito la soluzione anche di uno solo dei problemi da loro
sollevati.
Ai portuali è bastato un pomeriggio sotto alla Torre del Lloyd
per rimettere in
moto le riunioni, gli incontri e le preoccupazioni di tanti. DOVE GLI
ALTRI HANNO
FALLITO, I PORTUALI
POSSONO
OSARE Da una parte c’è
chi ha guadagnato ed è responsabile almeno
degli ultimi vent’anni di gestione del porto. Dall’altra ci sono i
portuali che
vogliono la fine delle tariffe al ribasso, la fine del mercato delle
braccia e
l’applicazione dell’art. 17. SE I
PORTUALI VINCONO , chi ha vissuto nel sistema chiuso e di rendita
dovrà portare
traffici, innovare l’organizzazione del lavoro anche agli standard
informatici,
ripristinare le strutture del porto e i collegamenti a partire dalle
ferrovie. SI PUO’
COGLIERE
L’OCCASIONE I portuali hanno
l’intelligenza, la forza e le ragioni
necessarie per superare le ultime divisioni che altri hanno edificato
nelle
loro fila. Perché non pensare a un fronte unico di tutti lavoratori del porto che durante la lotta per
l’applicazione dell’art. 17 costruisca un nuovo soggetto che si lasci
alle
spalle il passato (anche nel nome oltre che nelle persone – Portuali
Associati
?!) e trovi origine nella lotta. Un nuovo soggetto che sia
il vero motore del rilancio del
porto necessario a garantire salari, sicurezza sul lavoro, DIGNITA’
AI PORTUALI.
Federazione di Trieste Partito della
Rifondazione Comunista |