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PER FARE LA RIVOLUZIONE IN PORTO BASTA APPLICARE LA LEGGE 84/94 In
questi anni è stata talmente bassa l’applicazione della legge
84/94 nel porto
di Trieste, sono state consolidate abitudini negative che il semplice
richiamo
al rispetto delle regole risulta “sovversivo dell’ordine costituito”. L’arroganza
del potere ha raggiunto il punto massimo con la nomina a commissario
dell’ex
presidente dell’Autorità Portuale Monassi pochi giorni prima
della sentenza del
T.A.R. sulla sua precedente nomina. SERVE UN NUOVO COMMISSARIO
SUBITO! La
vicenda dei trenta lavoratori della cooperativa Primavera che perdono
il lavoro
a fine giugno ha fugato ogni dubbio sulla precarietà del lavoro
portuale,
diversamente dalle dichiarazioni del sindaco Di piazza che presentava i
portuali come una categoria di privilegiati. La vicenda della Primavera
è la
più recente e la più nota, ma non l’unica. Un terzo dei
lavoratori che hanno
risposto al nostro questionario in ottobre del 2005 hanno dichiarato
che a loro
non veniva applicato il contratto nazionale. Fabio
Dominicini, rappresentante degli imprenditori in Comitato Portuale,
difendendo
i meriti della Monassi rivendica il risultato conseguito
nell’abbattimento del
costo del lavoro e la ritrovata competitività. Dubitiamo che
questo “risultato”
sia stato ottenuto grazie al “sacrificio di tutti”, siamo certi, visti
i
risultati che a rimetterci siano stati sempre i lavoratori. La
relazione, sulle
concessioni e sui traffici effettivamente portati a Trieste, che
l’Autorità
portuale ha dovuto presentare per condividere le responsabilità
dell’attuale
situazione è molto chiara. CHI NON HA RISPETTATO GLI IMPEGNI PRESI PUO’ TOGLIERE IL
DISTURBO Le
preoccupazioni per il posto di lavoro e per un salario che non basta,
il
continuo ricatto su mansioni e produttività, la frammentazione
dell’organizzazione in varie figure (dipendenti, giovani in formazione,
soci
lavoratori, ecc) hanno indebolito la capacità contrattuale e i
lavoratori
vengono trattati come merce tra le merci. Da
quando i lavoratori sono sotto scacco si sono fatti avanti vari
“salvatori” del
porto di Trieste con l’occhio attento alle rendite fondiarie e
immobiliari
piuttosto che alle gru e alle banchine. Chiedere un vero piano
regolatore del
Porto come previsto dalla legge diventa quindi “sovversivo”
perché va ad
intralciare la logica delle “varianti” e delle concessioni elargite per
novanta
anni. GRANDI PROGETTI PER IL FUTURO E GRANDI AFFARI PER POCHI SUBITO La
vedete anche voi la contraddizione esistente tra il progetto di un
secondo
attracco per i traghetti, un potenziamento dei collegamenti ferroviari
e la
vendita della Stazione di Campo Marzio, binari compresi?
commissione lavoro Rifondazione Comunista Trieste stampato in proprio 1 giugno
2006 |